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Quante
volte capita di assistere ad un gran concerto, con un'ottima
acustica, magari in un posto come si deve, con un pubblico
caldo e numeroso? Diciamolo: capita di rado, anche coi
cosiddetti "grandi" della musica rock.
È successo al Teatro Dal Verme di Milano, tutto esaurito
in occasione del ritorno di Dave Matthews dopo quasi
dieci anni dalla prima ed unica esibizione nel nostro
paese (Reggio Emilia, 1998): accompagnato dalla virtuosa
chitarra di Tim Reynolds, il songwriter americano ha
offerto una performance di alto livello che ha mandato
in estasi i presenti.
Comodamente seduti in platea, i fans più o meno devoti
hanno goduto di un gran suono in ogni punto della sala
e di un'artista in forma, desideroso di suonare e di
stare col suo pubblico.
Nell'arco di quasi tre ore Dave Matthews ha scherzato,
gigioneggiando in modo divertito e un po' alticcio ("Italiani:
buon cibo! Buon vino! Bella gente!" ha ripetuto tra
un sorso e l'altro), ma soprattutto ha cantato e suonato
con emozionante intensità. Non ci è voluto molto per
rendersi conto di trovarsi ad un concerto da incorniciare:
già le prime canzoni in scaletta, tra cui una spumeggiante
"Lie in our graves", hanno messo in evidenza una voglia
da parte dei protagonisti di suonare a lungo sfruttando
tutte le capacità delle loro chitarre acustiche.
Tra vecchi cavalli di battaglia, accolti da vere e proprie
ovazioni, e pezzi più recenti, suonati comunque egregiamente,
Dave Matthews ha regalato brividi con una "Crush" sopraffina
e scosso la platea con la forza rock di "Jimi thing"
improvvisata tra voce e chitarre. Una menzione speciale
per Tim Reynolds, capace di ricamare i brani con numeri
d'alta scuola, di variarli con parti di flamenco, di
marcarli con colpi di slide e di sfiorarli con suoni
dilatati alla pedaliera. A lui è stato lasciato gisutamente
e meritatamente il palco per un brano strumentale ricco
di tecnica e di suggestioni profonde.
Da parte sua Matthews ha sfoggiato una voce sublime,
in grado di caricare il groove di "Save me" e di elevarsi
più volte in falsetto senza perdere in sostanza, commuovendo
in modo sincero con una "Oh" dedicata ai propri nonni
piuttosto che con una "Crash in to me" solleticata da
un inserto di "Dixie chicken" dei Little Feat. Altra
chicca della serata è stata la cover di "The maker"
di Daniel Lanois, ma in scaletta ci sono stati anche
brani nuovi, ancora inediti: "Cornbread", chiusa ringraziando
il pubblico per non aver lanciato sul palco i "delicious
tomatoes" italiani, e "Sister", introdotta da un bizzarro
invito al donwload nella nostra lingua ("scaricatèla"!).
Concluso il set con una "Dancing nancies" tesa ad libitum,
Dave Matthews si è profuso volentieri in abbondanti
bis, richiesti da un pubblico entusiasta: "Some devil"
eseguita in solitudine con la chitarra elettrica, poi
"Don't drink the water", impreziosita da una strofa
di "This land is your land" di Woddy Guthrie, e quindi
"Two step", dotata di un lungo intro e di un'assolo
quasi di classica da parte di Reynolds prima di una
parte finale caricata da entrambe le chitarre a suggello
della serata.
Al termine di un concerto tanto perfetto, si può solo
esprimere la propria gratitudine per quanto ricevuto
come in dono. Considerando anche che ultimamente la
musica dal vivo non offre spesso occasioni di sifatta
qualità, chi c'era ha davvero da ritenersi fortunato
e da portarsi dentro ricordi di good vibrations per
parecchio tempo.
SET LIST:
Bartender
Where are you going
So damn lucky
Lie in our graves
# 41 / Everyday
Satellite
Old dirt hill (bring that beat back)
Crush
Stay or leave
Jimi thing / What will become of me
Save me
Oh
Smooth rider
You are my sanity (Tim Reynolds solo)
Gravedigger
Corn bread
Ants marching
The maker
Crash into me / Dixie chicken
Dancing nancies
Some devil
Don't drink the water / this land is your land
Sister
Two step |
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