L'improbabile abbinamento tra la camicia a fiorellini ed il gessato di Tom Petty.
La sempre più imbarazzante acconciatura di Mike Campbell.
Il fatto che Ron Blair, in tutta evidenza, si tinga i capelli.
Questi e soltanto questi i difetti che, pur dando fondo a tutto lo spirito critico di cui sono dotato, riesco a trovare all'esibizione, altrimenti perfetta, di Tom Petty & The Heartbreakers di venerdì 29 giugno, posta in apertura all'edizione 2012 del Lucca Summer Festival.
Uno show che segnava il ritorno del songwriter della Florida in Italia a venticinque anni di distanza dalla fugace apparizione, al fianco di Sua Maestà Bob Dylan, del 1987: concerti rimasti nella memoria di chi ebbe la fortuna di vederli e nel rimpianto di chi, come il sottoscritto, mancò all'appuntamento.
Il concerto di Lucca ricalca l'impostazione delle precedenti date del tour europeo, con una scaletta concepita (vederlo suonare dal vivo dopo un quarto di secolo con una set list priva dei classici, sarebbe apparsa una vera beffa) come un vero e proprio greatest hits, forte di un repertorio che trova pochi termini di paragone nel panorama del rock americano.
Quanti altri possono aprire un concerto con una sequenza di brani che regga il confronto con Listen To Her Heart, You Wreck Me, I Won't Back Down e Here Comes My Girl?
E subito a seguire l'omaggio ai Travelin' Wilburys di Handle With Care in cui Scott Thurston si accolla onore e onere di surrogare le parti vocali che furono di Roy Orbison.
Omaggiati anche i primi Fleetwood Mac con la riproposizione di Oh, Well e il padre nobile Chuck Berry con una versione di Carol dominata dalla maestria pianistica di Benmont Tench, il set include una splendida Free Fallin', una Don't Come Around Here No More con un finale elettrizzante, una dilatata It's Good To Be A King sino alla chiusura di Refugee e Runnin' Down A Dream (ecco, un difettuccio ci sarebbe: l'assenza della mia prediletta Southern Accents...).
Gli Heartbreakers, dal canto loro, tengono un vero e proprio seminario su teoria e pratica della rock band: sezione ritmica solidissima con Ron Blair al basso e Steve Ferrone alla batteria, Benmont Tench e l'acclamatissimo Mike Campbell alle parti solistiche e Scott Thurston che si alterna tra tastiere, chitarra, armonica e cori in un instancabile lavoro di raccordo per un set di due ore, tiratissimo, senza alcuna pausa o cedimento.
L'entusiasmo del pubblico fa il resto: il clima della grande serata si avvertiva già prima del concerto, con il popolo degli appassionati – non ultima, una nutrita schiera dei protagonisti dell' ”americana” made in Italy: avvistati Mandolin' Brothers, Cheap Wine e Cesare Carugi – che si aggirava nelle stradine del centro storico di Lucca.
Nei bis, dopo Mary Jane's Last Dance, trova spazio anche un brano inedito - Two Men Talking - e si chiude, inevitabilmente, con il tripudio di American Girl.
Tom Petty ringrazia, saluta e promette di tornare presto: forse, dopo una serata come quella di ieri, qualche rimpianto per non essere venuto in Italia per tutti questi anni è venuto anche a lui.
Setlist:
Listen to Her Heart
You Wreck Me
I Won't Back Down
Here Comes My Girl
Handle with Care
Good Enough
Oh Well
Something Big
Don't Come Around Here No More
Free Fallin'
It's Good To Be King
Carol
Learning to Fly
Yer So Bad
I Should Have Known It
Refugee
Runnin' Down a Dream
Encore:
Mary Jane's Last Dance
Two Men Talking
American Girl