Curtis Hardig

Curtis Hardig

Milano / Magnolia


26/11/2017 - di Giovanni Sottosanti
La musica dell`anima abita i piccoli club, locali anche poco luminosi e con palchi angusti, in cui comunque trova ristoro e forza rivitalizzante quel genere musicale che smuove e ribalta i cuori. Curtis Harding arriva da Saginaw, Michigan, cuore e anima black, oltre alla carnagione, due dischi alle spalle, l`acclamato Soul Power che nel 2014 lo rivelò sulla scena musicale e il recentissimo Face Your Fear, a confermare quanto di buono già messo sul piatto.

Un piacevole e riuscito menù in cui convivono alla perfezione soul, r&b, blues, funk, rock e garage e una voce che strappa le corde vocali a Curtis Mayfield, Otis Redding, James Brown, Eddie Hinton e Lanny Kravitz. Il concerto di domenica sera al Magnolia certifica in pieno le buone qualità elencate, basso, chitarra, batteria e sassofono ad accompagnarlo in un set che difetta forse per durata, un`ora o poco più e per varietà nell`esecuzione dei brani, molto uguali alla versione su disco. Con Need My Baby parte l`assalto alle emozioni, grande ballad, voce scura e avvolgente, On And On accelera la corsa, Next Time ha Proud Mary nel cuore e un ritmo incalzante con umori del bayou, presenti anche nelle successive Go As You Are e Drive My Car. Castaway e Freedom sono due splendide ballads in cui Otis e Curtis, in questo caso Mayfield, si siedono accanto al giovane Curtis, accompagnandolo lungo il cammino.

Till The End, come la seguente Dream Girl, aprono al funky e ad una voce in falsetto. Entrambi i pezzi sono tratti dall`ultimo disco, Face Your Fear, la cui title track arriva lenta e sinuosa a flirtare con un suono black fino al midollo. Ghost Of You è Philly Sound al 100%, mentre Wednesday Morning Atonement si bagna di psichedelia. Con I Need Your Love potrebbe esserci sul palco Eddie Hinton, Otis Redding o John Fogerty, voce graffiante, gran tiro. Si arriva al finale in un amen, Keep On Shining smuove piedi e mani della collettività e chiude come unico bis, lasciando un po`di amaro in bocca a conclusione di un concerto comunque bello, anche se una mezz`ora in più di show ci stava tutta.