Hugo Race & True Spirit

Hugo Race & True Spirit

Bergamo

20/03/2006  |  di Christian Verzeletti

HUGO RACE & TRUE SPIRIT

20 marzo 2006
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÁ (BG)

Nell'intervista seguita alla pubblicazione del suo ultimo disco, "Taoist priests", Hugo Race ci ha detto di non sentirsi né un cantautore né un bluesman, ma piuttosto un medium. La prova di quanto questa definizione fosse autentica la si è avuta nel vederlo esibirsi dal vivo all'Auditorium di Bergamo: il musicista australiano non solo sfugge alle solite categorie rock, ma è davvero sensibile ad ogni sorta di musica, pronto a recepirla e a comunicarla grazie alle forti capacità della sua band, giustamente chiamata True Spirit.
Quella che è stata la prima data italiana del Taoist Priests Euro Tour 2006 (è previsto un ritorno di Hugo Race nel nostro paese a maggio) ha offerto un concerto intenso, più di due ore di musica aperte dal breve set di Enrico Iorio, alias Sunny Boy, che ha proposto un dignitoso repertorio di cover da John Martyn ad Elliott Smith passando per i Phish e Fabrizio De Andrè. Le sue interpretazioni prima da solo alla chitarra acustica e poi in compagnia della voce di Daniele hanno tenuto il palco senza entusiasmare, creando quel minimo di atmosfera raccolta che poi Hugo Race ha provveduto ad aumentare in modo esponenziale.
Presentatosi in un signorile completo bianco Race ha offerto un'esibizone altamente professionale in cui i suoni moderni del suo rock si sono fusi con brani impregnati di attualità e di spiritualità. Il risultato è stato ancora più torbido e dilatato che su disco per via di un'effettistica che tra campionamenti e inserti di noise ha notevolmente aumentato le suggestioni strumentali. Più che le tastiere di Martca Collica un ruolo fondamentale lo ha avuto Michelangelo Russo, responsabile dei suoni programmati e anche degli interventi di tromba, trombone e armonica, spesso suonati per creare echi. Race ha cantato con voce profonda facendo percepire al pubblico il fondo delle sue canzoni e lasciando poi che la band lo sviluppasse in un noise-blues spiritato pronto ad assumere molteplici direzioni.
Il primo colpo messo davvero a segno è stata una "On the bright side" partita con un andamento alla Creedence Clearwater Revival e poi cresciuta in un vortice sonoro su cui sono risaltate anche le vocals di Russo. Hanno centrato il bersaglio anche "Ready to go" e "Taoist priests", quest'ultima tramutata in un lungo mantra, mentre altri pezzi si sono dilungati eccessivamente su passaggi sonori di qualità che hanno però portato al limite l'intensità dei brani.
Nei momenti più contenuti come in "I know you" Hugo Race & True Spirit hanno ricordato i dischi più elettronicamente densi dei Walkabouts, ma va sottolineata la capacità della band di spaziare con grande personalità sui tempi blues geneticamente modificati. Notevole soprattutto nella seconda parte del concerto la batteria di Chris Hughes che ha offerto un apporto indispensabile anche alle percussioni come successo in "Midas touch".
Di grande effetto è stata "Keep it on", attraversata dalle lunghe ombre di un'armonica suonata quasi contro l'amplificatore, mentre il finale a cappella di "Don't mess around" ha fatto da viatico ad una versione tuttaltro che tradizionale di "Will the circle be unbroken" che ha chiuso la serata.
Pur non mantenendo sempre una tensione costante, nell'arco dell'intera esibizione Hugo Race è riuscito a creare un'intensità personale, frutto di una visione che cerca di recuperare la profondità spirituale del blues e di calarla in una realtà attuale globalizzata ed alienata.

Hugo Race & True Spirit:
Hugo Race: voce, chitarra
Marta Collica: tastiera
Giovanni Ferrario: basso
Michelangelo Russo: fiati, armonica
Chris Hughes: batteria, percussioni


Scaletta:
Makes me mean
AM radio
On the bright side
I know you
Ready to go
Taoist priests
Walker
Girl called sunset
Backwards
Midas touch
Cold mother
Pray on

Keep it on
LSD is dead
Don't mess around
Will the circle be unbroken

Hugo Race & True Spirit



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