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Se
la prima edizione dell'U-Live Festival di Taranto
non è andata come avevano prospettato gli organizzatori
più di qualcuno dovrebbe farsi un esame di coscienza,
perchè la motivazione dei soliti problemi di natura
tecnica non regge da sola e se l'evento non ha
avuto uno svolgimento regolare anche la stessa
organizzazione dovrebbe recitare il "mea culpa".
Infatti, dei cinque gruppi previsti in cartellone
solo i due gruppi più quotati, Baustelle e Disco
Drive, hanno avuto la possibilità di esibirsi
davanti al pubblico di Taranto, mentre per i restanti
gruppi, tutti di matrice pugliese, non c'è stata
l'occasione di mostrare le proprie qualità sul
palco della masseria "Vaccarella".
Con il rammarico di non aver potuto assistere
alle esibizioni dei Fragment (indie-rock da Bari),
degli Anonima (pop-rock d'autore da Taranto) e
dei Superpartner (indie-pop da Lecce) e scongiurato
anche il rischio di pioggia, dopo quattro ore
di estenuante attesa, i Disco Drive hanno conquistato
la scena con l'arduo compito di riscaldare la
platea.
Senza indugio il trio torinese ha preso in mano
le redini della serata dando vita ad una buona
oretta di puro rock, interagendo in modo eccellente
con il pubblico presente, estrapolando i brani
più rappresentativi ed energici del loro scarno
repertorio e sorprendendo per energia e vivacità.
Con una performance sopra le righe nella quale
si è messo in mostra attraverso un sound fatto
di soluzioni post-rock e taglienti sferzate punk,
il gruppo piemontese ha eseguito in modo impeccabile
brani estratti dall'album d'esordio, "What's wrong
with you people?", e dal recente ep, "Very", cimentandosi,
per l'occasione, anche in un brano inedito.
Il pubblico non era certamente folto come quello
del Festivalbar, ma i Baustelle non se ne sono
curati, anzi si sono trovati a proprio agio in
un'atmosfera a cui sono da sempre abituati. Lontana
dalle "macabre" esibizioni televisive, che hanno
contribuito notevolmente ad allargarne la cerchia
degli estimatori, la band toscana è apparsa decisamente
più in forma, e quando le danze si sono aperte
sulle morbide note de "I provinciali", l'interazione
con il pubblico è stata istantanea.
Come di consuetudine, Francesco e Rachele si sono
esibiti in un gioco di cantati perfetto negli
avvicendamenti, compenetrazioni e opposizioni.
Sono stati così passati al setaccio brani come
"A vita bassa", "La guerra è finita", "Un romantico
a Milano", "La moda del lento" e "La canzone del
riformatorio" la cui resa live è stata esemplare
come quella in studio.
Francesco Bianconi ha recitato bene la parte della
rock-star stralunata, tenendo in modo eccellente
la scena, ma quando è toccato a Rachele Bastreghi
a salire in cattedra esibendosi nella poetica
de "La canzone del parco" e nella cover di Patty
Pravo, "Per una bambola", l'ovazione del pubblico
(maschile) è arrivata tutta per lei. Lo spettacolo
offerto dalla band è stato quasi perfetto, poche
sbavature, eccezion fatta per alcuni problemi
tecnici che sono tornati a preoccupare nel momento
in cui Bianconi ha intonato la prima parte di
"Martina".
Risolto il problema, il concerto è proseguito
in modo piacevole sino al termine della prima
parte chiusa con "La canzone del riformatorio".
Cinque minuti di riposo e i Baustelle sono tornati
alla carica mostrando il punto di vista accusatorio
del nero pennuto nella ballata "Il corvo Joe",
proseguendo con "Gomma" (acclamata a gran voce)
e "Le vacanze dell'ottantatré", prima di congedarsi
dal pubblico.
Alla fine le esibizioni di Disco Drive e Baustelle
sono state eccellenti, ma rimane sempre la delusione
per il mezzo fiasco ottenuto dal Festival alla
sua prima edizione. Nella speranza che questo
serva da lezione per il futuro.
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