Al Quisisana Jazz di Castellammare di Stabia, sorprendente kermesse organizzata all'interno delle Antiche Terme, è arrivato Roy Hargrove col suo folgorante quintetto, un'autentica macchina da guerra che unisce bop, funky e venature gospel in un set di circa un'ora e trenta. I musicisti ingranano quasi subito, Hargrove, talvolta volutamente sfiatato, lascia molto spazio a un gruppo di virtuosi che sanno dare swing ai pezzi proposti. Su tutti il fido Justin Robinson, dal sax torrenziale e melodico, e il contrabbassista Ameen Saleem, vero e proprio padrone dello strumento. A chiudere il quintetto, Quincy Phillips, batterista dinamico e superbo, e il misurato Sullivan Fortner al pianoforte. In scaletta alcuni brani tratti da “Earfood”, tra cui una Strasbourg-Saint Denis da pelle d'oca, e Never let me go che vede Hargrove nella doppia veste di trombettista e cantante dalla voce vellutata. Quel che abbiamo visto a Castellammare è un gruppo affiatato, deciso, collaudato, capace di alternare sapientemente i vari mood che il genere può proporre. Un live elegante, che Hargrove sa personalizzare col giusto tocco e che non ha minimamente il sapore del mero revival.
A rendere il tutto più magico è stato l'intervento, inaspettato, di Roberta Gambarini che si è esibita, tra l'altro, in una splendida interpretazione di Everytime we say goodbye. Sul finale, Hargrove strizza l'occhio al pubblico suonando, col sassofonista, tra il pubblico mentre la sezione ritmica lo supporta dal palco. Il concerto volge verso la fine, i musicisti, a turno, abbandonano il proprio strumento. Rimane solo Ameen Saleem che mette la parola “fine” ad una bellissima serata, troppo breve a dire il vero, con un assolo carico e corposo che lentamente sfuma nel blu estivo di una città di mare. Unica nota stonata è stata l'assenza dei bis, fortemente richiesti dal pubblico ma, in definitiva, è andato tutto per il verso giusto.