Il Disordine Delle Cose

Il Disordine Delle Cose

Milano - Magnolia


26/08/2012 - di Andrea Furlan
I novaresi Il Disordine delle Cose sono una delle realtà più interessanti della scena indipendente italiana, con due album all’attivo, l’esordio omonimo del 2009 e il recente La Giostra, pubblicato all’inizio dell’anno. Il primo disco è stato una bella sorpresa, che ha colpito per la freschezza e l’originalità della proposta. Aiutati dai piemontesi Perturbazione con la partecipazione di Carmelo Pipitone  dei Marta sui Tubi, di Marco Notari, Paolo Benvegnù e Syria, realizzano un’opera dai suoni molto eleganti e curati, in cui la vena cantautorale è declinata tra raffinatezze pop e rock intimista e riflessivo. La Giostra invece, registrato in Islanda negli studi dei Sigur Ros, testimonia il notevole salto di qualità compiuto dal gruppo, che rivela, con grande padronanza espressiva, la capacità di comporre ottime canzoni e di arrangiarle sapientemente in una miscela sonora avvincente.

Averli ascoltati al Magnolia è stata un’esperienza davvero esaltante. Sono arrivato al termine del concerto entusiasta e letteralmente conquistato dalla loro musica. Non li avevo ancora (colpevolmente) visti dal vivo e quindi per me la serata, che non esito a definire magica, è stata la conferma dell’impressione estremamente positiva che i lavori in studio mi avevano lasciato. Sul palco il gruppo mette molta passione e convinzione e riesce facilmente a coinvolgere lo spettatore con un flusso sonoro avvolgente e affascinante, cui è molto difficile resistere. Il suono è pieno, orchestrale, corposo e i brani guadagnano in intensità rispetto alle registrazioni in studio. L’inizio è dedicato al nuovo album, si comincia con l’evocativa Moesfellsbaer e Addio, dedicata alla terra, il canto di Marco Manzella (voce e chitarre) si dispiega accompagnato da Alessandro Marchetti (basso, voci e chitarre), Emanuele Sarri (chitarra), Vinicio Vinago (voce e batteria) e dalle evoluzioni di Luca Schiuma (pianoforte, organo e tastiere) e i preziosi ricami del violoncello di Mattia Boschi. Da Sto ancora aspettando a Mi sollevo e L’altra metà di me stesso, è tutto un susseguirsi di immagini, suoni e code strumentali evocative. I brani del primo disco beneficiano della cura islandese, rimasta nel cuore dei musicisti, e si amalgamano perfettamente con la nuova produzione. Si continua con alcune delle cose più belle del Disordine, Vorrei, potrei, dovrei, Autunno, La preda e Il colore del vetro. L’energia dell’esecuzione dal vivo, i cori, le parti strumentali dai mille colori che Schiuma e Boschi intessono sulla base rock del gruppo rimandano al progressive e alla pschiedelia e rafforzano la vena cantautorale dei testi. A Tolgo il disturbo è affidata la chiusura, come ne La Giostra. “…e così vado via, tolgo il disturbo se è quello che vuoi, se non c’è posto per me nella tua vita " canta Marco Manzella, ma ovviamente non è così, la mia vita in futuro sarà molto disordinata. L’indi boreale psichedelico (la definizione è tratta dal loro profilo facebook) del Disordine delle cose convince davvero molto ed è un piacere ascoltare la loro musica, composta bene e altrettanto bene suonata e arrangiata. Di più non si può volere, non resta che aspettare il loro prossimo concerto!

Moesfellsbaer

Addio

Sto Ancora aspettando

Mi sollevo

L’altra metà di me stesso

Vorrei, potrei, dovrei

Autunno

La preda

Sottile ipocrisia

Il colore del vetro

La mia città

Festival

Tolgo il disturbo

 

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