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I
National sono diventati un caso musicale: nonostante
la critica abbia loro dedicato la giusta attenzione,
la band è stata associata agli sfarzi della new wave
contemporanea e più precisamente all'onda newyorkese
degli Interpol. Contrariamente ai paragoni i National
appaiono sul palco carichi di personalità propria, non
agghindati a mo' di damerini in completo nero, cravatta
e frangette come ci si sarebbe aspettato dai commenti
degli addetti ai lavori.
"Boxer" (Beggars Banquet /2007) è stato prodotto da
Peter Katis (Interpol e Spoon): il disco in sé presenta
un suono molto omogeneo, accompagnato da un mood ombroso,
curato soprattutto dalla voce baritonale del leader
Matt Berninger, che viene completamente stravolto per
la performance di questa sera.
I National mettono da parte ogni riferimento stilistico,
superando gli schemi rigidi del disco e presentandosi
con una carica strumentale inaspettata, frutto di una
preparazione live soprattutto nella componente degli
arrangiamenti che vengono continuamente mutati: "Star
a War" diventa un revival punk crescente e progressivo,
composto dalla distorsione di due chitarre, e la presenza
del violino (quasi una costante) sfida la spinta rock
del successivo "Mistaken For Strangers".
Fino qua la band di Cincinnati sembra quasi voler confondere
le idee e nascondere le proprie attitudini per mezzo
di una confusione di suoni premeditata, ma saranno "Secret
Meeting" e "Brainy" a testimoniare la bravura nel riprodurre
un suono elegante anche dal vivo, dove gli spazi sospesi
delle tastiere sono colmati dai beat pulsanti e perfetti
del batterista Bryan Devendorf.
Con "Slow Show" The National aprono verso soluzioni
melodiche mediate da tonalità acustiche, mentre "Squalor
Victoria" esplode letteralmente in un virtuosismo sonico
davvero naturale e tanto immediato quanto i brani tratti
dal precedente "Alligator", tra cui "All The Wine" e
il singolo "Abel" caratterizzato e viscerale come ai
vecchi tempi.
Mentre la seconda parte del live volge al termine, il
gruppo si dimostra generoso, non si risparmia, continuando
a rispolverare brani dai precedenti lavori fino all'atteso
momento di "Fake Empire" ricco di sognante misticità.
Ancora una volta si può dire che la Grande Mela ha sfornato
l'ennesima scoperta musicale: i National questa sera
hanno saputo stupire, divertire, a volte rischiare e
richiamare l'attenzione di un pubblico eterogeneo, mettendosi
in gioco con uno stile del tutto personale, composto
e sperimentale, dando spazio al classic rock, al folk,
alla new wave e all'alternative rock di nuova generazione.
SET LIST:
Start A War
Mistaken For Strangers
Secret Meeting
Brainy
Baby We'll Be Fine
Slow Show
Squalor Victoria
Abel
All The Wine
Racing Like A Pro
Ada
Apartment Story
Sons & Daughters of the Soho Riots
Fake Empire
Green Gloves
Mr. November
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