Zanne Festival 2017

Zanne Festival 2017

Castello d`Urso Somma, Catania


23/07/2017 - di Annalisa Pruiti Ciarello
Il tanto atteso Day 3 è finalmente arrivato e ad accoglierci nella consueta cornice del Castello d’Urso Somma è un caldo umido e appiccicoso, l’atmosfera sembra quella di fine estate, ovvero un misto tra malinconia e speranza. Arriviamo con qualche minuto di ritardo - dopo la puntualità fantozziana delle serate precedenti - ed il primo live è appena cominciato. Tutto è al proprio posto anche il pubblico che con rispettoso silenzio assiste all’esibizione dei Törst, la band vincitrice del contest Nuove Zanne che quest’anno ha visto concorrere oltre 100 band provenienti da tutto lo stivale. Solo 10 di esse – Törst compresi - saranno incluse nella casetta in tiratura limitata (solo 123 copie) La Femme Noir: a Tribute Compilation to Zanne 2017 contenente dieci omaggi agli artisti della line-up del festival.

Qualche debole raggio di sole accompagna l’esibizione del fortunato duo campano che nascosto dietro un groviglio di cavi, tra campionamenti e suoni stranianti porta sul palco di Zanne Sensorium, album uscito nel 2015. La voce ridotta ai minimi termini, metallica quasi da sembrare robotica è la cosa che maggiormente ci sorprende e ci lascia interdetti per quasi 30”. Con la stessa voce, manco fossimo nella Loggia Nera di Lynch e Frost, Adriano Elia e Paolo Marcellini ci salutano, cedendo così il palco ai Mystery Lights.

I quattro ragazzi californiani, trapiantati a New York, irrompono sul palco dello Zanne col la loro esuberanza e col loro dirompente sound figlio del garage-rock anni ‘60. Reduci anch’essi (così come i Fufanu) dell’esperienza del Primavera Sound, i Mystery Lights sono più carichi che mai e hanno tutte le intenzioni di rapire il pubblico di Zanne. Le melodie dannatamente efficaci e le distorsioni condiscono il set e coinvolgono la platea che si lascia andare ad un moderato pogo. Mike Brandon e co. suonano quasi per intero il loro autoreferenziale secondo album, lo stesso frontman scambia un paio di battute con pubblico durante il live, salta qua e la per il palco grondante di sudore mentre i suoi tre soci sono più composti ed impassibili. Giunti alla terza ed ultima serata è possibile tirare le somme di questo festival e lasciatemelo dire, assieme agli headliners, quella dei Mystery lights è l’esibizione più coinvolgente ed appassionante dell’intero festival.

Ennesimo cambio palco, ma non ultimo quello che separa i Mystery Lights dagli Ulrika Spacek, band che fa base a Londra, fresca di nuovo album. È infatti uscito lo scorso Giugno Modern English Decoration per la Tough Love Records. Purtroppo l’esibizione è stata scandita da qualche problema tecnico, ma questo non è bastato a fermare la band psych-rock. Il set del quintetto originario di Berlino, capitanato dal biondissimo Rhys Edwards, prevede brani come I don’t Know, Strawberry glue e Beta male, tutti e tre estratti dall’album d’esordio del 2016 (The album paranoia). Poche timide proiezioni scorrono alle spalle degli Ulrika Spacek le stesse che ci accompagneranno alla fine del live.

Sono le 23.40 circa quanto fanno il loro ingresso sul palco allestito ad oc, i Soulwax, la band belga fondata nel lontano 1995 dai fratelli Dewaele. Per me non è la prima volta che assisto ad un nuovo live ma devo dire che è sempre una bella emozione. Pochi rintocchi ed il main stage viene preso d’assalto, uno ad uno, i Soulwax si posizionano nelle loro postazioni. Tre batterie dal design unico, tanti cavi, qualche pannello da shuttle aerospaziale e in primo piano speculari le consolle dei fratelli di Gand. Rigore matematico e pulizia sonora anche questa volta sono le parole d’ordine, assieme alla sincronia che sembra impossibile possa venir fuori da ben sette persone. Luci e ombre si alternano sul palco e si sincronizzano anch’esse ai ritmi ossessivi della loro musica, dettati tra tutti dai due batteristi: Igor Cavalera e Victoria Smith. Ed è proprio sul primo che vengono puntati i fari nell’intro di Missing Wires, mentre il resto del palco è completamente al buio. Un totem a forma di cranio metallico, lo stesso della copertina di From Deewee, si alza alle spalle della band e inizia a roteare vorticosamente sulle note di NY Excuse ed è forse questo il momento più alto dell’intero live. Nessuna pausa per i Soulwax e soprattutto nessun encore che invece viene smorzato dall’ultimo brano Goodnight trasmission. Si chiude col botto la quarta edizione di Zanne, con un finale più alienante che mai, e anche quest’anno il festival che mancava a Catania si riconferma sinonimo di garanzia per gli amanti della buona musica. Grazie Zanne!

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