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Una
tre giornate dedicata alla canzone folk-rock americana
come quella voluta dall'associazione Soffia Nel Vento
è un evento purtroppo sempre più raro a Bergamo e in
tutto il nostro paese. Il programma di "Songwriters
& storytellers" ha il suo culmine nella serata centrale
con le esibizioni di Eric Andersen ed Elliott Murphy:
per una volta un pubblico numeroso premia gli organizzatori
colmando l'Auditorium Piazza della Libertà in ogni suo
pertugio.
Il concerto viene così a rappresentare l'apice dell'attività
di Soffia Nel Vento, che a dir la verità avrebbe meritato
il sold out anche in parecchie altre occasioni. Merito
della riuscita della serata va ai due artisti, che offrono
un nome di richiamo e che soprattutto si producono in
performance assolutamente da ricordare.
Eric Andersen si presenta sul palco accompagnato da
un chitarrista italiano, Francesco Petrone, e si dimostra
subito ispirato proponendo un paio di ballate su cui
svetta la sua voce fonda: il pubblico gradisce e l'applauso
è forte quanto basta a riempire la sala di trepidazione.
Il cantautore americano si impone con un canto che è
andato migliorando negli anni acquistando profondità
e toni blues: spiccano infatti le canzoni dotate di
un folk più oscuro come "Belgian bar" ma anche le ballate
più romantiche come "Violets of dawn".
A metà concerto viene chiamato in causa Michele Gazich,
altro musicista italiano, che col suo violino aumenta
le dinamiche e le sfumature degli arrangiamenti: "One
shot", ispirata ai banditi Frank e Jesse James, è mossa
da un fiddle country, mentre "Runaway" è calibrata su
toni più rock.
Andersen catalizza l'attenzione del pubblico con le
sue interpretazioni gravi, modulate su un folk epico
come la splendida "Sheila" o mosse su un asciutto passo
blues come "Goin' gone". Chiude con uno dei suoi pezzi
forti, quella "You can't relive the past" scritta a
quattro mani con Lou Reed: qua violino e chitarra elettrica
caricano il riff già rock del pezzo producendosi in
assoli incrociati che calano il sipario su un set intenso.
Questione di minuti e sale sul palco Elliott Murphy:
grazie alla chitarra e alle vocals di Olivier Durand
il concerto sembra proseguire sulla stessa intensità
acustica. Murphy comincia con alcuni pezzi del suo ultimo
disco "Coming home again", ma già al secondo brano si
capisce che qualcosa sta succedendo: "40 days and 40
nights" arriva in una versione assai spinta, come se
si fosse già al momento del gran finale. Sulla stessa
linea proseguono "Sonny", una sopresa che fa alzare
in piedi tutti i presenti, e ancor di più "Green river"
con un Olivier Durand letteralmente esaltato alla chitarra
e Murphy che salta a ripetizione con una foga invidiabile.
Dopo una versione di "Terraplane blues", talmente energica
da diventare un r&r, Murphy si prende un attimo di respiro
e si dichiara onorato di partecipare ad una tre giorni
insieme a Jack Hardy e Eric Andersen ("if I had his
voice …", aggiunge) e poi, casomai se ne fosse ancora
bisogno, chiarisce quale sarà l'andamento della serata:
"these singer songwriters events people usually sit
down and it's ok with me … if you wanna stand!". Da
qui in poi il concerto è un trionfo con tutti i presenti
in piedi a cantare, battere il ritmo e intonare cori
alle canzoni: la festa comincia con una "Canaries in
the mind" suonata alla sfinimento e prosegue con Murphy
che sfodera la sue qualità da entertainer dirigendo
il pubblico, suonando a ridosso delle prime file fino
ad inginocchiarsi durante gli assoli.
Che vengano ripescati dal passato o dagli ultimi dischi,
i pezzi crescono in maniera esponenziale e vengono suonati
senza interruzione come "Last of the rockstars" comprensiva
di una trascinante "Shout". Nelle ballate Murphy si
dimostra come sempre maestro a creare pathos catturando
con un parlato ("On Elvis Presley's birthday") o alternandosi
con Olivier Durand ("Dragon"). Il pubblico è talmente
partecipe che a mezzanotte scattano gli auguri per il
compleanno del chitarrista, quanto mai azzeccati anche
per rendere merito al gran suono che il francese estrae
dalla sua acustica elettrificata.
Il set si chiude ufficialmente con una "I wanna talk
to you" dall'energia springsteeniana: Murphy ne è talmente
preso da attaccare "Diamonds by the yard" contando "One,
two, three, four" come se si trattasse di un pezzo rock
del Boss. In preda all'entusiasmo si spera in ulteriori
soprese e dopo un repentino cambio di maglietta arriva
l'omaggio a Dylan, doveroso in una serata di songwriters,
con una cover di "Not dark yet" squarciata da colpi
energici. Tutti a ballare poi per un medley in chiave
blues: si succedono "L.A. woman", "Baby, please don't
go", "Spoonful", "Got my mojo working" e una "Gloria"
che comprende la nota storia di una pizza "very spicy".
Stremata e sudata, la band si lancia per volontà di
Olivier Durand in una gioiosa "Come on Louann" e poi
spiazzando tutti Murphy invita i suoi musicisti a sedersi
ai bordi del palco per eseguire senza microfono alla
maniera dei veri folksinger una "As good as" conclusa
passeggiando su e giù per la sala, in mezzo ad un pubblico
estasiato.
Certo, come ha detto lo stesso Murphy, la loro sarà
una razza in via d'estinzione, ma finchè saranno capaci
di offrire concerti del genere non si può che augurare
lunga vita a tutti i "singer songwriters" e "storytellers".
E ringraziare quei pochi che continuano a farli suonare,
permettendo loro di incontrare la gente ed emozionarla
come sanno fare.
ERIC ANDERSEN:
Other side of this life
Trouble in Paris
Belgian bar
Violets of dawn
Don't it make you wanna sing the blues
Wind and sand
One more shot
Runaway
Sheila
Goin' gone
Blue river
You can't relive the past
ELLIOTT MUPRHY:
Making friends with the dead
40 days and 40 nights
Sonny
Green river
Pneumonia alley
Terraplane blues
Canaries in the mind
Euro-tour
You never know what you're in for
Last of the rockstars / Shout
On Elvis Presley's birthday
Dragon
A little touch of kindness
I wanna talk to you
Diamonds by the yard Not dark yet
L.A. woman / Baby, please don't go / Spoonful /
Got my mojo working / Gloria
Come on Louann
As good as |
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