“È difficile trovarsi” è l’album d’esordio dei Bob Balera, band capitanata da Romeo Campagnolo

“È difficile trovarsi” è l’album d’esordio dei Bob Balera, band capitanata da Romeo Campagnolo


10/10/2017 - News di QALT

«Spesso il punto di vista è quello di un Dorian Gray a fine corsa, obbligato a fare i conti con il passare del tempo e con i propri umani limiti. Continuare ad inseguire le proprie chimere sentimentali con falcate leonine, lo renderebbe più felice, ma la felicità è cosa evanescente»

 

Torna sulla scena il padovano Romeo Campagnolo, ex leader dei Solaria, con un progetto in bilico fra l’esordio da solista e il lancio di una nuova band (i Bob Balera).

 

Diciamo questo perché i Bob Balera (nati ufficialmente nel 2014) si costituiscono, quasi naturalmente, attorno ai brani scritti da Romeo, che si fa aiutare da amici e conoscenti nella realizzazione e registrazione di quelle che sono le sue composizioni.

 

Dopo il lancio del singolo “Giorni da cicala/Rimbalzi” del 2014, i Bob Balera subiscono vari cambi di formazione fino alla pubblicazione dell’album “È difficile trovarsi”, datata 2017.

 

Affiancato da Matteo Marenduzzo (basso, chitarre, drum machine ed effettistica), Antonio Marco Miotti (batteria e percussioni), Filippo Pietrobon (chitarre) e Jacopo Monegato (tastiere, synth ed effettistica), Romeo Campagnolo firma un album malinconico e nostalgico, sia nelle melodie in quanto tali che nello stilema proposto, un synth-pop in bilico fra quello new wave anni ’80 e quello delle programmazioni anni ’90, nonostante l’album tocchi anche generi come la dance e la disco ’70 fino ad incursioni nel rock, per quanto smussato da una produzione che guarda sempre al pop.

 

Anche nei brani più movimentati è la malinconia emozionale a farla da padrone, basti pensare a “Dove si va”, uno dei migliori episodi dell’album, con un cantato a due voci che si intrecciano, i synth che rimandano al Lucio Battisti di “Io tu noi tutti” e l’incedere incalzante tipico della new wave 80’s.

 

L’elettronica non è mai massiva ma sempre indirizzata a completare la forma-canzone: in questo senso, i brani dei Bob Balera si vestono di strumenti disparati senza essere succubi degli arrangiamenti, tanto che funzionerebbero benissimo anche solo chitarra e voce.

 

Altro brano che ha attirato molto la mia attenzione è “Tempi che cambiano”, uno degli episodi più moderni dell’album che si avvicina ai Radiohead di “In rainbows” con quegli arpeggi stile “Weird fishes/Arpeggi” e i cori discendenti.

 

Altri brani degni di nota sono “Serena” (con un ritornello che esplode in tutta la propria emozionalità), “Roma Berlino” (ancora con un incedere new wave, ma questa volta più spostato verso il rock), “Giorni da cicala” (con la sua ritmica storta che apre a un ritornello quasi disco ‘70) e la pimpante “Celentano” (un rock percussivo dalle suggestioni psichedeliche).

 

Citazione finale va a “Bologna”, “necessaria” ballad conclusiva dell’album.