Gennaro Porcelli And The Highway 61

Gennaro Porcelli And The Highway 61

Olgiate Olona (VA) / Teatro Nuovo


28/01/2017 - di Aldo Pedron
Gennaro Porcelli, napoletano, classe 1981, chitarrista extraordinaire, nei Blue Staff dal 1999 al 2005, ora nella band di Edoardo Bennato da più di 10 anni, ha saputo in questo ultimo decennio ritagliarsi una propria brillante carriera come solista.

Un artista dall’animo blues, innamorato del suono acido di chitarristi come Freddie King, Johnny Winter, Gary Moore e molti altri ancora.

Al suo attivo due CD incisi con la sua band (solitamente a trio o più recentemente a quartetto), gli Highway 61, Revisiting…! del 2008 e Alien in Transit del 2013 (titolo ripreso dal nome con cui, in America, vengono chiamati i prigionieri di passaggio e che si riferisce ad un brutto episodio accaduto realmente a Gennaro negli Stati Uniti). Invitato a suonare negli U.S.A., all’arrivo nel 2010 all’aeroporto di Philadelphia viene arrestato per presunta evasione fiscale e tenuto in galera per due giorni nella prigione federale della Pennsylvania. Dopo questa indimenticabile esperienza scrive insieme a Mark Epstein Immigration Man, il brano che apre Alien in transit, dedicato al poliziotto che lo ha trattato come un delinquente solo perché aveva una chitarra a tracolla al suo arrivo negli Stati Uniti.

La sua attività live ci ha permesso però di ammirarlo dal vivo alcune volte e posso confermarlo con certezza, trattasi di un vero ciclone, un fiume in piena, un chitarrista suntuoso, devastante, nervoso, assai tecnico e irrefrenabile al tempo stesso.

Se amate il blues e conoscete i chitarristi classici, acustici, coloro che hanno fatto la storia del Blues a partire dagli anni ’20 e nello scorso millennio, ora dobbiamo pensare che questa musica ci viene filtrata e riproposta in chiave elettrica e moderna. Ecco allora che il blues di Robert Johnson, di T. Bone Walker o di Muddy Waters viene tramandato e ripresentato da autentici pazzoidi come l’eccentrico albino texano Johnny Winter (nato a Leland nel Mississippi nel 1944 ma cresciuto a Beaumont in Texas e purtroppo deceduto nel 2014), artista carismatico che ha sbalordito per la sua aggressività, con un approccio musicale di estrema violenza ed una vocalità rauca e urlata con assoli di chitarra aspri e tesi e che per oltre 40 anni  ci ha regalato emozioni ed un blues elettrico al fulmicotone tanto da risultare uno dei chitarristi più significativi nell’intero panorama americano ( il vero idolo di Gennaro Porcelli).

Freddie King o J.B. Lenoir vengono reinterpretati da chitarristici più moderni e al passo con i tempi. Per esempio ci riferiamo al modo heavy di suonare il blues che contraddistingue il nordirlandese di Belfast, Gary Moore (1952-2011).

Gennaro Porcelli ha imparato la lezione e se in Italia pensiamo ai chitarristi blues come Tolo Marton, Paolo Bonfanti, Rudy Rotta, Heggy Vezzano, Enrico Crivellaro, Maurizio Glielmo della Gnola blues band, Alex Gariazzo, il compianto Roberto Ciotti o altri ancora, sappiate che Gennaro è davvero talentuoso, febbrile, incalzante, fragoroso.

Gennaro Porcelli dal vivo esprime tutta la sua bravura ma anche la sua rabbia, di un musicista cresciuto in periferia con tutti i disagi che comporta e che forse per questo sente ancor di più e in particolar modo la necessità di suonare il Blues e lo suona divinamente ma al tempo stesso in modo aggressivo.

Al Teatro Nuovo di Olgiate Olona (dove aveva già suonato in precedenza il 25 Ottobre 2014), si è presentato sabato 28 Gennaio 2017 con una formazione di tutto rispetto che vedeva naturalmente Gennaro Porcelli alla chitarra solista e voce solista, Diego Imparato al basso, Carmine Landolfi alla batteria ed il maestro Raffaele Lopez alle tastiere (piano e organo). Gennaro si conferma ancora una volta tra i più promettenti e tra i migliori talenti del Blues Made in Italy e con un repertorio musicale a 360° gradi che spazia dal classico Chicago Style alle influenze di New Orleans, da Kansas City allo stile texano di Austin, il Delta blues del Mississippi sino a quello di Memphis. I suoi dischi e i suoi concerti ancora di più, si rivelano una rivisitazione in chiave del tutto personale di classici del Blues.

Un viaggio virtuale il suo, che risale la Highway 61, la strada americana del Grande Fiume lungo la quale si sono sviluppati tutti i principali stili del blues.

Due ore di grande musica, una quindicina di brani tirati all’inverosimile, Gennaro alle prese con assoli esaltanti, una sezione ritmica incalzante (il batterista picchia duro ma è preciso come un metronomo e il bassista è all’altezza della situazione e interagisce perfettamente)  ed un tastierista che si rivela un valore aggiunto e che può fare la differenza.

Brani come Tobacco Road, Mojo Boogie o Stranger blues brillano di luce propria ma è l’arrangiamento e lo stile di Gennaro a renderli esaltanti.

Certo lui ha chiamato la sua band con il titolo di un album di Bob Dylan ed al menestrello di Duluth, Minnesota rende omaggio con brani proprio come Highway 61 Revisited (album di Bob Dylan pubblicato nel 1965, il cuore della cosiddetta trilogia elettrica, universalmente considerato uno dei migliori lavori di Dylan, nonché una fondamentale pietra miliare della musica contemporanea) o It takes a lot to laugh it takes a train to cry ma la rilettura di questi classici e di questi due brani per Gennaro Porcelli è totalmente e prettamente personale nell’arrangiamento e nell’accostamento musicale.

I due ospiti della serata Ronnie Jones (vocalist eccellente) e Pino Scotto sono stati la classica ciliegina sulla torta in un concerto sicuramente da non perdere e che ha estasiato in ogni caso tutti i presenti.

Peccato per la scarsa affluenza di pubblico, proprio perché Gennaro merita molto di più e la sua competenza, la sua bravura e i suoi show sono per davvero assai entusiasmanti ed elettrizzanti.

 
Foto copertina di repertorio dalla pagina dell`artista
 

 

SET LIST :

Shufflin’ back to Memphis  (della band The Kentucky Headhunters dal loro album Meet me in bluesland  with Johnnie Johnson del 2015 anche se il brano non è così recente in quanto Johnnie Johnson è deceduto nel 2005. Come Back to Memphis è stata incisa da Johnnie  Johnson and The Kentucky Headhunters nell’album That’ll work nel 1993.)

It takes a lot to laugh, it takes a train to cry  (scritta ed incisa da Bob Dylan nel 1965 nell’album intitolato Highway 61 Revisited. La band di Gennaro Porcelli ha preso il nome da qui.)

Tobacco Road  (scritta ed incisa da John D. Loudermilk nel 1960)  celebri le versioni degli inglesi Nashville Teens nel 1964, di Edgar Winter nel 1972, Lou Rawls nel 1966, i Jefferson Airplane nel loro album di debutto Takes Off nel 1966  e di Eric Burdon and the War nel 1970.

Mojo boogie  (scritta da J.B. Lenoir nel 1965. Gennaro Porcelli s’ispira però allla versione acida (electric blues) di Johnny Winter dall’album 3rd Degree del 1986.)

Stranger Blues  (scritta da Bobby Robinson, Clarence Lewis ed Elmore James.  Incisa per primo come singolo da Elmore James nel Giugno del 1962. Gennaro Porcelli s’ispira alla versione dell’albino texano  Johnny Winter che l’ha incisa nell’album The Winter of ’88 nel 1988.)

Everyday i have the Blues   (interpretata per primo da Pinetop Sparks nel 1935. Altre versioni: Count Basie nel 1955, B.B. King nel 1955, Elmore James nel 1962, Fleetwood Mac nel 1969).   Cantata ad Olgiate Olona da Ronnie Jones, nativo di Springfield, Massachusetts il 14 Settembre 1937, oggi 79 enne e considerato uno dei cantanti più originali e versatili della scena musicale europea, residente da moltissimi anni in Italia e dotato di una splendida e potente voce ancora oggi.)

Same old blues  (di Freddie King e  qui in una versione  più  attinente alla cover di J.J.Cale. Cantata per l’occasione come special guest da Ronnie Jones)

Woman across the river  (di Freddie King dal suo omonimo album Woman across the river del 1973. Incisa nell’album di Gennaro Porcelli Alien in Transit del 2013. Cantata da Ronnie Jones.)

Am i wrong  (scritta ed incisa da Keb Mo aka Kevin Moore nel 1994. Qui cantata da Ronnie Jones.)

Side by side  ( scritta da Gennaro Porcelli ed il suo nuovo singolo e brano che sarà nel suo prossimo CD  in uscita quest’anno.)

Walking by myself  (scritta ed incisa da Jimmy Rogers nel 1954, un hit di rhythm and Blues.  Nel 1971 Freddie King l’ha incisa per il suo album per la Shelter records Gettin’ ready e firmata da James A. Lane, pseudonimo di Jimmy Rogers. La versione qui presentata però si rifà all’incisione di Gary Moore nel suo LP Still got the blues del 1990. Cantata in qualità di special guest da Pino Scotto e secondo ospite della serata di Gennaro Porcelli.)

Highway 61 Revisited  (di Bob Dylan) tratta dall’album di Gennaro Porcelli and the Highway 61 intitolato Revisiting….! del 2008. 

Cold Sweat  (scritta da James Brown assieme al suo band leader Alfred Pee Wee Ellis. James Brown l’ha incisa per primo nel 1967, Mongo Santamaria nel 1968 e pubblicata in seguito con successo anche da Albert King come singolo per la Stax nel 1970.)

Love her with a feeling  (Il titolo completo è You’ve got to love her with a feeling ed è attribuita a  Freddie King  che la incise come singolo per la Federal records nel 1960.  Tuttavia anche se Freddie King si attribuisce la paternità del brano, lo stesso pezzo era già stato inciso da Tampa Red  aka Hudson Whittaker nel 1938. Gennaro Porcelli s’ispira però alle versioni più recenti e cioè alle incisioni di Paul Butterfield (1970), Junior Wells (1975) ma soprattutto all’album Breakin’ it up breakin’ it down di Muddy Waters, Johnny Winter e James Cotton registrato nel 1997 ma pubblicato solo nel 2007 ed ancora Anson Funderburgh nel 1985, Johnny Copeland nel 1990, Buddy Guy nel 1994, Taj Mahal con Eric Clapton nel 1996 fino alla versione di Rick Derringer del 2000.)

Too tired  ( il brano è stato scritto da Johnny Guitar Watson, Maxwell Davies e Saul Bihari. E’ stato inciso per primo come singolo su RPM, records da Johnny Guitar Watson nel 1955.  Gary Moore l’ha invece incisa in un album intitolato Still Got the blues ( lo stesso LP che contiene Walking by myself ) qui con Gary Moore e  Albert Collins alle chitarre nel 1990.)