Un salto nei primi anni ’90 con Non c’è mai abbastanza
gente a San Farcisco.
Si fanno chiamare “La Banda dei Sospiri”, in onore Gianni Celati, scrittore legato alla scena underground Bolognese degli ’70-’80. Ma in effetti il sound che li caratterizza è più vicino allo stile anglosassone shoegaze dei primi anni ’90 con qualche strascico post rock degli ultimi anni ’80. Una chitarra “sporca” alla Joy Division che all’occorenza si trasforma in una distorsione acidissima (Fuzz, per gli addetti ai lavori, un po’ Smashing Pumpkins) e la voce eterea e graffiante allo stesso tempo di Martino Reggiani caratterizzano il sound di Non c’è mai abbastanza gente a San Farcisco. Ma non è finita qui. Se è vero che strumenti e voce si confondono o meglio si amalgamano ricordando il famoso “wall of sound”, le melodie, invece, sono chiarissime. Tanto da sconfinare nel pop. Un po’ come hanno fatto i Sonic Youth o i Pixies. Ma… sorpresa! I testi sono in italiano. Ma non quell’italiano tendente al non sense per risultare più musicale, eufemisticamente definito “criptico”, tipico delle band di ispirazione anglosassone o americana, rock o pop che siano. I testi di questo album sono fluidi e carichi di significati. Insomma Non c’è mai abbastanza gente a San Farcisco è un concentrato di musica e parole, letteratura e fantasia, che esprimono un modo critico e disilluso di vedere la vita (azzarderei) tipico della nostra generazione. Non più disposta a venerare “Dei artificiali”, privata delle grandi muse che hanno ispirato i grandi artisti del passato, che Martino Reggiani (autore dei testi dell’album) immagina prese in ostaggio e maltrattate dagli Dei (“Muse al Chelsea Hotel”). Ascoltando il cd incontriamo anche personaggi “famosi” nel mondo letterario. Come in Lulù Buon San Valentino, omaggio al controverso personaggio della tragedia di Frank Wedekind “Il Vaso di Pandora” (e anche alla splendida Louise Brooks che lo ha interpretato nell’omonimo film di Pabst). O Caro Hank ispirato a Hank Chinaski (personaggio ricorrente nei racconti di Charles Bukowski). Un album da gustare, dall’inizio alla fine, in intimità. Come si faceva appunto negli anni ’90.
ascolta Caro Hank, il singolo: http://snd.sc/Kv0kQq
Francesca Piersanti