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Più
che una serata di chiusura di fine stagione quella del
Morya è stata una festa durante la quale si sono esibiti
diversi gruppi sottolineando la funzione di ritrovo
culturale-musicale che il locale ha svolto durante l'anno.
Sul palco si sono succeduti nell'ordine Manuele Zamboni
e L'Orchestra Ristretta, Ettore Giuradei, gli Annie
Hall ed infine, vera ciliegina sulla torta del programma,
i Perturbazione. Proprio la band di Rivoli si è confermata
la più adatta a sottolineare quel clima di intimità
comunicativa che i piccoli club, sempre più rari, coltivano
con un ruolo che è anche e soprattutto sociale.
In giro per una manciata di concerti, battezzati "Pianissimo
tour" proprio per l'impostazione acustica, i Perturbazione
si sono calati con naturalezza nell'ambiente ridotto
del Morya proponendo un set spoglio, privo di basso
e batteria: chitarra acustica, violoncello, più qualche
sottile ricamo da un'Eko elettrica, ed ovviamente la
voce di Tommaso Cerasuolo.
Ne è venuto un concerto che ha messo in mostra la semplicità
e la sensibilità umana che è alla base delle loro canzoni.
Non a caso l'apertura è stata affidata a "Qualcuno si
dimentica", pezzo che rimpiange la felicità al suo livello
più interiore, quella che si annida in fondo allo stomaco,
sempre pronta a far sentire la sua insoddisfazione.
Più volte nel corso della serata Cerasuolo si è concesso
qualche chiacchiera introduttiva ed ha sottolineato
la natura dei suoi testi costruiti attorno ad un'introspezione
che oscilla perennemente tra stati opposti: gioia e
tristezza, amore e solitudine, volontà e fatica. In
una parola: nostalgia. Quella nostalgia del vivere,
pubblico e privato, che è la vera ispirazione dei Perturbazione.
È questo il filo rosso che lega le loro canzoni e che
ha legato anche l'esibizione al Morya. È stato dunque
un concerto intimo, toccante, con parecchi brani riflessivi,
quasi delle ninna-nanne delicate, suonate per insinuare
una lieve speranza negli ascoltatori ma anche col pensiero
rivolto ai figli che in questi anni sono nati all'interno
della band. Una vera sorpresa infatti è stata la cover
di "Boys don't cry" dei Cure, eseguita rallentata come
una carezza, un invito docile alla vita. Gli highlights
sono venuti comunque dai brani più mossi come "Il senso
della vite" o "Battiti per minuto" o ancora "Et moi
et moi et moi" di Jacques Dutronc, cantautore francese
degli anni '60: in queste occasioni i Perturbazione
hanno saputo tendere al meglio l'impasto acustico del
loro pop con le vocals di Gigi Giancursi e soprattutto
il violoncello di Elena Diana.
Grati al pubblico e all'organizzazione, Tommaso e compagni
si sono anche divertiti giocandosi qualche scherzo come
una "Portami via di qua" non prevista in una scaletta
che nel finale si è arricchita di una manciata di bis.
Dopo quel gioiellino esistenziale che è "I complicati
pretesti del come", sono arrivati un paio di regali:
prima una cover di "Tracks of my tears" di Smokey Robinson,
in cui Cerasuolo si è prodotto in una sentita interpretazione
soul, e poi una "Waiting room" dei Fugazi, con dedica
al locale. Giusta chiusura per chi si sbatte e continua
a proporre musica.
SET LIST:
Qualcuno si dimentica
Un anno in più
Il senso della vite
Agosto
Leggere parole
Rocket coffee
Arrivederci addio
Et moi et moi et moi
Portami via di qua sto male
La rosa dei venti
Battiti per minuto
Boys don't cry
Se mi scrivi
Del nostro tempo rubato
Nel mio scrigno
I complicati pretesti del come
The tracks of my tears
Giugno, dov'eri?
Waiting room |
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