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El
Muniria
La Casa 139
21
maggio 2004
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Il
locale è stracolmo e puzza estremamente di evento: dopo più di un lustro
dal loro scioglImento Emidio Clementi non è più una saltuaria apparizione,
ma una presenza, grazie al progetto El Muniria che con "Stanza 218", realizzato
dopo non poche difficoltà, oggi è anche show case.
Un innesto di synth avvisa i presenti che qualcosa sta per succedere,
qualcosa di non immediato, un po' come ci ha sempre abituato Mimì, con
la sua poesia: ed eccolo entrare con la sua band, nuova per l'occasione
e diversa, in parte, da quelli che hanno lavorato per completare il disco
in studio.
Tutto sembra pronto anche se a dire il vero la tranquillità è solo apparente,
infatti sono poche le volte che Clementi ha presentato questo disco dal
vivo: le difficoltà si sono subito fatte sentire, l'attacco dell'ensemble
manifesta un tantino di freddezza e rigidità, con "Shalimar Hotel", sopratutto
per la parte di programming, la band ha dovuto ripetere il brano iniziato
da una manciata di secondi: del resto non è affatto facile governare "Il
tabernacolo tecnologico", con i classici strumenti del rock oggi rappresentati
dal basso (Clementi), dalla slide&electric guitar. A volte la tecnologia
è una ricchezza, altre volte sembra attirare a sé troppa attenzione.
Insomma un inizio ("Santo") abbastanza freddo e impegnativo ma che non
ha deluso di certo il pubblico accorso questa sera: si continua con "Stanza
218" in rispettoso cerimoniale nei confronti dell'opera sonora, come un
salmo per il quale ogni verso e capoverso deve essere rispettato nel suo
ordine originario, senza alterare lo stato della cose. Da qui in poi la
magia avrà inizio, si percepisce nell'aria che ognuno di noi è trascorso
da un brivido lungo la schiena: quando Clementi imbraccia il basso, il
ricordo dei Massimo Volume è forte, mentre la band intona la ritmica di
"Fermati Qui". Ormai il tutto si è trasformato in una danza ipnotica:
le teste dei presenti, seduti a terra, cominciano ad ondeggiare su è giù,
dopo poco notiamo gli stessi movimenti anche nella band, presa ormai da
oniriche evanescenze trip hop di Massiviana scuola.
I brani sono introdotti da sample, azionati da Carozzi (factotum di tecnologia),
come dei versetti introduttivi, riproducono il suono di luoghi affollati,
di passi, di lingue straniere , forse sono registrazione originali provenienti
dal soggiorno in Tangeri: nei café arabi descritti ampiamente in "Fino
in Fondo" si respira la pace di un paese, mai però quieta, come se qualcosa
dovesse succedere.
I brani seguono a ruota l'ordine del disco, sottolineandone lo stile compositivo,
l'alternare i suoni chiusi e sepolcrali oggi prodotti da Giacomo Fiorenzi
(Yuppiflu all'hammond e tastierine varie) al suono più aperto di matrice
rock, come lo slide e la chitarra ritmica del bravo Aessandro Franasso
aka Asso (chitarrista di Marco Parente). Questi respiri sonori diventano
sempre più epici raggiungendo il culmine verso la fine del brano: le luci
illuminano la sala, mimano un sole che risorge dopo una notte insonne,
ci illuminano ed è giorno! Mentre i brani scorrono l'ipnosi ci ha completamente
avvolto e, se non fosse per l'interruzione tra un brano e l'altro, ci
saremmo ripresi soltanto alla fine da questo viaggio lisergico.
Emidio Clementi con i suoi micro-gesti teatrali, con la sua voce calda,
il suo recitato ha confermato la sua innata creatività, facendo di un'opera
discografica un live di tutto rispetto. "Insieme" chiude la performance
e si conferma miglior brano di "Stanza 218": dal vivo è più facile immaginare
l'idea del desiderio di fuga espresso nei versi di questo pezzo.
In un futuro, affiancare delle performance teatrali o delle immagini ai
live di El Muniria sarebbe un modo per completare un opera già di infinita
comunicatività.
SCALETTA
1. SANTO
2. SHALIMAR HOTEL
3. STANZA 218
4. FERMATI QUI
5. FINO IN FONDO
6. SOTTO IL SOLE
7. FORSE TRA UN ATTIMO
8. DENTRO QUESTO BICCHIERE
9. NARRATING A PHOTOGRAPH
10. INSIEME
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