Massimo Priviero

Massimo Priviero

Rolling Stones - Milano

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28/03/2009  |  di Gianni Zuretti

Massimo Priviero

28 marzo 2009 - Rolling Stones - Milano

Se proprio avessi dovuto immaginare di assistere ad un ultimo concerto al Rolling Stones, lo storico tempio della musica milanese che chiude a Maggio - Milano una città che da tempo ha abdicato, dichiarando palesemente tutta la propria inadeguatezza rispetto a questa che tra le arti è la più popolare, la più amata dalle giovani generazioni - ebbene, dicevo, non poteva che essere un concerto di Massimo Priviero, artista che bene personifica l'infinita resistenza, senza nessuna resa mai, combattuta da chi vuole stare nel mondo della musica senza compromessi e senza restarne impantanato.
Davanti a duemila persone che hanno calorosamente accompagnato lo sforzo, spesso anche fisico, del generosissimo artista che è arrivato alla fine stremato, Massimo ha proposto quasi due ore di canzoni che hanno attraversato la sua ventennale carriera, un percorso portato avanti con orgoglio, dignità e spesso coraggio nel dire e scrivere ciò che il suo cuore trasmetteva. L'occasione è stata anche impreziosita dalla registrazione di un live DVD che farà la gioia di chi non ha avuto la fortuna di assistere a questo ottimo concerto, carico di energia e passione.
Priviero sarà pure illuminato dalla luce del Boss, come alcuni detrattori obiettano, ma la strada se l'è trovata da solo a suon di belle e roventi canzoni, ammantate di suggestioni sociali, politiche e sentimentali. Accompagnato da fidi musicisti super collaudati, quali il tastierista Onofrio Laviola, il suo pianismo è apparso ora lieve, a sostegno delle melodie più delicate, ora debordante la dove serviva, dal violinista Michele Gazich, in pratica oramai diventato il sesto elemento della band, autentico folletto del palco e dal chitarrista e produttore Alex Cambise. Dopo aver rotto il ghiaccio con la nuova "Bellitalia" ha riproposto tutto il meglio della sua produzione di canzoni che abbiamo amato quali "Fragole a Milano", "Nessuna resa mai", "Bambina di strada", "Dolce resistenza" che hanno rivelato nuovo splendore grazie agli arrangiamenti pirotecnici ed alla straordinaria voce dell'artista, una voce che commuove, una voce a tratti "spaventosa" che il nostro va a prendere giù nei meandri più reconditi del suo stomaco, quasi avesse un secondo diaframma che fa scattare un turbocompressore, veramente una delle voci più importanti del R&R, italiano e non solo.
Una menzione a parte la meritano le canzoni più folk nelle quali è emersa tutta la capacità di Priviero non solo di colpirti allo stomaco con la potenza ma anche di accarezzare gli angoli più intimi del nostro essere con brani evocativi come "Nikolajevka", "La strada del davai", "Grande mare", quest'ultima impreziosita dalla presenza di due splendidi artisti come Giancarlo Galli K. Scott. Priviero ha eseguito anche alcune cover o parti di esse con punte di vera eccellenza in "Spari nel cielo" (Vasco), "Ciao amore ciao" (Tenco), "Mr. Tambourine man" (Dylan) cenni di "Proud Mary" (CCR) e come bis una straordinaria We Shall Overcome.
Alla fine gli artisti hanno lasciato il palco soddisfatti, come del resto lo è stato il pubblico che si porterà dietro l'immagine di un Rolling Stones che resterà nei nostri cuori ed entrerà nell'immaginario collettivo come un sacro tempio dell'antichità abbattuto dal terremoto della commercializzazione selvaggia. Cose da turchi, anzi da milanesi.

 

Foto di Roberto Cernigoj

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