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"Everybody
here / Comes from somewhere" canta Michael Stipe nel
grintoso singolo di lancio di "Accelerate", "Supernatural
Superserious", ed in effetti ci sono fan e spettatori
provenienti da tutt'Italia assiepati nella platea, nella
buca dell'orchestra, sulle gradinate della suggestiva
Arena di Verona. Un fiume di gente per il sold-out della
prestigiosa seconda data italiana del tour dei R.E.M.,
che resterà pacificamente festoso senza turbolenze e
senza troppe preoccupazioni per la security.
Le emozioni scorreranno libere e fluide nella setlist
senza respiro della band di Athens, fino a velare gli
occhi di commozione, ma non saranno lacrime di isteria
collettiva. Il trio statunitense d'altronde mostra un
approccio amichevole e rilassato con il suo pubblico,
sempre appassionato e caloroso nelle tappe italiane,
lasciando forse agli Editors il primato di band più
"star" della serata. Le interpretazioni della voce profonda
e precisa di Tom Smith hanno qualcosa di algido e il
gruppo di Birmingham non riserva particolari scosse
e fiammate nella sua setlist, di cui pure colpisce la
pulizia e la cura dei suoni. Degne di nota sono indubbiamente
in ogni caso le inquietudini di "Bullets" (dal primo
album, "The Back Room"), la ritmica della title-track
del secondo lavoro, "An End Has A Start", l'avvio molto
potente e la linea melodica di "Smokers Outside the
Hospital Doors", le chitarre del ritornello e il piano
di Smith in "The Racing Rats", il cantato e i crescendo
di un'ottima "Bones".
La premiata ditta R.E.M. dispensa invece agli spettatori
dell'Arena, invitati esplicitamente da Mills ad abbandonare
i loro posti a sedere, piccole gemme del passato e brividi
a manciate, tra l'enfasi del ritmo e l'amarezza di riflessioni
accorate. L'ipertrofia mediatica, che nasconde il limite
tra vero e falso e filtra i fallimenti dell'amministrazione
americana, trova la sua visualizzazione simbolica nel
capovolgimento delle riprese sui maxischermi sulle note
di "Bad Day" e dell'armonica di Stipe, quando la camera
da presa, tra colori e fermo-immagine, mostra le fotocamere
dall'altra parte del palco. Il frontman, con un pizzico
di ironia anche sulla dimensione live e sui suoi fasti,
guarda quasi minacciosamente nell'obiettivo delle telecamere,
sfidandone l'invadenza e indicandone apertamente la
collocazione.
È solo la prima delle canzoni politiche del passato
prossimo e remoto dei R.E.M. riproposte nel concerto:
esplicitamente presentato come un brano giovanile composto
sulla spinta emotiva del proprio malcontento dei confronti
del governo americano, risuonerà frenetico nelle strofe
e potente nel sound uno dei classici del tour 2008,
"Ignoreland". Non mancano inoltre allusioni velate a
Bush (padre) in "Drive": durante le strofe di questo
brano, privo in realtà di un vero ritornello, Stipe
incita il pubblico a fare da lancette sui rintocchi
dello scorrere del tempo nel pezzo, mostrandosi in ogni
momento della serata mattatore di classe nelle performance
live, pronto a dispensare sorrisi dal candore ancora
stupefacentemente quasi "infantile", ma anche a concentrarsi
con energia, intensità e vigore sul mood di ogni singolo
brano. La canzone sfodera una bellezza ipnotica, imperniata
com'è sulla storica Rickenbacker di Peter Buck, ma anche
su una fantastica linea di basso di Mike Mills, che,
in ottima forma, "gigioneggia" persino un po' sul palco,
durante il concerto.
Il trio di Athens tuttavia non sembra prendersi troppo
sul serio: anziché prepararsi a mostrare pezzi di bravura,
la band pare accettare ad ogni brano la sfida di conquistarsi
le ovazioni del pubblico, le cui tante generazioni diverse
saranno accomunate in un unico fervore. Michael, Mike
e Peter sembrano un po' come chi prepara giochi pirotecnici
e, mentre stanno per esplodere nell'aria e far piovere
i colori sulle teste all'insù, sa già che ogni sguardo
sarà calamitato dalle fontane di luci con quell'entusiasmo
che fa tornare tutti bambini. Più che appropriati sembrano
quindi i fuochi d'artificio colorati simulati negli
schermi durante la "losangelina" e spettacolare "Electrolite",
con Mills al piano.
Esplosioni di emozioni generano senza dubbio le chicche
della serata, come i tuffi nel passato di "Wolves, Lower"
e "7 Chinese Bros" o come "Strange Currencies", romantica
professione di fede e fiducia disperata nell'amore,
anche quando non corrisposto. Le canzoni tratte da "Monster"
(in questa data anche "What's the Freequency, Kenneth?",
"Let Me In" in versione acustica, "Star 69") abbondano
nel tour 2008 e dimostrano, dopo 28 anni di attività,
una carica rock ancora virulenta, in grado di contagiare
e travolgere il pubblico al gran completo di quello
che solitamente è un teatro lirico.
Grandi assenti giustificati pertanto appaiono nella
setlist i brani di "Around the Sun", l'album più debole
dei R.E.M. degli ultimi anni, che ora sembrano lasciarselo
alle spalle senza troppi rimpianti. Funzionano bene
invece i pezzi della rinascita rock del gruppo di Athens,
estratti dall'ultimo cd "Accelerate", che contano su
una ritmica di impatto micidiale, in grado di riabilitare
dal vivo anche una "I'm Gonna Dj" non proprio memorabile
in versione studio, quanto a profondità e spessore.
La terra trema ancora sotto i piedi degli spettatori
soprattutto però per la leggendaria, struggente "Losing
My Religion": alle soglie dei cinquant'anni, già oltrepassate
con onore da Buck, i R.E.M. e le loro canzoni sono senz'altro
"young despite the years" ("These Days").
SET LIST:
These Days
Living Well Is the Best Revenge
Bad Day
What's the Freequency, Kenneth?
Drive
Wolves, Lower
Ignoreland
Hollow Man
Cuyahoga
Houston
Electrolite
The Great Beyond
Strange Currencies
Walk Unafraid
The One I Love
Country Feedback
Let Me In
Star 69
Horse To Water
I'm Gonna DJ
Orange Crush
Imitation of Life
Supernatural Superserious
Losing My Religion
7 Chinese Bros
It's the End of the World As We Know It (And I Feel
Fine)
Man on the Moon |
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