Levi Parham

Levi Parham

Cantù / 1e35


25/09/2017 - di Giovanni Sottosanti
Ci sono concerti che non hanno bisogno di stadi pieni e folle oceaniche, ci sono serate che nascono dal piacere di stare insieme, due chiacchiere, una birra, un locale e un concerto. Se poi il locale è l`Una E Trantacinque Circa, allora puoi stare tranquillo, sei nel posto migliore per dare il giusto contorno al tutto, qui la buona musica è padrona di casa e il piacere di ascoltarla è una religione.

Levi Parham più che una promessa è già una bella e piacevole realtà del cantautorato americano, anche se all`attivo vanta solo due dischi, l`ultimo dei quali e l`acclamato These American Blues del 2016. Era già venuto in Italia in primavera scorsa per una serie di concerti in duo acustico con Alex Valle, valido polistrumentista di stanza nella band di De Gregori. Quest`estate invece Levi era tornato con la band per una serie di concerti elettrici e vibranti di puro stampo rock`n`roll, a cui purtroppo non ho assistito. In questa terza avventura sul territorio italico si fa accompagnare di nuovo da Alex Valle, stavolta insieme a lui compaiono anche Max Malavasi e Guido Guglielminetti, storico bassista di De Gregori.

In un locale purtroppo non pieno come l`evento avrebbe meritato, il giovane songwriter dell`Oklahoma, bello, alto, snello e dinoccolato mette in pista uno show in cui blues, soul, southern, canzone d`autore, rock e ballads si integrano perfettamente, ricalcando molto da vicino le sonorità ascoltate in These American Blues. La band cuce con precisione e cura meticolosa il suono opportuno addosso ad ogni pezzo, quasi avessero sempre suonato insieme. Central Time apre il concerto con il suo ritmo boogie-woogie, seguita dalla title track These American Blues, brillante country rock in salsa sudista. Rallenta Love Comes Around, splendida ballad intima e acustica, così come le successive Ain`t The Man To Tell You So e Wrong Way To Hold A Man, anche quest`ultima pregna di colori e umori southern soul.

Levi scherza e ride con il pubblico, per nulla in soggezione, anzi perfettamente a proprio agio, parla della sua famiglia, di Austin, di Townes Van Zandt e Jimmy LaFave, che gli ha prodotto l`ultimo disco. Rimette in moto il motore perché Steal Me irrompe con tutta la sua freschezza e immediatezza country rock e Don`t Care None (But I Used To) swinga che è una bellezza. Held In High Regard riporta la rotta del viaggio verso sud e Gonna Be A Long Day la segue in una splendida cavalcata attraverso spazi aperti. Waiting Game è forse uno dei momenti più alti della serata per intensità e pathos che si creano in sala nel silenzio irreale, la voce di Levi e la lap steel di Alex Valle accarezzano il pubblico e cullano i sogni che ognuno di noi cavalca a occhi chiusi.

Ancora la lap primeggia nel bar boogie blues di I`m Behind Ya, in cui la voce di Levi torna a farsi scura e a graffiare, come in Chemical Train, scura come la notte. Non conoscevo Two Cookies, pezzo fresco e piacevole, tratto da An Okie Opera, disco autoprodotto del 2013. Il concerto si chiude con un bel blues in chiave acustica, il titolo mi è ignoto, facendo parte del prossimo disco in uscita fra qualche mese e registrato, guarda caso, ai gloriosi Muscle Shoals in Alabama. Il piacere delle cose semplici e genuine, i recettori saturi di emozioni che non hanno bisogno di essere urlate, basta ascoltare in silenzio e sognare...anche a occhi aperti.

Foto di Marcello Matranga

Video di Luca Tavecchia