Zanne Festival 2017

Zanne Festival 2017

Castello d`Urso Somma, Catania


22/07/2017 - di Annalisa Pruiti Ciarello
DAY 2

La prima prova con l’inaspettato live degli Einstürzende Neubauten è stata superata, la seconda sera è meno difficile da gestire, la schizofrenia musicale del Day 1 sembra ormai solo un ricordo. Questa sera a salire sul palco saranno solo tre band, di cui una dall’aurea stratosferica. A seguito delle contenute polemiche della prima sera il live comincia con la consueta puntualità, sono le 20.30 circa, ma stavolta i cancelli sono aperti già da due ore.

Limiñanas sono la prima band a varcare il palco di Zanne, arrivano direttamente dal sud della Francia e sono in sei, di cui due grintosissime donne, una alla voce e chitarra acustica e l’altra alla batteria. Stretti in poco più di 6 m2  i Limiñanas travolgono il pubblico col loro coinvolgente sound che fa la spola tra il garage e la psicheledia d’oltreoceano e la grazia un po’ retrò del cinema francese. Nati meno di dieci anni fa da un idea di Marie (la rossa alla batteria) e del barbuto Lionel, hanno all’attivo 5 album, di cui l’ultimo (Malamore, 2016) portato in scena in questa calda sera d’estate. Non mancano pezzi come Malamore, con il quale inaugurano il live, The Underground e Down ed altri parlati che rimandano al controverso universo Gainsburghiano. La band che ha fatto girare la testa anche a Peter Hook - già membro dei Joy Division e oggi dei New Order -  saluta calorosamente il pubblico, piacevolmente sorpreso dall’esibizione e ancora scosso dal turbinio di noise psichedelico dal quale è stato travolto sul finale.

Dopo un rapido cambio palco tocca ai Fujiya e Miyagi, per loro non è la prima volta in Sicilia, molti di noi hanno avuto modo di vederli e sentirli al NotFest, festival purtroppo eclissatosi dopo solo due edizioni.  La formazione della band di Brighton non è quella di sempre - o meglio quella che nel 2012 aveva allietato le mie orecchie -  questa volta ad accompagnare David Best (voce e chitarra) e Steve Lewis (synth) ci sono Ben Adamo al basso e Ed Chivers alla batteria, membri ufficiali dal 2014.  
I Fujiya e Miyagi sono impeccabili e senza sbavatura alcuna, i loro suoni sintetici e le batterie sincopate ci trasportano nel loro cosmo asettico; il pubblico evidentemente stupito dall’esibizione del quartetto inglese scuote la testa e ondeggia sulle note di Uh! e Ankle injuries, forse i brani più celebri della band. Nel frattempo si aggirano nel main stage e fuori da esso, con fare non troppo circospetto, i membri dei Fufanu (che si lasciano immortalare da Jacopo Benassi, conosciuto per i suoi ritratti in bianco nero di alcune star, tra tutti Valentino, Terry Richardson e Karl Lagerfeld) e i membri della band da poco esibitasi. Il live dei Fujiya e Miyagi continua con le martellanti sonorità di Serotonin rushes e l’acidità sintetica di Knickerbocker, pochi brani ancora ed anche l’esibizione del quartetto di Brighton volge al termine, lasciando prima lo spazio al buio e al silenzio da cambio palco e poi alla magia degli attesissimi headliner: gli AIR.

Se ieri, col live degli Einstürzende Neubauten siamo finiti - non troppo per caso - nella fucina di Efesto, stasera riusciamo a toccare la volta celeste col divino duo francese. Arrivano sul palco, belli, freschi e di un eleganza unica, mentre alle loro spalle sono stati installati tre cubi luminosi a delinearne i limiti posteriori del palco. Le gentili note degli AIR tornano in scena dopo il periodo di clausura che ci aveva costretto ad ascoltarli solo nostre camerette o tra una battuta e l’altra nei film di Sofia Coppola. “Sono da colonna sonora” affermava una tipa al mio fianco, io oserei dire che gli AIR sono da ascolto sì, ma contemporaneamente fanno bene agli occhi, la loro musica è inscindibile dall’estetica e dalla bellezza.  La stessa bellezza che ci pervade sin dalle prime note di Venus, brano con il quale scelgono di esordire sul palco dello Zanne, seguito a ruota da Don’t be light e dalla maestosa Cherry blossom girl, mentre tutt’attorno facce stupide ed un silenzio quasi sacrale.

Il rito continua con J’ai dormi sous l’eau, estratto da Moon Safari, album datato 1998 ma che ancora oggi è considerato pietra miliare della musica elettronica d’oltralpe; estrapolate dal medesimo album anche Talisman e Remember. Adesso i cuboni luminosi sul palco sono tinti di rosa ed immersi in quest’atmosfera ammaliante si consumano altri tre brani Alpha beta gaga, People in the city e l’onirica How does it make your feel. Il loro piglio intellettuale e la loro compostezza conquista proprio tutti, adesso l’unico desiderio è che il live possa non finire mai. Ma purtroppo le cose belle durano anche poco e il duo di Versailles lascia il palco subito dopo averci regalato un’esplosiva versione di Kelly watch the stars con tanto di estensione strumentale sul finale. Il concerto adesso sembra concluso ma il parterre è ancora affamato e dopo qualche secondo di spaesamento, acclama Godin e Dunckel affinché facciano ritorno sul palco. Le preghiere degli spettatori sono state esaudite e gli AIR scrivono un nuovo finale per questa seconda serata di Zanne con Sexy boy e con l’assoluta La femme d’argent. Dopo questo live posso con fermezza affermare che la musica non invecchia, ma se invecchia, lo fa con stile e sobrietà. Si conclude in bellezza anche la seconda puntata di Zanne e con i cuori e gli occhi colmi di emozione ci dirigiamo verso l’uscita e come Via col  vento insegna “domani è un altro giorno”.

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