Jazz e r'n'b dall'aura vintage per

Jazz e r'n'b dall'aura vintage per "Spleenless", album d'esordio di Alea


15/02/2017 - News di QALT

Una voce energica e sicura di sé per un album fatto di swing/jazz/soul e tutte la variazioni dello stilema: è così che potremmo riassumere “Spleenless”, album d’esordio di Alea.

 

Mezzo soprano, Alessandra Zuccaro, vero nome di Alea (da leggersi Àlea), è una interprete e cantautrice con alle spalle una fervida carriera fatta di apparizioni TV e concerti insieme a varie formazioni.

 

È lead singer della Alea & the Groove Band Orchestra e corista nell’orchestra della RAI nel programma “Premio TV – oscar regia televisiva”, andato in onda su RAIUNO. Inoltre, insieme alla Santasieri Band, official band di Casa Sanremo, ogni sera dopo il Festival apre gli showcase di grandi artisti quali Enrico Ruggeri, Morgan, Dolcenera, Clementino, Rocco Hunt e altri grandi artisti.

 

Insomma, Alea vanta un curriculum di tutto rispetto.

 

Con in testa interpreti del passato quali Ella Fitzgerald, Etta James, Dina Washington e Sarah Vaughan, Alea, con il suo “Spleenless”, ci regala un album fresco e “saltellante”, dove le sonorità retrò d’oltreoceano la fanno da padrone andandosi a mescolare, a tratti, con la tradizione popolare italiana.

 

“Si può sfuggire alla malinconia?”: è questa la domanda da cui nasce “Spleenless”, titolo che si lega concettualmente allo spleen baudelairiano. Alea ci prova con la musica, e forse non è un caso che i suoi brani siamo così pregni di vita, di sentimenti e sensazioni positive, gridati (ma mai sguaiati, grazie alle doti canori dell’interprete), come a voler tirare fuori tutta la negatività che, necessariamente, fa parte della vita di chiunque.

 

A livello strettamente musicale, merita una menzione particolare l’arrangiatore e pianista Pasquale Carrieri, che ha affiancato Alea nella stesura dei brani. Come dicevamo, “Spleenless” si rifà a sonorità vintage, sia a livello compositivo che da un punto di vista esecutico-tecnico: l’album è stato infatti registrato in presa diretta, dal vivo in studio, come accadeva durante l’epoca d’oro degli interpreti jazz. Importante, da questo punto di vista, è anche il lavoro di Guglielmo Dimitri, che ha seguito le varie fasi di lavorazione dell’album sia come fonico durante le registrazioni e sia curando mixaggio e mastering in fase successiva.

 

“Spleenless” acquista, così, un’aura vintage che, però, non cozza a livello di suoni con produzioni più moderne e “cristalline”.

 

L’album si apre con i melismi di “Never better”, in bilico fra l’italiano e l’inglese (proprio come a omaggiare il sound statunitense da cui deriva tutto l’album); una tromba jazz apre invece all’r’n’b soffuso di “Dentro me” mentre “Relais” ci porta verso territori più sbarazzini e vivaci. Il contrabbasso di “Musica” anticipa l’arrivo del dialetto di “Amore cercato”, brano che Alea canta insieme al padre: il brano è supportato dalla fisarmonica di Vince Abbracciante, che trasporta lo stilema americano di Alea verso sonorità più vicine a quelle dei bistrot francesi. Si torna sull’r’n’b (questa volta dalle inflessioni più moderne rispetto a quanto ascoltato fino ad ora) con “Non c’è pace”. Con “Miss Celie's blues” incontriamo l’unica cover dell’album, un omaggio a Quincy Jones dove la voce di Alea si fa ancora più miagolante e ammaliante. L’atmosfera distesa di “Miss Celie's blues” lascia spazio al drumming forsennato da big band di “Motivetto”. Chiude l’album “Cercando”, un brano in bilico fra il jazz classico e ritmi latini.

 

“Spleenless” è un album godibile, suonato in maniera ultraprofessionale ma senza eccessi in virtuosismi fini a se stessi, il che è un grandissimo punto a favore, in quanto i brani riescono così ad essere orecchiabili e piacevoli all’ascolto con la promessa di essere ballati e canticchiati insieme ad Alea.