Vinicio Capossela

Vinicio Capossela

Live Club - Trezzo Sull’adda (mi)


30/12/2004 - di Andrea Salvi
 Vinicio Capossela

30 dicembre 2004
Live Club - Trezzo sull’Adda (MI) Ci deve essere un’intenzione comune alla base di quella sorta di esorcismo collettivo che annualmente si ripete intorno al tour natalizio di Vinicio Capossela. Come un cappone sacrificale, alla maniera di un panettone tutto da spartire, quello che per molti è un vero e proprio evento giunge puntuale a sottolineare il corposo gioco di rimandi ad una modalità di sentire la consueta atmosfera celebrativa tutta spostata tra malinconie gastriche post-cenone, esuberanze circensi ed immancabili trenini ad elevato tasso alcolico.
Se, come cantava Piero Ciampi, “Il Natale è il ventiquattro”, allora capodanno non può che autocelebrarsi il giorno prima, e il richiamo diffondersi, rivelandosi irresistibile per il variegato popolo del veglione che ogni volta lo si chiami ama rispondere fedele in massa. Non c’è spazio per un solo capello in più nella calca del locale, come per l’attesa che solo l’entrata in scena dei musicisti riesce a rompere, accolto con la stretta di entusiasmo fraterno che il pubblico riserva agli artisti di culto.
La band, nella solita formazione che accompagna oramai da qualche anno Capossela, appare in gran spolvero, così come l’allestimento scenico ricalca la disposizione che vorrebbe nello scranno riservato al pianoforte e ad un organo vintage la postazione del maestro cerimoniere, tutto agghindato con addobbi natalizi d’ordinanza.
Il cenone ha inizio, e anche se la qualità del suono giunge pessima, non c’è nulla di meglio che ignorare la cosa cominciando fin da subito a versarsi qualche bicchiere, prendere confidenza con il proprio commensale, facendo il punto della situazione: qualche sigaretta su ricordi fumosi da piano bar, un aneddoto al pianoforte circondato da decorazioni intermittenti, discrete e un discreto tentar di dimenarsi in qualche impacciato passo di una danza improvvisata.
Le portate seguono una l’altra, il clima si fa festoso e scapigliato, anche se rimandi malinconici sono ancora nell’aria. L’anno sta per finire, bilanci di una vita tutti condensati in una notte… ma è meglio prenderla con filosofia tutta latina, e allora lanciamoci in una girandola di racconti, citazioni, scongiuri e giochi di prestigio, tra canti tradizionali, tanghi e morne, improvvisazioni che sono più filastrocche, tombole e mercanti in fiera, tarantolati e storielle di emigranti e immancabili rimandi sentimentaloni lanciati al vento di una notte che è ultima, e quindi irripetibile. L’alcol scorre a fiumi e lo stomaco gioisce appagato di tanti piatti, tanto gustosi. Abbracciati si abbandona la tavola, lanciandosi in balli urlati all’unisono: si accendono le luci alla notte più lunga, e i cotillon fanno bella mostra di sé tra coriandoli e bracieri improvvisati. Qualcuno laggiù sul palco pare essersi mascherato, ma è forse una visione poco razionale dettata più dall’atmosfera alterata che da altro.
La temperatura sale che è una meraviglia, la band pare provenire dritta dritta da un’epoca dimenticata: vibrafono, theremin e contrabbasso pulsano sulla platea con una classe senza tempo. Il Vinicio nazionale si posiziona all’organo, la mezzanotte è vicina e si ingannano i minuti con “Tico tico”: è il tempo del trenino, chi osa tirarsi indietro? Seguono altri balli sfrenati, un caleidoscopio di botti e bottiglie che si stappano a condurci dritti al fatidico 3, 2, 1… e ancora camicie aperte grondanti sudore, auguri e ringraziamenti a ripetizione.
È quasi mattina, c’è tempo per un ultimo saluto, e benvenuti nell’anno nuovo. Anche per quest’anno è fatta, e il popolo del veglione può considerarsi pronto per attraversarne uno nuovo, forse a nemmeno 24 ore da qui. Il gruppo:
Vinicio Capossela: voce, pianoforte, chitarra
Vincenzo Vasi: xilofono, vibrafono, theremin
Zeno De Rossi: batteria
Glauco Zuppiroli: contrabbasso
Michele Vignali: sax, clarino
Giancarlo Bianchetti: chitarra



Scaletta:
L’accolita dei rancorosi
Scatà scatà scatafascio
La notte se ne è andata
Pongo sbronzo
Il mio amico ingrato
Con una rosa
Contratto per Karelias
Corre il soldato
5 brani inediti/recuperati
Ultimo amore
Decervellamento
Contrada Chiavicone
Maraja
Al veglione
Campanell (Jingle bells)
Che cossè l’amor
Tico Tico
Ehi compare
All’una e trentacinque circa

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