Motta+ Paolo Benvegnù

Motta+ Paolo Benvegnù

Roma, Villa Ada incontra il mondo


25/07/2017 - di Arianna Marsico
“Potrei dire dunque a quest’attimo: fermati dunque sei così bello” (Faust, Johann Wolfgang Goethe). E fissare così secondo dopo secondo nella memoria ogni istante dell’ultima data di Motta. Potrei fissarla nella memoria senza sonoro, come un film muto anni ’20, e sarebbe bello lo stesso. Perché gli sguardi e gli abbracci tra Francesco e la sua band che lo ha accompagnato in più di cento date (Cesare Petulicchio alla batteria, Federico Camici al basso, Leonardo Milani “domande e risposte”alle tastiere e Giorgio Maria Condemi alla chitarra), e Andrea Ruggiero e Francesco Pellegrini (intervenuti sul palco per l’occasione), dicono tutto. E parlano di un rapporto vero, autentico, che non può che generare musica intensa e sincera.

Ma rimettiamo il sonoro ed andiamo con ordine.

Apre la serata Paolo Benvegnù, che Motta alla fine ringrazierà come colui grazie al quale ha iniziato a suonare. Definire superba l’esibizione è riduttivo. Composto ed insieme teso ai presenti, Benvegnù regala un rock elegante e pregno di filosofia, bilanciando brani dall’ultimo lavoro H3+  e perle che rotolano dagli scrigni del passato. Come Suggestionabili, inno alla fragilità umana, a poveri corpi che in Goodbye Planet Earth possono diventare astronavi ed esplorare “lo spazio immenso ed infinito” dello spirito. Olovisione in parte terza è una dichiarazione d’amore senza fini che si innalza su note fatte di antimateria. In Slow Parsec Slow la chimica e la fisica si fanno poesia. Il mare è bellissimo chiama in causa l’acqua come elemento naturale ed il mito di Atlantide, sa di salsedine e di mito. Si chiude con No Drinks No Food, intensa, crepuscolare, miele sulle crepe dell’anima.

Paolo Benvegnù a questo punto presenta la band e saluta, e resterà presenza discreta ma importante nel backstage per tutta l’esibizione di Motta.

Esibizione ritardata da problemi di segnale audio. Bisogna dire però che l’impegno dei fonici invece non tarda ad innescarsi, riuscendo con dedizione e pazienza a risolvere il problema permettendo un ottimo ascolto per il resto della serata.

Ritardo che però crea apprensione. I primi abbracci di Francesco ai suoi sembrano quasi voler sciogliere la tensione, tirare un sospiro di sollievo ed iniziare. Se continuiamo a correre con la sua oscurità inizia questo viaggio nell’inquietudine e nella felicità di un’età che in fondo è un cantiere in corso. I movimenti sono quasi marziali e solenni. C’è una tensione di crescita che pervade anche quel piccolo gioiello che è Del tempo che passa la felicità. In Prima o poi ci passerà Motta passa alla batteria. Mio padre era un comunista, dedicata alla madre presente questa sera, perde i connotati rock- steady a favore di una vena più intima e più carezzevole. Su Una maternità sale sul palco il primo ospite, anche se definirlo ospite dopo aver preso parte alle registrazioni del disco potrebbe essere riduttivo. E’ Andrea Ruggiero con il suo violino, che rende Una maternità un canto del cigno. A questo punto Francesco scherza sul non aver bevuto ancora grappa “ o sto invecchiando bene  sto invecchiando male”, brinda con un bicchiere di grappa alla salute dei presenti e presenta il brano successivo. Un pezzo scritto con Riccardo Sinigallia, con il can can per il fatto che parlasse di un transessuale che ha stupito (negativamente) gli  autori. Ed invece quasi si vede il protagonista ballare lì, senza “le scarpe giganti”,  abbracciato dal suono degli archi nonostante una vita più ricca di schiaffi che di abbracci.

Motta a questo punto dice “sono dieci anni che piscio e mangio Camogli in autostrada” e presenta il  suo primo compagno di viaggio nell’avventura musicale e lungo le autostrade: Francesco Pellegrini, suo sodale nei Criminal Jokers, quarto Zen Circus per questa estate. Bestie e Fango  vengono da quel periodo e sono intense nel loro equilibrio tra Beck ed il punk.

La fine dei vent’anni porta la dedica “ad una persona nuova nella mia vita”. Ha poco più di anno di vita eppure questo brano dai riff delicati come germogli è già un inno, perché in fondo “abbiamo sempre qualcuno da salvare” tutti quanti, non fosse altro il nostro Piccolo Principe interiore, o la matricola universitaria che eravamo che fa il funambolo tra mondo dei grandi e quello delle feste.  La prima parte del concerto si chiude con un altro pezzo con il Maestro Pellegrini sempre dal repertorio dei Criminal Jokers, ossia Cambio la faccia, carta vetrata su ali delicate che cercano di spiccare il volo.

Giusto il tempo di una breve pausa ed ecco Roma stasera, sulfurea ed avvolgente. Francesco, sempre umilissimo, ringrazia il suo tour manager Francesco Feccini con un “mamma scusa ma quest’anno è stato quasi più importante di te” . Abbiamo vinto un’altra guerra è di una tenerezza disarmante e viene cantata da tutti. Si chiude con Prenditi quello che vuoi, dilatata in modo da raccogliere tutto quest’universo che ha girato l’Italia, tutti i “mi mancherete”, gli abbracci, il tempo che passa e la felicità.

Ma il secondo disco arriverà prima de “la fine dei trent’anni”  parafrasando le parole di Motta stesso, perciò l’attesa non sarà lunga… in fondo “se continuiamo a correre”

 

 

Setlist Paolo Benvegnù

Nello spazio profondo

Suggestionabili

Goodbye Planet Earth

Olovisione in parte terza

Una nuova innocenza

Se questo sono io

Avanzate, ascoltate

Slow Parsec Slow

Il mare è bellissimo

No Drinks No Food

Setlist  Motta

Se continuiamo a correre

Del tempo che passa la felicità

Prima o poi ci passerà

Mio padre era un comunista

Una maternità

Sei bella davvero

Bestie

Fango

La fine dei vent’anni

Cambio la faccia

Encore

Roma stasera

Abbiamo vinto un’altra guerra

Prenditi quello che vuoi


Foto:Daniele Di Mauro