Se state pensando di andare a vedere un concerto all’Arena Civica di Milano ed è la prima volta, valutate bene le condizioni perché se l’artista in questione vi piace ma non abbastanza da perderci la testa, allora forse è il caso di lasciar perdere. Se invece ci suonerà il vostro idolo, beh, a quel punto mi raccomando, spendete più soldi possibili e prenotate i posti numerati sotto il palco. La tribuna non numerata, che dovrebbe equivalere a una carrozza in seconda classe, costa invece, sfortunatamente, un prezzo stellare pur essendo locata a circa trecento metri dal palco (ci vuole un cannocchiale per riconoscere chi si sta esibendo) ed è separata da esso tramite una cancellata arrugginita che ricorda Fuga da Alcatraz, con tanto di security pronta a dirti che non puoi oltrepassare la linea. Una vera e propria fregatura. Tra l’altro, pure il cibo ti viene passato attraverso le sbarre, nonostante che la tua fedina penale sia pulita.
Può capitare però che la sicurezza quella sera sia in buona e basta un ok dell’organizzatore per uno strappo alla regola: dopo qualche brano i cancelli si aprono, il muro cade e l’est sovietico si ricongiunge con l’ovest capitalista, ma tanta è l’adrenalina che per poco le vittime del regime comunista non si ammazzano da sole, calpestandosi l’una con l’altra per raggiungere la tanto attesa pseudo-libertà.
Intanto Erykah Badu è già a un bel punto dello show e sembra in forma: canta da Dio, improvvisa, balla e addirittura mette insieme dei jingles tra un pezzo e l’altro. La sua band ha una compattezza ineccepibile. Questo all’inizio. Dopo le prime canzoni, infatti, anche lo spettacolo oltrepassa poco il cancello: nessuno mette in discussione l’altissima preparazione musicale di tutti i presenti sul palco né la coreografia degli stessi, ma la scena ha esaurito in fretta l’intrattenimento vero, lo spirito americano, i fuochi d’artificio, la seduzione costante, insomma, il coinvolgimento alto degno di uno show di una grande star quale sicuramente è lei. Ci si diverte un po’ a sbalzi, raggiungendo un buon vertice emozionale quando, finalmente davanti al palco, il groove di Danger riesce a distrarre dalla pessima location e capisci davvero di essere a un bel concerto.
Brava che ha eseguito diversi brani del passato, anche se alcuni più elettrizzanti mancavano, come gran parte del repertorio del disco precedente, New Amerykah pt.1.
Tant’è grande lo sconforto che non può che concludersi nel peggiore dei modi: circa un’ora e mezza di concerto, una striminzita presentazione dei musicisti e con un ‘Milan we love you’ che fa sempre applauso, liquidati alla prossima. Manco un bis. Che peccato, anche se certamente molti ragazzini saranno rimasti soddisfatti lo stesso.
L’ora d’aria termina così, luci accese sul palco e immediatamente gli addetti ai lavori smontano tutto. Al banchetto, la maglietta dice ‘Hip hop is better than the government’. Ok, sicuramente... ma è altrettanto vero che in questa serata si poteva far di meglio!