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Andare
ad un concerto di Pacifico significa mettersi comodi
e passare una buona serata, come se si fosse tra persone
con cui è gradevole passare del tempo e scambiare qualche
battuta. Anche al Teatro Centro Lucia il cantautore
milanese è riuscito a creare questa atmosfera di educata
cordialità sia con i fans che lo seguono da tempo sia
con chi per la prima volta ha assistito ad una sua esibizione.
Di fronte ad una platea che ha gremito la sala, il concerto
è stato aperto da Beppe Donadio, pianista bresciano
che abbiamo già avuto modo di presentare su queste pagine:
tre pezzi gli sono bastati per far capire la bontà del
suo pop, per l'occasione arricchito del supporto colorato
di una band stavolta completa di percussioni, contrabbasso
e vocals, oltre che del "solito" violino di Michele
Gazich.
Il tempo di spostare gli strumenti e Pacifico è salito
sul palco in maniera molto informale lanciando aeroplanini
di carta e scherzando col pubblico sull'assenza del
suo gruppo, gli "Impagabili", per una questione di impuntature
economiche ancora in via di definizione dietro le quinte.
L'artefizio è stato buono per presentare una manciata
di pezzi al piano tra cui anche "Il nodo", scritta per
Raf, che ha subito raccolto l'approvazione delle presenti
inducendo l'autore ad interrompere simpaticamente il
pezzo per chiedere "La conoscete?".
Mentre sul palco si terminavano gli ultimi preparativi,
dalle casse del teatro è stata trasmessa "Papà pacifico",
vecchia canzone sanremese anni '50, ironicamente introdotta
come nuovo singolo. Già dopo pochi brani era così evidente
che il concerto sarebbe stato farcito dall'abilità di
Pacifico nel gestire il palco con piccole sorprese:
dai coriandoli sparati sulle prime file alla palline
personalizzate lanciate con una racchetta da ping-pong,
i suoi sono stati atti minuti e pacati, che hanno destato
l'attenzione del pubblico.
Prima di riprendere l'esibizione Gino De Crescenzo,
questo il vero nome all'anagrafe, ha invitato due volontari
a brindare con lui alla buona riuscita della serata
con del vino del Lago di Garda. Tutti questi siparietti
sono serviti a creare con la platea una partecipazione
che ha spesso invogliato a simpatici dialoghi introduttivi.
Pacifico ha così cominciato a dare il meglio di sé con
"L'inverno trascorre", quando, imbracciata una Ibanez,
ha preso a suonare a pieno regime con la sua band, forte
dell'appoggio di validi professionisti.
Tra introspezione e canzoni d'amore cantate con intelligenza,
particolarmente riuscita è stata "Da qui" con un Pacifico
curiosamente impegnato a suonare una chitarra in miniatura
e Silvio Masanotti invece intento ad accompagnare con
la slide (importanti anche i suoi interventi con l'e-bow).
Musicalmente il concerto ha spaziato all'interno della
musica leggera italiana giocando sui sentimenti e sulla
melodia senza scadere nella retorica: è così venuta
fuori quella voce interiore su cui sono costruiti molti
dei pezzi di Pacifico, capaci di rimandare alla vecchia
canzone d'autore o di concedersi lievi slanci moderni.
In entrambi i casi è emersa la personalità di un musicista
che sta bene con le sue canzoni, che le cura, le coccola
e le mostra come creature delicate. Splendida è stata
la chiusura del set con una "Le mie parole" che ha lasciato
la sala in silenzio. Richiamati immediatamente i musicisti
sono tornati sul palco all'istante e hanno offerto quattro
bis senza mai uscire dalle righe. Anche nei momenti
più "ruffiani" come quando si è trattato di far cantare
il pubblico durante "Smog" o di distribuire delle fontane
da far brillare per il pezzo finale, Pacifico ha saputo
ridere e far ridere del suo ruolo giocando con l'imbarazzo
come fosse un compagno di giochi. E alla fine ha lasciato
con "Una luce", quella che lui ha saputo riflettere
attraverso le sue canzoni e quella che i presenti si
sono trovati in mano da tenere accesa
BEPPE DONADIO:
Santi e navigatori
Via Milano blues
La stanza di Clara
PACIFICO:
Pacifico
Di pomeriggio
Il nodo
Pazzo il mondo
L'incompiuta
L'inverno trascorre
Caffè
Da qui
A poche ore
Un solo tempo
Fine fine
L'altalena
L'istinto
Polifemo
Solo un sogno
Le mie parole
Dal giardino tropicale
Lo sai che siamo uguali
Smog
Una luce |
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