Francesco De Gregori

Francesco De Gregori

Buddha - Orzinuovi (bs)


28/02/2003 - di Christian Verzeletti
FRANCESCO DE GREGORI
28/02/2003
BUDDHA, ORZINUOVI (BS)
Quando sale sul palco del Buddha, De Gregori ha un soprabito in pelle nera, barba incolta e qualche battufolo di capelli sulla nuca, segno di un tempo che non vuol nascondere.
Immediato l'attacco con "Niente da capire", brano simbolo che ha aperto centinaia di concerti, ora in una versione rock molto secca. Imponente lo schieramento di chitarre, due elettriche, una acustica, un basso e un mandolino, che senza pausa fanno confluire il brano in un'ancora più tesa "Bambini venite parvulos". È evidente che Francesco anche stasera ha scelto di improntare le sue canzoni su un suono asciuttto, colmo di chitarre rock, come ormai sta facendo da anni negli ultimi tour.
La tensione che scaturisce dal suono della band e dalle metafore taglienti è palpabile, ma purtroppo viene interrotta da un cortocircuito dell'impianto, che tronca "Condannato a morte" ed obbliga ad una pausa prolungata.
Si impogono allora alcune riflessioni: difficile che Francesco stasera dia spazio alle canzoni de "Il fischio del vapore", per l'assenza della voce di Giovanna Marini e perché questo non è un tour di promozione del disco, come si ostina a presentarlo la stampa, ma piuttosto la continuazione di un'attività live che De Gregori sta portando avanti senza sosta. A questo proposito non si può evitare il rimando al "Neverending tour" di Dylan, soprattutto perché la scaletta sarà piena di rimandi al canzoniere di Bob con "If you see her, say hello", "The night they drove old Dixie down" e "I shall be released", tutte tradotte in italiano. Anche il suono ricalca molto (bene) certi andamenti, che Dylan è solito proporre dal vivo, tirando le voci e le chitarre per sviscerare i brani fino ad ottenerne versioni inedite, difficilmente cantabili.
Si può discutere sulla scelta di percorrere questo cammino, che comunque in Italia è assai poco battuto, ma è innegabile che questo suono si sposa perfettamente con l'arguzia delle canzoni De Gregori, che poi ci aggiunge del suo rendendo tutto perfettamente italiano.
Rimane invece un po' di rimpianto per una scaletta che non manca di grandi successi, come piace al nostro pubblico e come anche lo stesso Dylan sa benissimo, visto le sue ultime esibizioni nel nostro paese. Ripeto che qualche brano de "Il fischio del vapore" avrebbe dato maggior peso alla serata, rendendola meno immediata per la folla del Buddha: quelle canzoni non avrebbero comunque faticato molto a creare un clima colmo di attenzione, oltre che di approvazione.
Detto questo, non si può che non farsi venire qualche brivido per una versione acustica di "Rimmel", con un'armonica lunghissima e una parte parlata. In ogni caso De Gregori va lodato, perché riesce comunque ad inserire i suoi brani più "usati" in un contesto sonoro, in cui ritrovano la loro forza originale: in quest'ottica Francesco si riappropria di "Generale", trasformandola in una ballata country pacifista, ben lontana dalle smargiassate di Vasco.
Il concerto è una continua alternanza tra brani fatti di un rock diretto e ballate che non temono mutazioni reggae, come succede a "Dr. Dobermann" o a "Battere e levare".
Che si conceda da solo in versione acustica o accompagnato dalla band con l'ampiezza di quattro voci, De Gregori riesce sempre a trovare il modo per far notare al pubblico come quelle che sta/stanno cantando sono canzoni ben attaccate alla realtà storica e sociale.

Tracklist: 

NIENTE DA CAPIRE - BAMBINI VENITE PARVULOS - NON DIRLE CHE NON È COSÌ - L'AGGETTIVO MITICO - CONDANNATO A MORTE - FESTIVAL - RIMMEL - IL SIGNOR HOOD - CERCANDO UN ALTRO EGITTO - PENTATHLON - GENERALE - COMPAGNI DI VIAGGIO - SANGUE SU SANGUE - DR. DOBERMANN - PEZZI DI VETRO - IL BANDITO E IL CAMPIONE - OGNI GIORNO COME IL GIORNO CHE USCIRÓ DA QUA - BUONANOTTE FIORELLINO - BATTERE E LEVARE - L'ATTENTATO A TOGLIATTI




 

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