Enrico Pieranunzi

Enrico Pieranunzi

Auditorium Castel Sant’Elmo, Napoli

27/01/2011  |  di Francesco Bove

Enrico Pieranunzi ritorna a Napoli e lo fa con gran classe proponendo una personale rivisitazione dell’opus di Scarlatti. L’evento proposto dall’Associazione Scarlatti nell’ambito del cartellone annuale di classica è accattivante ma potrebbe far storcere il naso ai puristi della classica. Pieranunzi, partendo dal presupposto che Scarlatti fosse un improvvisatore e, quindi, una sorta di jazzista, vaga (e divaga) tra le partiture del compositore napoletano proponendo un concerto, per certi versi, interessante ma, al tempo stesso, ambizioso. Il pianista romano ha una tecnica invidiabile, può, a pieno titolo, essere considerato il Bill Evans italiano e questo progetto mostra pienamente la sua maturità stilistica e una grazia invidiabile. Prepara un percorso intelligente e raffinato in cui non tende ad andare mai sopra le righe, anzi va a rileggere la melodia scarlattiana senza snaturarla. Pieranunzi va a fondo, le sue sonate rielaborate non dispiacerebbero affatto Scarlatti, non rende jazz le partiture ma semplicemente realizza nuove composizioni partendo dall’idea originaria. Il progetto di Pieranunzi, già pubblicato su cd, va oltre le semplici schematizzazioni di genere, travalica ogni confine ponendosi come punto di confronto e non di affronto. Il pianista romano propone al pubblico napoletano dapprima la sonata integralmente, senza alcuna variazione, dopodiché comincia a distaccarsi dalla struttura iniziale per affrontare un discorso più ampio, dall’animo – e non dalla forma – jazz. Nonostante la sala assai fredda, che ha influito non poco sul tocco del pianista, Pieranunzi riesce ad incantare la platea grazie anche a delle introduzioni interessanti che anticipano il brano rendendo l’evento non solo un momento d’ascolto ma anche di apprendimento.

Enrico Pieranunzi



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