Francesco Piu Quartet

Francesco Piu Quartet

Cantù / 1e35


27/01/2017 - di Fabio Baietti
Chissà cosa scriverà il bambino Giovanni, girovago tra piatti e rullanti durante il concerto, nel suo tema “Una serata a Cantù”. La maestra è pronta a dare il voto, noi cerchiamo di aiutarlo con qualche idea….

Il quartetto sale sul palco e ciò che subito colpisce è la sua estrema eterogeneità estetico-generazionale. Il platinato tastierista, lo stagionato bassista, un minuto batterista che non sembra essere neppure maggiorenne mentre il leader veste denim con disinvoltura e la barba sempre più folta.

Dura pochi attimi una sensazione tra sorpresa ed attesa perché l’inizio quasi gospel di Hold on fa ben intendere quale sarà il clima della serata.  Subito le tastiere di MAX TEMPIA (l’unico dei musicisti a non provenire dalla terra dei 4 Mori) danno un’impronta funkeggiante al tappeto sonoro, ribadendo le atmosfere presenti nella prima parte del recente “Peace & Groove”

Groove che mi permetto di tradurre in “blues ballabile”, aggettivo usato nella forma più nobile del termine. Profumi di locali sulla direttrice che unisce Beale Street al French Quarter, in cui i presenti sono liberi di assecondare  il proprio corpo nel tradurre il fluire dei suoni. Le mani che tengono il ritmo sono uno strumento aggiunto, amplificando le precise linee di basso dell’esperto GAVINO RIVA.  Funk, soul, accenni di “freeblues”, caleidoscopico mosaico di stili in cui ampio spazio viene dato ai singoli musicisti. You feed my soul e My eyes won’t see me no more ne sono esempio e lasciano il segno.

FRANCESCO PIU è, come al solito, a suo agio sul palco. Lo ritrovo meno istrionico rispetto a qualche anno fa ma, se possibile, ancor più sicuro nella voce, con le corde vocali intrise in un mirto di qualità. Acustica e rezofonica sono il tramite per cui la tecnica chitarristica ineccepibile veicola emozioni ad un’audience con cui interagisce più volte, vista la sua predisposizione naturale all’empatia. E quando compaiono washboard e cucchiaio, New Orleans sembra essere la capitale della Brianza.

Scherza Francesco, la parte ridanciana del suo essere sardo 100% trova sfogo sul palco nelle battute con GIOVANNI GAIAS (aka Nanni Groove), “direttamente dagli One Direction”. L’esile ragazzo in mimetica e berretto da baseball è la vera sorpresa della serata. Dotato di una verve e di un linguaggio del corpo all’insegna della positività, il Nostro è un’ instancabile macchina da groove, perfetto abito ritmico per le canzoni di Francesco, nonché prezioso alle seconde voci

Si ripresentano brani di Ma- Moo Tones in felici, nuovi arrangiamenti e nemmeno la canonica pausa spezza il feeling creatosi, arrivando all’una e trentacinque circa con la gente in piedi a ballare. E quando Give peace a chance diventa singalong, quasi dispiace che siano passate in un attimo più di due ore nette di ottima musica.

Peace, funk, blues and Groove, friends!!