DIAFRAMMA
26/10/01 HEXO' PILZONE D'ISEO (BS)
A
circa sei mesi di distanza, ho di nuovo l’occasione per vedere i
Diaframma, ora anche con un nuovo disco da presentare, “Il futuro
sorride a quelli come noi”, e ovviamente non posso mancare all’appuntamento
che questa volta è all’Hexò di Pilzone d’Iseo.
Verso le 23.00 comincia ad arrivare gente, alcune facce già viste,
sono i pazzi del fan club. Fiumani è seduto ai tavoli per un’intervista
e non mi dispiace aspettare, anzi forse l’attesa è uno degli aspetti
che prediligo nel tempo richiesto da un concerto.
Mi guardo attorno: alle pareti sono appese gigantografie in bianco
e nero di Mick Jagger, Morrisey e altri, quelli sguardi attendono
solo qualche voce che liberi di nuovo la loro inquietudine.
Federico sale sul palco con la band, si sistemano con calma e cominciano
con “L’odore delle rose”, forse un inconsapevole omaggio proprio
a quello spleen malinconico.
Non ci sono saluti e non ci saranno presentazioni nemmeno nel corso
della serata, segno che ognuno si sente già in un posto suo ed altrui,
merito della musica. La band comincia così a proporre i brani del
nuovo disco che si preannuncia più intenso delle recenti prove in
studio. La title track ha un bridge strumentale che si dilegua in
una breve atmosfera alla Pink Floyd, ma è solo un vago sentore:
Fiumani concentra la sua chitarra soprattutto sugli accordi e su
brevi riff in rapida successione, lasciando a basso e tastiere il
compito di riempire e variare il suono.
Davanti al palco si salta come forsennati anche sulle canzoni nuove,
io mi tengo un po’ più arretrato appoggiato ad una colonna ad ascoltare
quasi con devozione. Mi giro un attimo e mi accorgo che le immagini
del concerto vengono proiettate non solo sui piccoli schermi che
riempiono il locale, ma anche ingigantite su una parete in continua
dissoluzione: è come essere parte di un cerchio che gira ora accelerando
su ritmi punk ora rallentando sulle parole di Federico. La musica
entra e esce con continui sussulti: “Non siamo ancora pronti ad
addomesticarci / sebbene c’è chi dice sì / è una questione sconosciuta
/ ognuno bada al suo orticello / e vedrà che non avrà da lamentarsi
/ ma il cuore batte per un niente / cresce sempre insoddisfatto”.
Ogni parola è una ribellione, frutto di un complesso lavorio interiore
che emerge anche sul volto di Federico, smorfie e sguardo teso fino
a quando la musica lo fa sussultare in scoppi improvvisi. “C’è qualcosa
di strano / nei miei soliti gesti / quel qualcosa ti sfugge / ed
è per sempre / e mi lascia in ginocchio, indifeso / come un bimbo
piegato / che si accoppia alla terra”. Mi riempio di rammarico al
pensiero di tutti quegli adolescenti che inseguono presunte nuove
stelle del punk, quando abbiamo qui oggi un'artista capace di impersonare
spontanemente l'impeto delle sue canzoni fino a confonderle con
la propria identità. I brani nuovi mi sembrano carichi di una compattezza
più che mai viva, di una fermezza che li lega ai primi lavori dei
Diaframma: ogni volta che ho potuto vedere un loro concerto, sono
sempre rimasto colpito, quasi commosso dalla coerenza che Fiumani
sa esprimere dal palco senza pose né proclami.
Le
sue canzoni sono ferite aperte, squarciate davanti a tutti senza
timori né pudori, graffiate da tentativi di reazione e da dubbi
primordiali: “Son giorni di fuoco / bruciati e conficcati nel legno
/ sono giorni in cui manca / un sincero entusiasmo / sono giorni
in cui prego / ma non so poi perché”.
A parte qualche richiesta d’acqua, metafora per una canzone che
poi non verrà eseguita, quella che arriva è energia pura, fisica
e mentale. Ne è un esempio “Telenovela”, presentata ironicamente
come l’ultima idea di condimento che la Star voleva mettere sotto
copyright (“Signora ricordi sua figlia ci condiva la pasta / col
mio sperma fluttuante / si è montata la testa / la mia tenera essenza
l’ha voluta per sé”).
“Movimento” ha qualche stacco anemico, quasi prog come i migliori
Jethro Tull, poi una dedica a un ragazzo delle prime file che compie
gli anni prima che “Blu petrolio”, “Un giorno balordo” e “Gennaio”
liberino tutta la rabbiosa velocità del punk e permettano a Federico
di sudare e sfogare ogni emotività.
“Caldo”, solo voce e pianoforte, avvia quelli che dovrebbero essere
i bis, ma che in realtà sono un epilogo altrettanto intenso del
concerto. La band è più libera di percorrere le tracce anche con
qualche assolo soprattutto in coda ai brani che guadagnano ulteriormente
solidità.
Una serata coi Diaframma è un’esperienza fortemente emotiva sia
che decidiate di viverla rispondendo corporeamente alla forza della
musica sia che preferiate assimilare e decantare ogni brivido in
silenzio. Entrambi i modi conducono al medesimo risultato, ovvero
la schiena sudata e un senso di spossamento interiore.
Alla fine se non sono le gambe a farvi saltare, è il cuore a scuotervi
con improvvisi sussulti. |
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TRACK LIST
1. L’ODORE DELLE ROSE
2. IL FUTURO SORRIDE A QUELLI COME NOI
3. IL TELEFONO
4. LA RIVOLTA
5. SIBERIA N. 2
6. ELENA
7. SPAZI IMMENSI
8. MARISA ALLASSIO
9. DAMMI TEMPO
10. SIBERIA
11. TELENOVELA
12. I FIGLI SOPRAVVIVONO
13. MOVIMENTO
14. CANZONE BRUTTA
15. LA MIA TENRA AMICA
16. DIAMANTE GREZZO
17. LABBRA BLU
18. VERDE
19. UN TEMPORALE
20. BLU PETROLIO
21. UN GIORNO BALORDO
22. GENNAIO
23. CALDO
24. BEATO ME
25. ULTIMO BLVD.
26. TRE VOLTE LACRIME |
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