Elliott Murphy

Elliott Murphy

Teatro Dal Verme - Milano


29/10/2009 - di Vito Sartor
Rassegna Acoustic 2009 – 2.
La doppia identità Euro-Americana del buon Elliott Murphy si legge tra le gesta musicali del senior cow boy che ha fatto della musica il suo motivo di vita e non di fuga come per i suoi compagni outlaw che fanno comunque capolino nelle sue canzoni.
Che la sua scrittura sia un mix di radici e il buonismo e le sue canzoni vivano di un folk corretto e pulito, lo si era già inteso nei suoi precedenti live, ed è superfluo parlarne, dato che al palo ormai le tacche siano più di trenta: come ci ricordano gli addetti ai lavori Elliott ha appena pubblicato il suo 31 esimo album (Alive in Paris-2009) e dulcis in fundo un bel paio di romanzi (il terzo, una raccolta di racconti, è in arrivo), due personalità allo scoperto, quella western del libro Poetic Justice (2005) e quella intellettuale di Café Notes (2002).
Elliott e Olivier Durand fanno coppia da tanti anni ma la carica con cui i due si sfidano in cavalcate elettro- acustiche e duelli ad incastro davvero impressionanti, il chitarrista francese sembra un artista figurativo, grazie ad un effettistica bilanciata riesce a dare tocchi di colore alle canzone del suo fido amico Elliott.
Sfilano in gran galà questo manipolo di canzoni che girano senza segreti attorno alla sua vita e ai suoi sogni: come un tempo sfidano la sua età e appaiono così freschi da lasciare il suo pubblico ammaliato dalla sua filosofia in musica ma anche dalla sua carica espressiva, sicura di se, ma curiosa come un giovane inesperto che sottolinea la sua ennesima volta in Italia ma sempre la sua prima comparsa in Milano.
Il cantautore alterna i momenti di romantico classicismo, impregnati di morbide ballate come ´Birds´, a momenti più frizzanti come ´Touch of Mercy´ traformando in rock la canzone d’autore che poco prima rendeva omaggio a Dylan, senza dimenticare le radici come nelle indimenticabili ´On Elvis Presley´s Birhtday´ e ´Caught Short In A Long Run´ e marcando la matrice americana come in ´A Turn Hightway´. Le parentesi più intimiste non tardano a presentarsi: Elliott inforca l’armonica per presentare due blues in cui il pubblico viene coinvolto nella scena, prima a schioccare le dita simulando la pioggia, poi con il classico battere le mani seguendo il ritmo delle canzoni.
Il concerto volge alla fine ritornando al romanticismo nostalgico e prettamente americano in cui la dimensione on the road del viaggio viene inevitabilmente rispolverata: la strada e l’anima degli uomini liberi fanno da sfondo al dolce ricordo di un fantastico e sempre verde Elliott Murphy.

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