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Non
comprate i mie dischi e sputatemi addosso. Ovviamente
i fan di Bob Dylan, non fanno nessuna delle due cose.
Ci mancherebbe altro. Ma il testo de "L'Avvelenata"
di Guccini non viene in mente a caso. A volte, infatti,
l'atteggiamento di Mr. Zimmerman sembra esattamente
quello di chi vuole sfidare il proprio pubblico. Lo
ha sempre fatto, dove sta la novità, direte voi? Che
ci aggiunge sempre qualcosa di nuovo, il maledetto!
Anche questo non è uno scoop. Eppure riesce sempre a
sorprenderci. Quasi mai, però, con quello che vorremmo.
Che ne so, magari cantando, anche con la voce di oggi,
ma sì dai, un pezzo da solo sul palco con la chitarra
acustica: eresia!
E d'altra parte non essere qui dopo aver appena rivisto
"Don't Look Back" in dvd deluxe edition, sembrerebbe
a suo volta un imperdonabile atto di sfida. Sia mai.
E allora eccoci ai piedi di sua maestà, all'interno
di un Forum non esattamente stracolmo, ma compatto,
spaventosamente intergenerazionale e, ovviamente.
adorante. Almeno fino a luci spente, poi bisognerebbe
spendere una pagina ad hoc per i commenti. Cito solo
il più divertente: "non c'è niente da fare, si è poppizzato
anche Dylan". Che farebbe il paio con quello che "lo
preferisco acustico.... ". Ma torniamo al concerto,
aperto con Dylan che, imbracciando l'elettrica, inizia
con "Cat's in The Well", dal quasi rimosso "Under The
Red Sky". La voce, più scartavetrata e consumata che
mai, è comunque ben sopra gli strumenti di una band
che fa quasi tenerezza. Tony Garnier fa più di uno sforzo
per tenerla unita mentre insegue le solite bizzarrie
del cantante, Bob Dylan, che spesso si ferma e riparte
quando vuole. Il violino di Donnie Herron non si sente,
è appena un soffio; solo nella splendida "Nettie
More", uno dei momenti più alti dell'intero concerto,
avrà un sussulto.
Il primo tuffo negli anni '60 porta tra le altre "It's
Alright, Ma", in una atmosfera molto blues dove
il cantato è sempre più spesso una sorta di ormai incomprensibile
talkin', tipico del nostro ormai in quasi tutte le canzoni.
Gli arrangiamenti, poi, non finiscono mai di lasciare
perplessi, vedi, ad esempio, "To Ramona".
Ma se è vero che Dylan è sempre Dylan (la tipica frase
di ogni post concerto) è anche vero che dopo una "All
Along The Watchtower" che sembra una marcetta o dopo
una "Like A Rolling Stone" che il pubblico cantava,
ma non con lui, lui era qualche strofa più avanti o
più indietro, un po' di amaro in bocca resta sempre.
Anche quando cerchiamo, con tutto l'amore possibile,
di giustificarlo al novizio di turno. Quello di Milano
è stato un concerto modesto, con una scaletta modesta
e un vecchio repertorio più irriconoscibile del solito.
Chitarra o tastiere non è cambiato molto, e solo qualche
soffio svogliato nell'armonica ha ricordato memorabili
immagini in bianco e nero. Così nemmeno i tuffi rock
di "Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again"
e "Highway 61 Revisited" hanno risollevato le sorti
di un concerto dove il meglio, alla fine, sono state
le canzoni più recenti dell'ottimo "Modern Times".
Alla prossima Bob, perchè noi ci saremo ancora. Che
vuoi, siam fatti così.
SET LIST:
Cat's In The Well
It Ain't Me, Babe
Just Like Tom Thumb's Blues
It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
To Ramona
Rollin' And Tumblin'
Spirit On The Water
Stuck Inside Of Mobile With The Memphis Blues Again
Desolation Row
I'll Be Your Baby Tonight
When The Deal Goes Down
Most Likely You Go Your Way (And I'll Go Mine)
Nettie Moore
Summer days
Like A Rolling Stone
Thunder On The Mountain
All Along The Watchtower
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