Wilco

Wilco

Auditorium Parco Delle Musica - Sala Santa Cecilia - Roma


30/05/2010 - di Francesco Bove
Hanno rivoluzionato la musica pop con ´Yankee Hotel Foxtrot´ ma dal vivo, signori, i Wilco sono dei fuoriclasse. Il live all’Auditorium Parco Della Musica è, forse – complice anche l’ottima acustica – uno dei concerti più completi a cui ho mai assistito. Tweedy e soci sono poliedrici, vitali, riuscendo a comprarti l’anima con melodie spudorate e a sbatterti in faccia un muro di suoni e rumori senza pietà.
Ma andiamo con ordine : aprono i Retribution Gospel Choir con un breve set infuocato, compatto, elettrico ma a luci accese e privo dell’atmosfera giusta (con relativo brusio del pubblico di sottofondo). Avranno il loro momento di gloria richiamati, sul finale, sul palco da Jeff Tweedy. Peccato, meritavano più spazio e una maggiore attenzione.
Alle 21.35, finalmente, annunciati da una ironica voce fuori campo, entrano i Wilco cominciando il loro live con un’accesa ´Ashes of American Flags´, che dà il giusto ritmo ad un live immenso, conciso, orchestrato alla perfezione da Tweedy e reso immortale dai feedback e dalle chitarre di Nels Cline.
A scrivervi è un sopravvissuto ad una serata folgorante, in un luogo – finalmente – appropriato, e resa impeccabile grazie ad una scaletta ben ponderata, in cui erano presenti tutti gli ingredienti della musica dei Wilco, cucinati alla perfezione senza alcuna ridondanza.
Le canzoni sfilano, una dopo l’altra, deflagranti, i suoni sono definiti, la band sul palco si diverte e, nella seconda parte dello show, comincia a sciogliersi approfittando anche della goliardia di Jeff Tweedy che comincia – a più riprese - a prendere in giro un tizio stravaccato in prima fila e a un mitico Glenn Kotche che sale sulla batteria urlando e muovendo le bacchette verso il soffitto.
Si piange di gioia su ´Jesus, etc.´, si rimpiange l’udito al termine della stratosferica ´Bull black nova´, si rimane estasiati dall’esperienza sonora di ´Via Chicago´ e si torna a casa divertiti, felici come una pasqua, canticchiando un brano a caso dei Wilco alla fermata del bus.
I Wilco sono una superband, una formazione dal livello tecnico eccelso, riprendono con facilità temi pop-folk come alibi per aprire uno squarcio su una dimensione altra, caotica, rumorosa per poi ritornare incommensurabilmente alla melodia, all’ordine, all’armonia.
Inizialmente, vedendo tutta quella strumentazione, al neofita potrebbe venire il dubbio che si tratti della solita band glaciale, ottima dal punto di vista tecnico, ma priva di anima ma, invece, a fine concerto, il pubblico della Sala Santa Cecilia capisce di aver assistito a due ore e un quarto di un concerto divertente, genuino, in cui la band costruisce progressivamente un rapporto diretto con lo spettatore lasciandogli un ricordo indelebile, come un tatuaggio nella memoria.

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