Grayson Capps Trio

Grayson Capps Trio

Dozza (BO) / Teatro Comunale


25/11/2017 - di Giovanni Sottosanti
La Rocca di Dozza si staglia fiera e imperiosa, incurante e per nulla intimorita dalle bordate di vento gelido che spazzano l`aria. La cucina dell`antistante Ristorante La Scuderia allieta il pre concerto con piadine, crescentine, affettati, squacquerone e tortelli di patate ai funghi porcini che da soli valgono il viaggio. La grappa conclusiva è il giusto preludio al concerto di Grayson Capps, (Before you die) Drink A Little Grappa.

Le assi del Teatro di Dozza raccontano una storia che fa rima con passione, cuore e competenza, quelle di Corrado Gambi, che da anni lotta per diffondere musica e prosa in questo delizioso spicchio di Emilia. Stasera è una di quelle sere in cui bisogna solo chiudere gli occhi e lasciarsi andare, sognando e ciondolando come fossimo sul patio di una casa da qualche parte nella Louisiana oppure su qualche battello che da Baton Rouge risale il Mississippi. Il maestro di cerimonie è lui, quell`uomo altissimo, magro e con i capelli lunghi che sembra Gesù Cristo, ci pensa lui con i suoi fidi compari, Emanuele J Sintoni alle chitarre e Corky Hughes al basso, a prenderci per mano in questo splendido viaggio dall`Alabama a New Orleans, impregnato di spezie e colori, intriso di blues, folk, rock, country e ballads.

Back To The Country ci introduce in un mondo fantastico e sognante, in cui trovano posto racconti ai limiti della leggenda, ricordi d`infanzia e vita vissuta. Il tutto posto con la raffinatezza, le gentilezza e la cordialità che contraddistinguono il personaggio Grayson Capps, oltre che il musicista. Ormai da anni abituale frequentatore dei nostri palchi e ben amalgamato con i nostri usi e costumi, tanto da inneggiare alla Grappa come elisir di lunga vita. C`è un nuovo disco di presentare, Scarlett Roses, da cui Grayson attinge per buona parte della serata, colori di mexican border, bayou, strade fangose, cieli plumbei e colori limacciosi. Non possono mancare ovviamente le sue ballate eterne, Washboard Lisa su tutte, Standing on the corner on Royal Street on a Sunday afternoon è scolpita per sempre nel cuore, con quel suo splendido senso di malinconica nostalgia.

It was Brewton, Alabama at The Colonial Inn, è il turno di A Love Song For Bobby Long, e parte il viaggio a bordo di una Chevy Nova, con il sedile posteriore bruciato da una sigaretta Winston, tra sapori di succo d`arancia e vodka. In questo mondo etilico e onirico Bobby Long was like Zorba the Greek. Ogni canzone come un piccolo film di colori, odori, persone e cuori da riempire, Graveyard, Mermaid, Slidell e Willie Sugarcaps non possono mancare alla festa, Emanuele J Sintoni e Corky Hughes tracciano una strada su cui Grayson adagia sapiente le sue storie. C`è sul finale un momento di lucida follia, in cui racconta come per caso è venuto a contatto con il rock dello Zambia, fautore di un suono figlio di Led Zeppelin, Deep Purple, Hendrix e via dicendo. E allora vai di distorsore e feedback lancinanti, per un`orgia di suoni sporchi, garage, quasi hard. La quiete dopo la tempesta è un`oasi di pace e amore, rappresentata perfettamente dal finale di May We Love. Dopo più di due ore il gigante dell`Alabama lascia la scena, saluta tutti, Drink A Little Grappa, un altro giro nei nostri cuori è compiuto. Fuori fa freddo e tira vento, il calore di New Orleans e dell`Alabama scaldano più di una giornata di sole. Every time you move your dirty little hands Takes away our fear and our pain