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Grande
concerto per la band milanese che appare in ottima forma,
e soprattutto gioviale sul palco come non la si vedeva
da parecchio tempo, sarà per il ringiovanimento della
line - up per l'entrata di Roberto Dell'Era e Rodrigo
D'Erasmo o sarà l'effetto della paternità su Manuel.
Si noti che ho scritto band: mentre fino a qualche tempo
fa gli Afterhours sembravano essere solo la meravigliosa
creatura del deus ex machina Agnelli, ora sembrano finalmente
aver recuperato una dimensione collettiva, suonando
come un gruppo in cui ogni apporto è importante (sarà
anche l'influsso dell'esperienza del progetto "Il paese
è reale"?).
Certo, Manuel Agnelli è il leader indiscusso, ma sembra
quasi contento di lasciare un po' di spazio agli altri.
L'inizio è affidato a lui, che al pianoforte attacca
la dolce "Dove si va da qui". Un inizio delicato, prima
che entri in scena il resto del gruppo con una sequenza
da brividi: "Il paese è reale" , con i violini di D'Erasmo
che acquistano la potenza di una chitarra elettrica;
"Male di miele" (stavolta con dedica ai fatti della
scuola Diaz al G8 di Genova), esplosiva come sempre;
"Quello che non c'è". Al "Perciò io maledico il modo
in cui sono fatto /Il mio modo di morire sano e salvo
dove m'attacco" quasi non si sente più la voce di Agnelli
tale è la partecipazione del pubblico.
Il concerto prosegue alternando carezze e potenza, senza
aver paura di sperimentare sui pezzi sia come arrangiamenti
che come presentazione. "La vedova bianca" è accompagnata
da una sorta di "stacchetto" a suon di battimano che
con la sua meccanicità sottolinea quel sentimento che
"è sbagliato ma ci rende simili" che pervade il testo.
"Tutti gli uomini del presidente" viene cantata in falsetto
da Dell'Era. "E' solo febbre" si impreziosisce con una
dimensione noise che sul disco non è così evidente.
Interessanti e forse indicative di possibili direzioni
del sound in futuro sono anche le cover proposte: "What
a wonderful world" per esempio, in cui Manuel mette
in luce una voce roca alla Tom Waits. Colgo l'occasione
per sottolineare l'eccezionale performance vocale di
Agnelli in questa occasione: quando si mette al piano
per suonare "Ci sono molti modi" sfoggia doti canore
a volte non impiegate, altre nascoste dalla potenza
sonora degli Afterhours. E il risultato è strabiliante:
quando canta "Lo so che il mio amore è una patologia
vorrei che mi uccidesse ora" sembra proprio un eroe
romantico e nichilista. E' difficile poi dire quali
siano state le parti migliori della scaletta: pezzi
nuovi, come "Tutto domani", e storici come "Voglio una
pelle splendida", si alternano senza provocare cali
di tensione. Certo, non mancano dolorose (per il pubblico)
assenze: si pensi a"Pelle" o "Strategie". Quest'ultima
non viene eseguita nonostante le richieste, e Manuel
sorridendo spiega che dopo tutti questi anni quel pezzo
per loro è diventato "un incubo" anche se il fatto che
venga chiesto è "in fondo una manifestazione d'affetto".
Non manca però "Bye bye Bombay", cantata da tutti i
presenti, dilatata ed esaltante. Rock allo stato puro
nei suoni e sincerità esistenziale nei testi. Diciamo
che questo concerto potrebbe essere segno di un nuovo
corso on stage degli Afterhours: più coralità (non sono
mancati anche contributi esterni alla band, da Gabriele
Lazzarotti, che ha sostituito Dell'Era quando ha sofferto
di polmonite, agli Gnu quartet e Andrea Pesce dai Tiromancino),
più interazione col pubblico, meno umoralità. E pensando
a quanto sia stato meraviglioso questo concerto, non
resta che augurarsi che sia così.
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