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Se
proprio avessi dovuto immaginare di assistere ad un
ultimo concerto al Rolling Stones, lo storico tempio
della musica milanese che chiude a Maggio - Milano una
città che da tempo ha abdicato, dichiarando palesemente
tutta la propria inadeguatezza rispetto a questa che
tra le arti è la più popolare, la più amata dalle giovani
generazioni - ebbene, dicevo, non poteva che essere
un concerto di Massimo Priviero, artista che bene personifica
l'infinita resistenza, senza nessuna resa mai, combattuta
da chi vuole stare nel mondo della musica senza compromessi
e senza restarne impantanato.
Davanti a duemila persone che hanno calorosamente accompagnato
lo sforzo, spesso anche fisico, del generosissimo artista
che è arrivato alla fine stremato, Massimo ha proposto
quasi due ore di canzoni che hanno attraversato la sua
ventennale carriera, un percorso portato avanti con
orgoglio, dignità e spesso coraggio nel dire e scrivere
ciò che il suo cuore trasmetteva. L'occasione è stata
anche impreziosita dalla registrazione di un live DVD
che farà la gioia di chi non ha avuto la fortuna di
assistere a questo ottimo concerto, carico di energia
e passione.
Priviero sarà pure illuminato dalla luce del Boss, come
alcuni detrattori obiettano, ma la strada se l'è trovata
da solo a suon di belle e roventi canzoni, ammantate
di suggestioni sociali, politiche e sentimentali. Accompagnato
da fidi musicisti super collaudati, quali il tastierista
Onofrio Laviola, il suo pianismo è apparso ora lieve,
a sostegno delle melodie più delicate, ora debordante
la dove serviva, dal violinista Michele Gazich, in pratica
oramai diventato il sesto elemento della band, autentico
folletto del palco e dal chitarrista e produttore Alex
Cambise. Dopo aver rotto il ghiaccio con la nuova "Bellitalia"
ha riproposto tutto il meglio della sua produzione di
canzoni che abbiamo amato quali "Fragole a Milano",
"Nessuna resa mai", "Bambina di strada", "Dolce resistenza"
che hanno rivelato nuovo splendore grazie agli arrangiamenti
pirotecnici ed alla straordinaria voce dell'artista,
una voce che commuove, una voce a tratti "spaventosa"
che il nostro va a prendere giù nei meandri più reconditi
del suo stomaco, quasi avesse un secondo diaframma che
fa scattare un turbocompressore, veramente una delle
voci più importanti del R&R, italiano e non solo.
Una menzione a parte la meritano le canzoni più folk
nelle quali è emersa tutta la capacità di Priviero non
solo di colpirti allo stomaco con la potenza ma anche
di accarezzare gli angoli più intimi del nostro essere
con brani evocativi come "Nikolajevka", "La strada del
davai", "Grande mare", quest'ultima impreziosita dalla
presenza di due splendidi artisti come Giancarlo Galli
K. Scott. Priviero ha eseguito anche alcune cover o
parti di esse con punte di vera eccellenza in "Spari
nel cielo" (Vasco), "Ciao amore ciao" (Tenco), "Mr.
Tambourine man" (Dylan) cenni di "Proud Mary" (CCR)
e come bis una straordinaria We Shall Overcome.
Alla fine gli artisti hanno lasciato il palco soddisfatti,
come del resto lo è stato il pubblico che si porterà
dietro l'immagine di un Rolling Stones che resterà nei
nostri cuori ed entrerà nell'immaginario collettivo
come un sacro tempio dell'antichità abbattuto dal terremoto
della commercializzazione selvaggia. Cose da turchi,
anzi da milanesi.
Foto
di Roberto Cernigoj
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