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Afterhours
24/01/2004
Buddha café - Orzinuovi (BS) |
Proprio
quando non ce li sarebbe aspettati, nonostante stiano dedicandosi proprio
in questo periodo alla lavorazione del materiale che finirà su un nuovo
album, riecco gli Afterhours. Giusto per non perdere il contatto vitale
con il palco e con il proprio affezionato pubblico, il quale accorre in
massa per assistere all’anteprima di quello che sarà il set che il gruppo
milanese porterà in scena nei prossimi giorni nel mini tour con i Twilight
Singer dell’indimenticato leader degli ex Afghan Whighs.
Le luci basse accolgono in scena i componenti del gruppo che attacca senza
troppi complimenti con l’inattesa “Canzone di Marinella” nella suadente
versione già sentita sulla recente compliation tributo a De Andrè, con
il gruppo raccolto intorno all’organo al quale siede un raccolto Manuel
Agnelli.
La band è la stessa di “Quello che non c’è” e la scaletta si snoda intorno
alle canzoni di questo album, riproposto peraltro integralmente. Ciò evidenzia,
se ancora fosse necessario sottolinearlo, l’importanza rivestita da questo
disco nel nuovo corso artistico del gruppo. Già dal secondo brano infatti
gli Afterhours si riconcedono tali e quali li avevamo lasciati, rivelando
le certezze e i dubbi già evidenziati nelle ultime apparizioni.
Il concerto brano dopo brano rinnova quindi sia la raggiunta forma particolare
dell’artisticamente rinato Agnelli, in questa serata apparso decisamente
in forma. Di contro il resto della band appare poco partecipe, forse distratta,
decisamente in secondo piano rispetto alla maiuscola prova del suo leader.
“La verità che ricordavo”, “Rapace” e “Bye bye Bombay” fra gli altri sono
i brani più riusciti. Per il resto in scaletta non ci sono particolari
sorprese, fuorché due ulteriori cover quali la sempre superba “Mio fratello
è figlio unico” e soprattutto una rozza e potentissima versione del classico
“I wanna be your dog” come primo bis, che scuote dalle fondamenta il capannone
che ospita quell’anfiteatro postmoderno che è il Buddha Cafè.
Abbandonato il surreale senso sarcastico e la tagliente, talvolta feroce
dialettica dei più originali brani di un repertorio qualitativamente eccellente
in favore del recupero dei pezzi più disincantati del loro passato, gli
Afterhours viaggiano oggi lungo le coordinate di un’ideale forma canzone
impegnata, che riveli una personale disillusione in canzoni amare, seppur
proposte con la risolutezza di sempre.
Rispetto al passato però il solo a dare l’impressione di mettersi a nudo
sul palco rimane il solito Manuel Agnelli, ora più che mai leader ed elemento
catalizzatore del gruppo, a rivelarsi in più di un frangente dello spettacolo
come l’unico vero e proprio fulcro della band. Ai travestimenti glam ed
alle sferzate auto ironiche di un tempo Agnelli preferisce oggi altri
metodi per provocare i suoi interlocutori: sulla coda strumentale di “Bungee
jumping” accende uno schermo televisivo alle sue spalle sulle quali lascia
scorrere per via audio-video il pietoso delirio di megalomania dell’ultimo
semidio nazionale, al quale successivamente viene dedicata la sibillina
“Voglio una pelle splendida”. Valga questo come esempio sintomatico dell’evoluzione
che in misura sottile sta attraversando il gruppo, legata sia al messaggio
artistico della propria musica che soprattutto ad un sostanziale riequilibrio
dei rapporti di forza all’interno dello stesso, col rischio di divenire
sempre più una one man band senza una coesione propria.
A dire il vero gli intenti degli Afterhours non sono mai stati immobili
negli anni, evolvendosi magari con scelte artistiche e cambi di formazione
a volte dolorosi, più spesso rivelatisi oltremisura fortunati. Non rimane
che attenderci un’ulteriore passo in avanti di quello che ancor oggi rappresenta
un nome cardine del nostro rock.
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Scaletta:
- La canzone di Marinella
- Milano circonvallazione esterna
- Sulle labbra
- Quello che non c’è
- Non sono immaginario
- Male di miele
- Varanasi baby
- La verità che ricordavo
- Bungee jumping
- Voglio una pelle splendida
- Mio fratello è figlio unico
- 1.9.9.6.
- Rapace
- Non è per sempre
- Non si esce vivi dagli anni ‘80
- Il mio ruolo
- I wanna be your dog
- Bye bye Bombay
- Tutto fa un po’ male
- La gente sta male
- Ritorno a casa
Formazione:
Manuel Agnelli: voce, chitarre, organo
Giorgio Prette: batteria
Dario Ciffo: violino elettrico
Andrea Viti: basso
Giorgio Ciccarelli: chitarre, organo |