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Nei
tour di Steve Wynn l'Europa occupa un posto di
rilievo ed in particolare l'Italia è una meta
fissa da tempo, eppure ogni volta le sue date
diventano un piccolo richiamo per gli appassionati
rock: anche per quanti non avessero seguito gli
sviluppi della sua carriera solista, si sa che
Wynn offre garanzie di un concerto vigoroso e
carico di chitarre come capita sempre più di rado.
All'interno del tour con cui sta promuovendo il
nuovo album "Tick … tick … tick", la data di Orzinuovi
era probabilmente quella meno attesa, essendo
il resto dei concerti fissati in location più
rinomate come il Big Mama (Roma), l'Estragon (Bologna)
e lo Spazio Musica (Pavia), eppure Wynn ha offerto
una performance da incorniciare, che ha coinvolto
e convinto tutti i presenti.
Accompagnato dai Miracle 3 con cui suona in pianta
stabile da tempo e con cui ha recuperato il rock
acido e tagliente degli esordi, ha aperto con
un paio di pezzi dell'ultimo disco, "Killing me"
e "Cindy, it was always you", che hanno dato subito
la giusta direzione al concerto con un suono tirato
e metallico. Inattesa la cover di "Blind Willie
McTell" in una versione dai toni western elettrificati
che ha confermato le intenzioni di Wynn: nel corso
della scaletta infatti anche alle ballate come
"The ambassador of soul", "Under the weather"
e "The deep end" verrà riservato un trattamento
ruvido e oscuro.
Ma è stato nei pezzi più rock che Wynn ha dato
il meglio di sé grazie all'apporto fondamentale
di Jason Victor alla chitarra e di Linda Pitmon
alla batteria: "Stare it down" è arrivata in una
versione garage, tanto frontale da far invidia
ai White Stripes, mentre "Death valley rain" è
stata una lunga cavalcata psichidelica tra slide
e maracas. Memorabile la versione di "The medicine
show" con un dialogo tra le chitarre soliste concluso
da Wynn al canto allontanandosi progressivamente
dal microfono.
Da musicista esperto e cosciente qual è, Wynn
ha dimostrando padronanza del palco portando modifiche
alla scaletta in base alla risposta del pubblico
e facendo crescere il concerto pezzo dopo pezzo
fino alla foga punk in "Wired" e "Wild mercury".
Il set si è concluso con una "Amphetamine" dura
e acidissima che ha fatto salire ulteriormente
il livello di adrenalina in corpo.
Wynn ha poi offerto una generosa serie di bis:
prima ha regalato una "Boston" solo voce e chitarre,
ironizzando simpaticamente sull'ovvietà della
richiesta ("we went to an italian restaurant and
asked for pizza …"), e poi ha richiamato la band
per lasciare di nuovo il segno con "Nothin' but
the shell" e con quel manifesto sonoro e poetico
che è "The days of wine and roses".
Quando tutto sembrava finito e le casse del dj
di turno avevano già cominciato a pompare, Steve
è tornato sul palco per sapere se tra i presenti
ci fosse qualcuno che provenisse da lontano. Trovandosi
di fronte a chi aveva affrontato un lungo viaggio
per assistere al concerto, ha insistito chiedendo
che tipo di musica i suoi fans avessero ascoltato
in auto: quella che sembrava semplice curiosità
si è rivelato un modo per introdurre la mitica
"John Coltrane Stereo Blues". Steve l'ha attaccata
intonandone il ritornello ("I got some John Coltrane
on the stereo baby"), ha lasciato che il pezzo
venisse improvvisato a lungo in una sorta di trance
liberatoria e ha infine concluso di nuovo al canto
riassumendo la completa soddisfazione di tutti:
"make it feel all right".
Scaletta:
Killing
me
Cindy,
it was always you
Blind
Willie McTell
California
style
Sustain
The
ambassador of soul
Under
the weather
Bruises
Stare
it down
Death
valley rain
The
medicine show
When
the curtain falls
Wired
The
deep end
Wild
mercury
That's
what they always say
Amphetamine
Boston
Nothin'
but the shell
The
days of wine and roses
John
Coltrane stereo blues
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