Kenny Wayne Shepherd

Kenny Wayne Shepherd

Carroponte Sesto San Giovanni (Mi)


23/07/2017 - di Marcello Matranga
Milano, e dintorni, sembrano ormai divenuti terra di conquista per il Trono di…..Chitarre. A Marzo la Tedeschi Trucks Band, due mesi dopo la Marcus King Band, gli immarcescibili Gov’t Mule a Giugno, ed ora Kenny Wayne Shepherd che, fortuita coincidenza, è sbarcato sul palco del Carroponte, fresco di pubblicazione del nuovissimo Lay It On Down, accampagnato da una band semplicemente strepitosa, in grado di assecondare alla perfezione l’impeto di un chitarrista dalle qualità decisamente oltre la media. Vera star negli States, Shepherd non ha, purtroppo, riunito il pubblico che sarebbe stato lecito attendersi. Vuoi la concomitanza di almeno altri due eventi come il Buscadero Day a Pusiano, e l’esordio del Sound Tracks Festival con Eric Sardinas, che, certamente qualche spettatore hanno portato via. Ma è la cronica penuria di un pubblico adeguato, per numero, il dato che ormai sembra essere diventato una costante di molti concerti. Un po la stessa cosa che avvenne per John Hiatt sullo stesso palco giusto un paio di anni fa.

Ecco quindi che, dopo l’esibizione dei La Cava (ridotti a duo visto la chiamata last minute), che si sono conquistati apprezzamenti per una bella versione di Dixie Chicken dei Little Feat, il tornado che si annunciava in cielo, è planato sul palco, senza lasciare scampo ad evantuali dubbiosi. Shepherd, come noto, non ha una grande voce, e la presenza del prezioso Noah Hunt, decisamente bravo e mai invadente, sempre pronto a cedere il passo al leader della band. Inizio sulle note della rollingstoniana Never Lookin’ Back, brano di apertura di How I Go (album del 2011), che ha messo subito in chiaro cosa avremmo visto e sentito, ovvero un turbinio di Rock Blues, no frills e tutto feeling. The House is Rockin’ ha messo in luce le qualità del resto della band che si avvale delle presenza, oltre dei due già citati in precedenza, di Chris Layton alla batteria, un signore che suonava nei Double Trouble di Stevie Ray Vaughan, e poi con Storyville, e Arc Angels, cioè non proprio gruppetti da oratorio, al quale si affianca un puntuale e preciso Tony Franklin al basso (altro personaggio con un curriculum costellato di collaborazioni eccellenti), e l’ottimo Riley Osbourn (da Jerry Jeff Walker a Matt Harlan, passando per qualche centinaio di altri nomi….) all’Hammond B-3 e tastiere.

Forte di una gruppo tanto potente e rodato, Kenny Wayne ha srotolato una set list scintillante, presentando il nuovo disco eseguendo ben quattro pezzi come la trascinante Diamond & Gold, Baby Got Gone che apre l’album, oltre a Nothing But The Light e la tirata Down For Love. Il resto è stato costituito da momenti anche classici come il BB KIng Medley, composto da una bella galoppata attraverso classiconi come Woke Up This Morning e You Done Lost Your Good Thing Now, la rivisitazione dei maestri, Talk To Me Baby, l’eccellente Deja Voodoo, un pezzo bellissimo secondo chi scrive, per arrivare a chiudere il set con Shotgun Blues. Ma i presenti non ci stanno ed ecco allora che la band torna on stage per un trittico finale semplicemente devastante.

Si parte com Blue On Black, una ballata di cristallina bellezza, il cui solo di chitarra incendia la platea, oltre ad essere uno dei pezzi più amati di Shepherd. Si torna ai maestri con una I’m A KIng Bee (Muddy, Rolling etc…..), che sarebbe già abbastanza. Ma i ragazzi non hanno intenzione di mollare a questo punto, ed ecco allora piombare una devastante versione di Voodoo Child (Slight Return) di quello che, probabilmente, è stato il più innovativo e grande chitarrista elettrico di sempre, ovvero Jimi Hendrix. Il pezzo, sul quale è suplerfluo lasciar andare aggettivi, è anche l’occazsione per vedere Shepherd esibirsi alla stregua del maestro con la chitarra che viene suonata sulla testa. Uno spettacolo che confema la bravura ed anche quanot istrionico possa essere un personaggio simile, che mantiene il pregio di far aparire le cose come estremamente naturali e non un banale scimmiottamente. Concerto formidabile. Riuscirano Kenny Wayne e gli altri guitar heroes a sconfiggere gli Estranei e a conquistare il Trono di Chitarre?

Foto di: Giovanni Daniotti

Setlist:

- Never Lookin’Back
- The House Is Rockin’
- True Lies
- Hard Lesson
- Baby Got Gone
- Down For Love
- Heat Of The Sun
- Talk To Me Baby
- Deja Voodoo
- Born With A Broken Heart
- Diamonds And Gold
- Nothing But The Night
- BB King Medley (Woke Up This Morning / You Done Lost Your Good Thing Now)
- Shotgun Blues

Encores

- Blue On Black
- I’m A King Bee
- Vood Chid (Slight Return)