Il concerto in questione si inserisce nello splendido programma approntato per Bergamo Jazz 2010 dalla direzione artistica di Paolo Fresu e beneficiando della magnifica cornice del Teatro Donizetti, ideale per certe iniziative di alto livello artistico e culturale ed occupata in tutti i suoi posti per l’occasione.
In previsione per la domenica del 21 marzo c’era Omar Sosa, con il suo quintetto ´Afreecanos´. dal titolo del suo capolavoro del 2008, seguito poi dal San Francisco Jazz Collective.
Collocare Sosa nello stretto ambito del jazz è certamente giustificato ma non esauriente; ben nota è infatti la matrice etnico-universale della musica di questo compositore cubano che affonda a piene mani nella tradizione africana, latina, europea, americana ed anche orientale a tratti.
La serata conferma questa simbiosi di origini mettendo in risalto il carattere spirituale ma anche vitale del messaggio che Omar traduce in note.
Sul palco, oltre a Omar impegnato alle tastiere, si presentano Mamani Keita alla voce, Leandro Saint-Hill al flauto e al sax alto, Childo Thomas al basso e Julio Barreto alla batteria: tutti musicisti già coinvolti nella realizzazione di ´Afreecanos´.
La scaletta dei brani, riportata in calce all’articolo, pesca nella produzione che va da ´Mulatos – remix´ (2006) all’ultimo ‘Ceremony´ , da cui si trae il brano introduttivo ideale per un’apertura rituale rapidamente evoluta in toni quasi tribali, grazie anche ad uno spettacolare sax soprano suonato a mo’ di un corno di caccia ululante nella savana.
I riferimenti all’ultimo lavoro si fermano però qui data l’impossibilità di proporre pezzi senza la big band; ci si muove più sulle orme classiche dei suoi lavori in quintetto lasciando ampio spazio alle variazioni ritmiche, a qualche momento di libertà in più rispetto alle versioni su disco e soprattutto a qualche effetto elettronico a tratti forse troppo enfatizzato, specie in ´Paralelo´ proveniente dal disco ´Mulatos – Remix´.
Il canto appare non sempre ben integrato con le trame musicali che invece esplodono in una miscela di colori e di timbri da panteismo musicale sorretti da un drumming vivace, dinamico ed espressivo, quasi che la batteria a tratti assumesse il ruolo più caldo delle percussioni; la versione di ´Tres Negros´ è stata proposta con una verve scoppiettante che in realtà ha caratterizzato quasi tutti i passaggi, salvo i momenti più ´spirituali´ proposti in apertura ed in chiusura di esibizione.
Omar si è poi dimostrato pianista di livello, percussivo così come da sua formazione musicale iniziale ma anche melodico, evocativo e moderno, non disdegnando il ricorso ad effetti elettronici e di riverbero ma evitando presenze di primo piano; lo spazio è stato lasciato a tutto il quintetto, con grande libertà tracciata tuttavia su schemi precisi.
Un’ora di musica contemporanea, un inno alla multiculturalità, in perfetto equilibrio tra scrittura ed improvvisazione.
Scaletta dei brani:
ENTRADA CON ELEGBA
METISSE
ACROSS AFRICA
OLLU’
TRES NEGROS
PARALELO
IYABE (bis)