• Home
  • /
  • Musica
  • /
  • Live
  • /
  • Blindur, Management Del Dolore Post - Operatorio, Tre Allegri Ragazzi Morti
Blindur, Management Del Dolore Post - Operatorio, Tre Allegri Ragazzi Morti

Blindur, Management Del Dolore Post - Operatorio, Tre Allegri Ragazzi Morti

Roma, Parco Nomentano


29/06/2017 - di Arianna Marsico
L’iFest dedica la seconda serata della propria programmazione all’etichetta La Tempesta. E lo fa con una line - up di tutto rispetto: gli esordienti Blindur, il Management del dolore post – operatorio e naturalmente i padroni di casa, ovvero i Tre allegri ragazzi morti. Tutti per uno, uno per tutti, verrebbe da dire, peccato che il fonico sembri restare in disparte per buona parte della serata. A risentirne è soprattutto il set di Luca Romagnoli e Marco di Nardo, ed è un peccato, perché la gioia di vivere male non è detto che vada anche sentita male.

Ai Blindur ed al loro folk venato di Islanda viene dato il compito di aprire le danze. Il sorriso di Massimo De Vita scalda il cuore, e quando con Foto di classe ci salutano si ha come l’impressione che sia troppo presto, che dovrebbero restare un altro po’.

Come enfants terribles arrivano sul palco il Management del dolore post – operatorio e I MURI. E ci vuole subito La pasticca blu per saltare più su prima di saltare all’ingiù con Vieni all’inferno con me. Se con Il vento Luca cantando Ma fa lo stesso, vale sempre la pena provarci/
Infatti corro sempre con le braccia aperte perché/

Sto aspettando il vento
abbraccia idealmente tutti i presenti, con Le storie che finiscono male abbraccia Massimo De Vita, salito sul palco per un duetto. Un abbraccio caloroso e sincero, un accostamento sonoro inaspettato, eppure ben affiatato, con la dolcezza della voce del cantante  dei Blindur a stemperare il sarcasmo dolceamaro del Management del dolore post – operatorio. La parte finale del set è tutta al fulmicotone  e un  saltare di Luca su e giù dal palco (e non mancherà lo stage diving) con la spiazzante Pornobisogno, Auff e Lasciateci divertire.

A questo punto mancano i Tre allegri ragazzi morti. La loro esibizione, nonostante l’indubbio peso specifico della band nel panorama italiano e la bellezza della voce di Davide Toffolo, ha luci ed ombre. I brani che virano di più sul dub e sul rock – steady, come In questa grande città (La prima cumbia) La grana ed Alle anime perse hanno perso mordente. Particolarmente dilatate, poi, finiscono con lo stancare un po’.

Per fortuna sono solo momenti. Persi nel telefono, che apre le danze, ha quel tocco irresistibile tra filastrocca e ironia Prima erano in cinque a scrivere canzoni che cantavano tutti/Adesso tutti quanti scrivono canzoni che qualcuno canterà”. Quasi adatti è malinconica e profetica mentre Il principe in bicicletta è una favola metropolitana che non sembra avere 17 anni. E nemmeno Occhi bassi dimostra la sua maggiore età. Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll, cover degli Art Brut, e che sul disco era una autentica rimpatriata (con The Zen Circus al completo ai cori e Brian Ritchie al basso acustico) mantiene la sua energia punk – busker. Il brano dimostra ulteriormente che la dimensione narrativa in cui il gruppo dà il meglio di sé e dove la musica ti si incolla ai timpani è quella dell’adolescenza. Non intesa come teen – pop.  Ma come capacità di descrivere quel momento della vita in cui rabbia, occhi bassi, pugni chiusi e sogni si mescolano, quel frammento che poi magari qualcuna o qualcuno si porta appresso anche dopo, soprattutto quando si ritrova “dietro a un banco che non sa/che ti eri preparata/per l`universita`”(la già citata Il principe in bicicletta). “Ogni adolescenza coincide con la guerra/Che sia falsa, che sia vera” l’inizio di Ogni adolescenza è una bella sassata. Si chiude con Il mondo prima, grezza come nel demo contenuto in Rarities (2008), graffiante e dolce allo stesso tempo.

La tempesta gira così saluta e si sposta lungo lo stivale a portare voglia di sognare e  di non crescere.