Edoardo Bennato

Edoardo Bennato

Napoli / Teatro Augusteo


29/11/2017 - di Giovanni Sottosanti
Apri con cura lo stereo Philips di Papà, quello in legno con le casse richiudibili a diventare una valigia. Prendi quel disco dallo scaffale, proprio quello con in copertina quel tipo tutto riccioluto seduto ad una scrivania. Quel tipo racconta la favola di Pinocchio ad un ritmo, con suoni e con parole mai sentiti prima. Chiudi gli occhi e sogna, perché quell`intro di armonica sul primo brano ti taglia in due e non ti lascerà mai per tutta la vita.

Però forse non avresti mai immaginato, neanche nei sogni più belli, di riaprire gli occhi dopo quarant`anni e di vederlo lì, davanti a te sul palco del Teatro Augusteo di Napoli, eccolo quell`omino, piccolo, riccioluto come allora, scattante come una molla alla faccia delle settanta primavere. Non avresti mai immaginato ma sei lì e su quel palco ci sono quarant`anni della tua vita, passata e presente, presenti e assenti. C`è soprattutto l`omino con i suoi fantastici personaggi, tutti pronti a partecipare alla festa, dalla fata, al gatto e la volpe, il grillo parlante e poi Capitan Uncino e la sua ciurma di brutti ceffi. Un quartetto d`archi e le Quattro stagioni di Vivaldi introducono Dotti, medici e sapienti, il cuore inizia ad accelerare il battito, perché In fila per tre è un bel tuffo nel passato di I buoni e i cattivi.

Fantasia e poi La fata, pronta a sedurre la platea e la galleria di un teatro stracolmo, ma nello stesso tempo a lanciare, insieme con Non è amore, un preciso monito contro la violenza sulle donne. È ancora il set acustico, Edoardo Bennato, visibilmente emozionato anche lui, accompagna con chitarra e armonica una voce che a tratti appare un po`incerta e rauca, il quartetto d`archi è sempre pronto a cesellare splendidi ritocchi sui gioielli del cantautore partenopeo. È proprio con Cantautore che prosegue il fantastico e sognante viaggio nei ricordi, non c`è tregua, perché il successivo medley con Solo solo canzonette e Il gatto e la volpe mette tutti al tappeto. Entra la band e l`armonica traccia nell`aria quell`intro inconfondibile che dal passato torna a farti sanguinare il cuore, È stata tua la colpa viaggia in un dimensione spazio temporale parallela, quasi sospesa. Ci pensa Mangiafuoco a riportare il rock`n`roll sul palco, arrembante e incalzante, gran ritmo, forse la batteria un po`troppo carica e ridondante. Dopo la splendida e nostalgica elegia di Quando sarai grande, arrivano sulla scena tre personaggi nuovi, Lucignolo, Mastro Geppetto e Il grillo parlante, che erano rimasti fuori dal Burattino senza fili originale.

Bennato ha recentemente riaggiornato la sua favola musicale, risuonando e ri-arrangiando i pezzi e inserendo nuovi personaggi, per completare tematiche purtroppo sempre attuali. In prigione in prigione chiude il primo set elettrico, arrembante e minacciosa, gran lavoro della band. Torna poi il Bennato puramente singer songwriter che ha stregato generazioni di appassionati, lui chitarra, armonica e la sequenza stellare di Ogni favola è un gioco (!!!), La luna, Le ragazze fanno grandi sogni e L`isola che non c`è (!!!!!). Poesia pura, emozione palpabile, quasi come il caldo che domina l`interno dell`Augusteo. Di nuovo la band per il segmento forse meno interessante della serata, in cui trovano spazio brani della produzione più recente, come la title track Pronti a salpare, A Napoli 55 è `a musica e La calunnia è un venticello, dedicata a Enzo Tortora e Mia Martini. Non può mancare Joe Sarnataro con le sue storie di blues partenopeo, Sotto viale Augusto, che richiama l`attenzione sugli scempi urbanistici di una linea metro mai realizzata e È uscito pazzo `o padrone, dedicata al grande Diego.

Vendo Bagnoli è un altro capitolo di denuncia ironica e sferzante, dettata dall`orgoglio di essere napoletano e dal grande amore che Edoardo nutre verso la propria dissestata città. Si accendono le luci in sala e Capitan Uncino chiama a raccolta la ciurma dei suoi pirati, pronti per l`ultimo assalto al rock`n`roll, a Peter Pan e alle nostre coronarie. Vendero` scrive un`altra indelebile pagina di poesia in musica, "ogni cosa ha un suo prezzo/e nessuno lo sa/quanto costa la mia libertà". Anche se la vetta più alta dell`emozione si tocca indiscutibilmente con la successiva Un giorno credi, nostalgico e struggente urlo di caduta e rinascita.

Ma Edoardo non vuole mandarci a casa con la malinconia nel cuore, c`è bisogno del rock`n`roll, quello vero, per scrollarsi di dosso ansie, paure e fardelli vari e allora via con Meno male che adesso non c`è Nerone e Rinnegato, tirate, corali, rigeneranti, catartiche, come ad una vera festa di rock`n`roll. Uscendo dal teatro, lo sguardo inevitabilmente si volge verso un balcone da cui circa vent`anni fa si affaccio`un altro uomo con la sua chitarra e la storia di una porta a rete che sbatte e il vestito di Mary che svolazza, ma questa è un`altra storia... Ogni favola è un gioco Che si fa con il tempo Ed è vera soltanto a metà La puoi vivere tutta In un solo momento È una favola e non è realtà

Foto di: Giovanni Sottosanti e Paolo Nobile

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