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Federico
Fiumani è e continua a rimanere uno dei più inaccessibili
enigmi del nostro rock.
L'abbiamo visto in occasioni tra le più improbabili:
dall'incontro universitario sul tema "poesia e
musica", ad un centro sociale occupato, a teatro,
persino in insospettabili pub, ma mai ci saremmo
immaginati che la sua disinvoltura lo portasse
sul palco di una festa di halloween a tema fetish.
Del resto lo stupore rimane poco più di una sensazione,
mentre la sua musica e le sue parole rimangono
conficcate sottopelle come schegge di una deflagrazione
interiore che non permette equivoci. E poco contano
certi brani che non lasceranno traccia scritti
negli ultimi tempi, oppure certe uscite su cd
di materiale sempre più improbabili, quale l'ultimo
guazzabuglio "Passato, presente" a metà strada
tra un album tributo, un greatest hits, una raccolta
di inediti o quant'altro. No, quello che conta
e ritrovartelo di nuovo di fronte, stasera nella
migliore dimensione, su un palco alto il minimo
per poterlo fissare negli occhi e urlare insieme,
e dimenarsi, perché ai concerti dei Diaframma
è indispensabile farlo, e uscirne accaldati e
senza voce.
I suoni sono disperati e l'equalizzazione inaccettabile,
e mentre gli arrangiamenti suonano rinnovati e
accattivanti, alla chitarra di Edo Daidone è permesso
lo stupro in chiave hard rock di canzoni che preferiremmo
sempre simili a sé stesse, nonostante l'arrivo
di un giovanissimo batterista che stupisce per
la professionalità e precisione (cuffiette e spartito
non sono da tutti i giorni per il batterista di
un gruppo pur sempre di estrazione punk). Lo stoico
Foggy con il proprio basso si gode lo spettacolo
con un distacco invidiabile, forse incantato dagli
intensi riflessi blu dei neon che ornano la scena.
La scaletta scorre nervosa, nettamente divisa
tra una prima parte nella quale tra inediti e
brani più recenti del gruppo vengono incastonate
alcune perle indimenticabili, quali la reggaeggiante
"Marta" e la sorprendente "Hypocratés". Le immancabili
"Elena" e "Siberia" rimarcano una stagione irripetibile
del rock italiano e trascinano i presenti a viaggiare
con il pensiero oltre il suono lungo la scia tracciata
dalle parole, mentre spetta forse a "L'odore delle
rose" introdurre la seconda parte della serata,
forte di un adattamento potente che non può lasciare
immobili. "Vaiano" è una ballata che dimostra
quanto pur in tempi recenti la penna di Fiumani
sappia comporre autentiche e visionarie poesie,
mentre troppo presto il gruppo abbandona il palco
per la solita fugace introduzione ai bis. Il colpo
di teatro non manca, quando vengono invitate sul
palco quattro mistresses armate di frustini che
-ricordate il tema della serata?- durante l'esecuzione
di "Blu petrolio" si esibiscono in un teatrino
variegato che trova il suo pezzo forte nel finale
in cui, preso dalla foga, Federico Fiumani si
getta a terra con la propria chitarra durante
l'assolo finale e le ragazze ne approfittano per
avventarsi su di lui. Piuttosto caricato il nostro
si pronuncerà al termine del brano confessando
di aver sempre sognato una situazione simile.
I quattro bis che chiudono l'esibizione deflagrano
uno nell'altro senza soluzione di continuità in
una foga che trova il proprio apice nel furore
di una definitiva "Gennaio", con i presenti in
visibilio ed un ringraziamento sentito che già
si rivela null'altro che un arrivederci. E sentiamo
forte, già, la prima crisi di astinenza.
Scaletta:
- Il sogno degli anni '70
- Sua maestà
- Marta
- Movimento
- Io ho te
- Giovanna dice
- Tre allegri ragazzi
- Hypocratés
- Elena
- Siberia
- L'odore delle rose
- Vaiano
- Ai piedi di Silvia
- Blu petrolio
- La rivolta
- Un temporale in campagna
- Diamante grezzo
- Gennaio
Diaframma:
- Federico Fiumani: voce, chitarra
- Riccardo Foggy Biliotti: basso
- Edoardo Daidone: chitarra
- Francesco Cerone: batteria
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