R.e.m.

R.e.m.

Arena (vr)

21/07/2008  |  di Ambrosia J. S. Imbornone

R.E.M.

21 luglio 2008 - Arena (VR)

"Everybody here / Comes from somewhere" canta Michael Stipe nel grintoso singolo di lancio di "Accelerate", "Supernatural Superserious", ed in effetti ci sono fan e spettatori provenienti da tutt'Italia assiepati nella platea, nella buca dell'orchestra, sulle gradinate della suggestiva Arena di Verona. Un fiume di gente per il sold-out della prestigiosa seconda data italiana del tour dei R.E.M., che resterà pacificamente festoso senza turbolenze e senza troppe preoccupazioni per la security.
Le emozioni scorreranno libere e fluide nella setlist senza respiro della band di Athens, fino a velare gli occhi di commozione, ma non saranno lacrime di isteria collettiva. Il trio statunitense d'altronde mostra un approccio amichevole e rilassato con il suo pubblico, sempre appassionato e caloroso nelle tappe italiane, lasciando forse agli Editors il primato di band più "star" della serata. Le interpretazioni della voce profonda e precisa di Tom Smith hanno qualcosa di algido e il gruppo di Birmingham non riserva particolari scosse e fiammate nella sua setlist, di cui pure colpisce la pulizia e la cura dei suoni. Degne di nota sono indubbiamente in ogni caso le inquietudini di "Bullets" (dal primo album, "The Back Room"), la ritmica della title-track del secondo lavoro, "An End Has A Start", l'avvio molto potente e la linea melodica di "Smokers Outside the Hospital Doors", le chitarre del ritornello e il piano di Smith in "The Racing Rats", il cantato e i crescendo di un'ottima "Bones".
La premiata ditta R.E.M. dispensa invece agli spettatori dell'Arena, invitati esplicitamente da Mills ad abbandonare i loro posti a sedere, piccole gemme del passato e brividi a manciate, tra l'enfasi del ritmo e l'amarezza di riflessioni accorate. L'ipertrofia mediatica, che nasconde il limite tra vero e falso e filtra i fallimenti dell'amministrazione americana, trova la sua visualizzazione simbolica nel capovolgimento delle riprese sui maxischermi sulle note di "Bad Day" e dell'armonica di Stipe, quando la camera da presa, tra colori e fermo-immagine, mostra le fotocamere dall'altra parte del palco. Il frontman, con un pizzico di ironia anche sulla dimensione live e sui suoi fasti, guarda quasi minacciosamente nell'obiettivo delle telecamere, sfidandone l'invadenza e indicandone apertamente la collocazione.
È solo la prima delle canzoni politiche del passato prossimo e remoto dei R.E.M. riproposte nel concerto: esplicitamente presentato come un brano giovanile composto sulla spinta emotiva del proprio malcontento dei confronti del governo americano, risuonerà frenetico nelle strofe e potente nel sound uno dei classici del tour 2008, "Ignoreland". Non mancano inoltre allusioni velate a Bush (padre) in "Drive": durante le strofe di questo brano, privo in realtà di un vero ritornello, Stipe incita il pubblico a fare da lancette sui rintocchi dello scorrere del tempo nel pezzo, mostrandosi in ogni momento della serata mattatore di classe nelle performance live, pronto a dispensare sorrisi dal candore ancora stupefacentemente quasi "infantile", ma anche a concentrarsi con energia, intensità e vigore sul mood di ogni singolo brano. La canzone sfodera una bellezza ipnotica, imperniata com'è sulla storica Rickenbacker di Peter Buck, ma anche su una fantastica linea di basso di Mike Mills, che, in ottima forma, "gigioneggia" persino un po' sul palco, durante il concerto.
Il trio di Athens tuttavia non sembra prendersi troppo sul serio: anziché prepararsi a mostrare pezzi di bravura, la band pare accettare ad ogni brano la sfida di conquistarsi le ovazioni del pubblico, le cui tante generazioni diverse saranno accomunate in un unico fervore. Michael, Mike e Peter sembrano un po' come chi prepara giochi pirotecnici e, mentre stanno per esplodere nell'aria e far piovere i colori sulle teste all'insù, sa già che ogni sguardo sarà calamitato dalle fontane di luci con quell'entusiasmo che fa tornare tutti bambini. Più che appropriati sembrano quindi i fuochi d'artificio colorati simulati negli schermi durante la "losangelina" e spettacolare "Electrolite", con Mills al piano.
Esplosioni di emozioni generano senza dubbio le chicche della serata, come i tuffi nel passato di "Wolves, Lower" e "7 Chinese Bros" o come "Strange Currencies", romantica professione di fede e fiducia disperata nell'amore, anche quando non corrisposto. Le canzoni tratte da "Monster" (in questa data anche "What's the Freequency, Kenneth?", "Let Me In" in versione acustica, "Star 69") abbondano nel tour 2008 e dimostrano, dopo 28 anni di attività, una carica rock ancora virulenta, in grado di contagiare e travolgere il pubblico al gran completo di quello che solitamente è un teatro lirico.
Grandi assenti giustificati pertanto appaiono nella setlist i brani di "Around the Sun", l'album più debole dei R.E.M. degli ultimi anni, che ora sembrano lasciarselo alle spalle senza troppi rimpianti. Funzionano bene invece i pezzi della rinascita rock del gruppo di Athens, estratti dall'ultimo cd "Accelerate", che contano su una ritmica di impatto micidiale, in grado di riabilitare dal vivo anche una "I'm Gonna Dj" non proprio memorabile in versione studio, quanto a profondità e spessore.
La terra trema ancora sotto i piedi degli spettatori soprattutto però per la leggendaria, struggente "Losing My Religion": alle soglie dei cinquant'anni, già oltrepassate con onore da Buck, i R.E.M. e le loro canzoni sono senz'altro "young despite the years" ("These Days").

SET LIST:
These Days
Living Well Is the Best Revenge
Bad Day
What's the Freequency, Kenneth?
Drive
Wolves, Lower
Ignoreland
Hollow Man
Cuyahoga
Houston
Electrolite
The Great Beyond
Strange Currencies
Walk Unafraid
The One I Love
Country Feedback
Let Me In
Star 69
Horse To Water
I'm Gonna DJ
Orange Crush
Imitation of Life

Supernatural Superserious
Losing My Religion
7 Chinese Bros
It's the End of the World As We Know It (And I Feel Fine)
Man on the Moon

A Buzz Supreme http://www.protosound.net Mk Records Marte Live Pyxel.it