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Nel
calendario dell'aperitivo in concerto del teatro Manzoni
di Milano, rassegna affermata per il Jazz, trova spazio
il progetto blues Terraplane di Elliott Sharp, affascinante
sperimentatore ed affermato esponente del free jazz.
Elliott Sharp è il precursore di un immaginario sonoro
all'avanguardia edificato su effetti distorti o amplificati:
"il mio mestiere consiste più nel mettere in risalto
gli eccessi del cambiamento tecnologico che nel prenderli".
In primis il progetto Terraplane strapazza il blues,
rispettando le radici, ma agendo sulle strutture foniche
adeguate e rapportate con particolare immediatezza alla
nostra modernità. Elliott Sharp con il suo ensemble
formato da Curtis Fowlkes (già con Cherlie Haden, John
Zorn, Marc Ribot e Bill Frisell), dal sassofonista baritono
Alex Harding (Lester Bowie e Aretha Franklin), dal bassista
David Hofstra (tra i più apprezzati contrabbassisti
sulla scena di New York) e dal batterista Tony Lewis
(ex 24-7 Spyz), si presentano sul palco del Manzoni,
curiosamente pieno, abbastanza puntuali.
L'intro dello spettacolo è ripreso da "Quartet" (secondo
cd del doppio "Blues For Next") in una nevrotica "Work
or Leave", autentica rappresentazione dello spirito
free di Sharp. Si prosegue sulle tracce dell'album "Secret
Life" attraverso l'interpretazione di "Clandestiny",
per poi veder comparire sul palco la mole di Eric Mingus,
ormai attivo vocalist al fianco di Sharp, che interpreta
"Usa Out Of Nyc", una trascinante "Oil Blues" e l'ossessivo
blues di "Smoke And Mirrors", con un intro alla chitarra
di Sharp fenomenale (è tra i migliori brani del nuovo
album "Forgery"). Mingus arriva a contaminare il set
con i suoi eccessi e istrionismi, mentre sbuca sul palco
Tracie Morris, che affiancherà l'energica voce di Eric.
La partecipazione di quest'ultima è purtroppo opaca,
affaticata da un'asettica lettura dei testi (successivamente
non ricorderà neanche le parole di un classico come
"Wang Dang Doodle") mediante l'aiuto di un Mac riposto
davanti al microfono. Sua la voce in "Nobody Know",
un gran bel brano afflosciato proprio dalla presenza
della Morris. Vengono proposte le ultime due pubblicazioni
di "Terraplane", prove spregiudicate della scena avant
newyorkese, edificate su un blues metropolitano e contaminato.
Uno dei momenti più emozionanti della serata, soprattutto
per la gioia dei bluesofili presenti, arriva quando
compare sul palco l'icona di Hubert Sumlin, chitarrista
e memorabile spalla di Howlin' Wolf. Nella mitologia
del blues lui è uno dei grandi ancora in giro e difatti
ad un tratto calore e passione si aggiungono alla performance
tirata di Sharp & co. Spazio alla tradizione con un
susseguirsi di classici come "Dust My Broom", "Sitting
On The Top Of The World", suonata e cantata con il cuore
da Sumlin, "Back Door Man" con un esuberante Mingus
alla voce e una dettata "Wang Bang Doodle", marchiata
dai deboli vocalizzi della Morris.
La serata scivola nelle sue due ore piene, ritornando
sul repertorio di Sharp: "Please Don'it", il soul tribale
"Lost Soul", introdotto a cappella per poi giungere
a termine sulle note di "Stop That Thing". Elliott Sharp
si è confermato un geniale musicista e compositore,
mostrando le sue doti diversificate alla chitarra, alla
steel guitar e al mini sax tenore. Un concerto carico
di attese e aspettative, forse troppe, reso nel suo
insieme d'effetto soprattutto dai validi strumentisti,
meno dagli innesti delle voci.
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