Howe Gelb

Howe Gelb

Velvet Rock Club - Rimini

29/03/2003  |  di Diego

  HOWE GELB
  29/3/2003
  Velvet Rock Club - S.Aquilina - RIMINI


Dintorni di Tucson, Arizona. Strade polverose, afa, quiete disturbata dal solo sfrecciare di un mitico greyhound sulla route 66. Immaginatevi tutto questo. Immaginate uno strano personaggio bighellonare, scrutare l´orizzonte col piglio di uno che ne ha viste di cose strane in giro per il mondo. Immaginate di ascoltarlo strimpellare un bizzarro motivetto country, seduto, stravaccato su una sedia, accanto ad una roulotte color alluminio rovente. La foto sul retro-copertina dell´ultimo album di Howe,`The Listener´, può aiutarvi ad immaginare tutto questo. Meglio, però, sarebbe stato assistere all´emozionante performance del Nostro.
Il cowboy errante fa il suo ingresso, sembra essere stato alle prese con del buon sangiovese...come biasimarlo!
Luci verdi e rosse, atmosfera caliente, fumosa e rilassante. Howe è accompagnato da una strumentazione che sfiora il rudimentale: uno spartano lettore cd, la pittoresca chitarra ed un piano a muro con tanto di sgabello in puro stile `saloon´.
Le prime note si diffondono nell´aria come un prezioso e piacevole sedativo. Una chitarra suonata magistralmente, un eccentrico menestrello che propone la sua psicotica rivisitazione delle radici musicali del midwest americano. C´è chi l´ha chiamato folk-desert-rock (!?).
I primi delicati accordi di `Felonious´ s´interrompono bruscamente: c´è qualcosa nel suono del suo amato piano che non lo convince... soluzione:
Howe toglie la parte superiore in legno, scoprendo le corde (che poi saranno suonate direttamente con una monetina!), e mentre anche la parte inferiore viene rimossa lo sentiamo sussurrare al microfono: "I like my piano naked..." con tono decisamente sensuale.
Tanti piccoli episodi come questo, sempre esilaranti, hanno contribuito a dare una particolare dimensione teatrale all´evento, regalandoci il solito Howe Gelb: artista talentuoso e stravagante, geniale e di una simpatia dilagante. I brani si susseguono, alcuni vengono presi in prestito dai `suoi´ Giant Sand, come l´irrequieta `Johnny hit and run Pauline´. E´ così affascinante ascoltare come Howe abbia saputo prendere per mano certe tradizioni musicali per accompagnarle nel nuovo millennio...`Cowboy boots´, in questo senso, è uno dei tanti esempi proposti.
Intanto Il lettore cd viene chiamato in causa arbitrariamente: sprigiona blitz orchestrali con apparente illogicità, che vengono poi maldestramente interrotti da Howe. Altre volte questi violini accompagnano intense ballate al piano, gli apici musicali dell´intero concerto.
Certo l´assenza dei compari Burns e Convertino denuncia, a lungo andare, una lacuna a livello strumentale, ma sarebbe volgare definire monotona un´esibizione di tale intimità.
Uno dei brani più acclamati è `Blue marble girl´ (dall´album `Confluence´) dove ancora una volta si assapora quell´intensità canora incomparabile, incredibilmente profonda, magnetica e suadente che Howe sfoggia con estrema naturalezza. No, non si può certo rimanere indifferenti davanti al suo timbro vocale, è l´arma in più che gli permette di rendere ogni suo spettacolo irripetibile, con questo modo di re-interpretare a piacere ogni brano, stravolgendo le classiche impostazioni per plasmarle attorno a diverse ambientazioni e suggestioni. C´è ancora spazio per le scanzonate melodie di `Lying there´ e pochi altri brani dell´ultimo lavoro, prima che Howe saluti tutti calorosamente e, dulcis in fundo, si congedi con un cicchetto di whisky, a beneficio delle preziose corde vocali... Un po´ come la sigaretta dopo il sesso o il caffè dopo un abbondante pasto. Scegliete voi.

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