Sid Griffin

Sid Griffin

Pavia / da Trapani


23/10/2016 - di Giovanni Sottosanti
Una pioggerellina sottile e leggera, travestita da tenue foschia, colora l`autunno della pianura pavese.

Appare una porticina dal nulla, varchi la soglia e, come per magia, entri nel mondo delle Fate, che a Pavia ha trovato ormai fissa dimora Da Trapani, un locale tanto piccolo, quanto caldo e accogliente, straripante passione, competenza, coraggio, simpatia, semplicità, generosità e sensibilità, tutte doti non facilmente riscontrabili nei tempi attuali.

Paolo e compagnia mi accolgono come fossi da sempre uno di loro, dalle pareti si sporgono gioviali e accattivanti le locandine degli artisti che hanno regalato indimenticabili serate ai fortunati presenti. A leggere i nomi di Escovedo, Greg Trooper, Phil Cody, Sarah Lee Guthrie, Carrie Rodriguez, Rod Picott, Graziano Romani, Lowlands, per dirne solo qualcuno, ci si rende conto della statura ormai consalidata raggiunta dal locale.

Stasera la serata è di quelle da non perdere, di scena Sid Griffin, figura leggendaria del cantautorato americano, nei plastificati e sovraprodotti anni `80 con i leggendari Long Ryders rispolvero`il suono limpido e cristallino della Rickenbacker, sepolto da troppi anni di disco dance. Grande cultore ed estimatore di Gram Parsons, Byrds e Buffalo Springfield, coloro`di suoni e odori californiani una stagione altrimenti povera di sogni, un breve viaggio a ritroso per rinverdire e rinfrescare un suono, aggiornandolo con l`urgenza espressiva del punk e le visioni lisergiche della psichedelia.

Da 10-5-60 a Two Fisted Tales, è come un lampo, termina troppo presto l`avventura dei Long Ryders, il nostro ha ancora tante idee e necessità di esprimersi. Quasi in parallelo viaggiano la carriera solista e il nuovo gruppo, i Coal Porters. Dischi sempre preziosi, pensati e ricercati, una sensibilità da fine songwriter che emerge sempre più, una continua ricerca delle origini, dal folk, al blues, al bluegrass.

La dimensione acustica ci regala la versione più spoglia e vera di Sid Griffin, i pezzi del suo repertorio solista si alternano all`ultimo capitolo Coal Porters. Jimmy Reed dedicata al grande bluesman, la struggente Everywhere, scritta a quattro mani con Greg Trooper, You Tore Me Down e Lost In This World Without You, dolenti ballate dal suo secondo lavoro, As Certain As Sunrise. La dedica ai Ramones con The Day Of The Last Ramone Died, tanto per ricordare che abbiamo imparato più da una canzone di tre minuti...

Anche i pezzi dei Long Ryders si colorano d`autunno e di adulta consapevolezza, mantenendo comunque intatta la propria forza espressiva. Sid chiama a raccolta i vecchi amici sulle note di Harriet Tubman`s Gonna Carry Me Home, Ivory Tower, I Want You Bad (splendida), Good Times Tomorrow Hard Times Today, If I Were A Bramble And You Were A Rose, Capturing The Flag e Gunslinger Man. Anelata e sognata, for the first time in acoustic version, è il momento per una delle canzoni manifesto della band, quella Looking for Lewis and Clark con cui si apriva State Of Our Union. Tutto il pubblico canta il ritornello, Sid sorride visibilmente soddisfatto. Gli ultimi due pezzi vedono sul palco una chitarra elettrica a sostenerlo nella dylaniana You Ain`t Going Nowhere e nella folkeggiante cover di John O`Neill.

Il giro di giostra è finito, si scende, l`animo gonfio di splendide sensazioni, poche parole, perché certe cose non le spieghi, le leggi negli occhi di chi era presente, le assapori lentamente. È stato un bel viaggio ... That`s were you get Your kickbacks from the Navy Looking for Lewis and Clark Un grazie di cuore a Paolo Pieretto e a tutto il locale

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