Lucinda Williams

Lucinda Williams

Pusiano (CO) / Buscadero Day 2016


19/07/2016 - di Aldo Pedron
Lucinda Williams

Lucinda Williams  nasce a Lake Charles, Louisiana, il 26 Gennaio del 1953, nel bel mezzo delle terre paludose dei cajun. Figlia di un professore di letteratura, Miller Williams, poeta e pianista amatoriale e di una musicista, la madre, a cui Lucinda viene affidata quando i genitori si separano a metà degli anni ’60.

Una quindicina di album (comprese le ristampe deluxe) e uno stile musicale in cui emergono soprattutto le influenze folk, blues, southern-rock e country.

Lucinda è una fiera rappresentante dei Dixie States perfettamente raffigurati nel suo ultimo album The Ghosts of the Highway 20.

Highway 20 (la strada della sua vita in senso letterale e metaforico), è una strada interstatale che scorre per oltre 2.470 km nel sud degli Stati Uniti e che attraversa il Texas, l’Alabama, il Texas, la Georgia, il Mississippi, il South Carolina e la Louisiana, terra quest’ultima in cui lei è nata nel profondo sud.

I suoi dischi sono splendidi affreschi di un rock strascicato, venato di blues, folk e intriso di vari colori e degli umori del sud degli States of America.

Sensazionale songwriter e autentica storyteller, le sue canzoni sono ballate dolenti, malinconiche e sofferte.

Sono anni in cui aspettiamo in Italia Lucinda Williams, in passato i più sfegatati hanno avuto l’onore di vedersela a Parigi o Bruxelles, noi dopo il concerto di Roma, l’abbiamo attesa a Pusiano in provincia di Como.

Il concerto si è svolto nell’ambito della rassegna del Buscadero Day e grazie all’instancabile Andrea Parodi e alla sua Pomodori Music (il concerto si è svolto forse nel giorno più brutto della sua vita per il nostro incontenibile promoter per la scomparsa del caro papà Elio a cui é stata simbolicamente dedicata la serata).

Ecco Lucinda, un’artista di particolare rilievo che abbiamo amato profondamente soprattutto per i suoi dischi: Car wheels on a gravel road del 1998 (il vero capolavoro) e i successivi album del nuovo millennio Essence del 2001, West del 2007 prodotto da Hal Willner e The Ghost of Highway 20 del 2016.

ORE 20.15 

BUICK 6

Salgono sul palco i Buick 6, trio di Los Angeles formato da Stuart Mathis alla chitarra, David Sutton al basso e Butch Norton alla batteria. Fluidi, versatili, strumentali come se fossero un gruppo jazz che suona roots music di alta potenzialità e vigore.

Di recente hanno all’ attivo un album Play well with others pubblicato nell’Agosto del 2015 per l’etichetta indipendente di Lucinda WiIliams, Highway 20 records che potremmo definire un potente e diabolico poutpourri di blues e rock strumentale e con una canzone con ospite la stessa Lucinda Williams.

Un trio davvero speciale e micidiale, compatto, solido e creativo. Stuart Mathis, chitarrista a dir poco eccellente, è originario di Nashville ed è stato membro fisso della band di Jakob Dylan, i Wallflowers dal 2005 al 2014 ed inoltre ha collaborato e suonato nei gruppi di Jewel, Chris Isaak, con i Five for Fighting, Carole King, Lifehouse, Le Ann Rimes ed Elvis Costello per citarne soltanto alcuni. Una piacevole sorpresa dunque vederli dal vivo a Pusiano dal vivo e prima di accompagnare naturalmente Lucinda Williams nella stessa serata.

 
ORE 21.00

JAMES MADDOCK

Inglese di Leicester (la città diventata famosa e alla ribalta per aver vinto a sorpresa quest’ anno la Premier League, il campionato di calcio inglese con l’allenatore italiano Claudio Ranieri.

James Maddock, englishman, nato il 21 Giugno 1962 ma residente (per amore di una donna con cui si è poi lasciato) dal 2003, nella grande mela a New York City. Simpatico, cordiale, brillante, una bella persona ed un grande artista.

James Maddock ha presentato alcuni brani che appaiono anche sul suo recente CD dal vivo realizzato in trio con David Immerglück dei Counting Crows al mandolino e Alex Valle al dobro proprio nel nostro Paese ed inciso al Folk Club di Torino e in parte 1.35 Circa di Cantù e pubblicato dall’intraprendente Appaloosa e intitolato per forza di cose Jimmy/Immy with Alex Valle Live in Italia. Set acustico per questo fenomenale cantautore che di recente ha preso casa a Brooklyn. Soltanto 7 pezzi con l’iniziale Once there was a boy e poi via via Rag doll, Keep your dream, Beautiful now, Another life, When the sun’s out, Better on my own,

James Maddock è dotato di una voce strozzata, roca, sussurrata che regala grandi emozioni, forte di una intensa vena romantica con ballate sinuose, pigre, agrodolci, candide, un’ottima scrittura ed un lirismo eccellente.

Nel suo carnet può vantare benissimo una manciata di canzoni davvero ragguardevoli e di spessore, ben confortato da una voce graffiante ed intensa a conferma di un personaggio illuminato e illuminante, un inguaribile romantico del rock and roll con canzoni che parlano e raccontano di vita vera, vissuta, di fragilità umana, di sogni, delusioni e speranze, di malinconici chiaroscuri ed un lirismo superbo. Le sue canzoni luccicano di luce propria: Sunrise on Avenue C, Fragile, When the stars align, When the sun’s out, Chance, Beautiful now, Never ending, Prettier girls, Dumbed down, My old neighborhood e molte altre ancora.

 
ORE 22.20

LUCINDA WILLIAMS and the Buick 6

Davanti ad un paesaggio suggestivo ed incantevole con le luci che si specchiano sul lago e il battello che ci porta da riva a riva …..in quel ramo del lago di Como….. ecco per alcuni apparire  la Madonna.

Assai turbata e scontenta dalla performance romana il 18 Luglio 2016 sul palco di Villa Ada, causa problemi audio ed un pubblico aihmé non numeroso, Lucinda si trova subito a suo agio quando dà uno sguardo alla accogliente folla di Pusiano. Notte stellata con luna piena in stile profonda Louisiana, come se fosse a casa sua.

Un’attesa quasi spasmodica per vedere e sentire qui in Italia Lucinda Williams ma il sogno si è avverato.  Un pubblico numeroso, oltre 1.000 persone, si sono ritrovate per questo inedito happening musicale tanto atteso.

Oggi Lucinda Williams è una stella di prima grandezza nel panorama femminile, dopo una lunghissima gavetta ed un primo album Ramblin’ on my mind con influenze folk, blues e cajun pubblicato nel lontano 1979. Testimonianza di un’artista che oggigiorno sa perfettamente coniugare il country con il rock e la poesia e quasi 40 anni dopo i suoi tintinnanti esordi  compiendo un miracolo di resistenza, arriva quasi indenne ai nostri giorni. Sul palco non è un gran bel vedere, si muove dondolandosi continuamente da destra a sinistra ed indietro, corpulenta e grassoccia, dalle forme pronunciate calza assai male nei suoi pantaloni stretti, cappello da cowboy texano, camicia a quadrettoni, anelli vari, un crocefisso al collo e una voce sgraziata che nel tempo si è rivelata punto di forza ed un elemento distintivo nei suoi dischi e nella sua immagine di performer. Detto ciò, Lucinda ha scritto negli ultimi 20 anni alcune delle più belle canzoni del panorama americano forte di alcuni dischi davvero brillanti ed una grande capacità espressiva e compositiva. Le sue ballate sono cantilenanti, sporche eppure fascinose. 

Quasi due ore di concerto senza sosta ed un repertorio variegato che si sofferma soprattutto sui suoi album più fortunati e più significativi. West of Memphis tra gli episodi migliori, Lake Charles uno dei suoi immancabili cavalli di battaglia. La magia scatta quando Lucinda imbraccia l’acustica e ci regala The Ghosts of Highway 20.

 E’ un intercalare di ballate lente, rarefatte, autobiografiche, sognanti. Una voce arrocchita di una donna segnata dagli stravizi, che ha vissuto, sofferto, lottato e sembra di diritto essere ancora in auge.

Drunken Angel è la storia ed un omaggio ad un eroe e musicista misconosciuto come Blaze Foley alias Michael David Fuller (1949-1989), un urban cowboy e grande songwriter. Un cantautore culto texano morto il 1° Febbraio del 1989 ucciso da Carey January per un colpo di pistola partito per errore che lo ha colpito al petto anche se la dinamica dell’accaduto è poco chiara ed ha avuto versioni differenti da chi era presente. Lucinda di Blaze Foley ha dichiarato che era un genio, un beautiful loser, uno di quei personaggi leggenda di cui il Texas è colmo, una terra in cui vive spesso la Williams, tra Houston ed Austin.

Lucinda ci dà l’anima e ci propone brani di spessore come Essence, Changed the locks, la splendida Foolishness (tradotto letteralmente significa sciocchezza) e si chiude con Joy con le chitarre elettriche ruggenti e lunghi assoli. Il trio che l’accompagna è di tutto rispetto e ben si amalgama con le sue canzoni.

Ma non è finita, Lucinda spiazza tutti con i Bis, non due brani dal suo repertorio come è umano pensare e come fanno tutti, ma due inedite ed insolite cover: Should i stay or should i go dei Clash, quasi a ricordare il suo passato quando nel 1988 aveva firmato per la Rough Trade, un’etichetta inglese di punk ed new wave ed infine un inno generazionale come Rockin’ in the free world di Neil Young.

Lucinda ha dimostrato di essere presente, lucida, attenta, salutando e ringraziando il pubblico anche se si mormora che i suoi problemi con l’alcol non siano ancora risolti.

Giusto il tempo di dimostrare la sua incazzatura per alcune questioni politiche, mandare affanculo Donald Trump e confermarsi politicamente impegnata.

Serata da incorniciare.

 
Foto di: Federico Sponza
 

 

Martedì 19 Luglio 2016  -  PUSIANO (COMO)

 LUCINDA WILLIAMS  SET LIST

 
Protection dal doppio CD Down Where the Spirit Meets the Bone del 2014

Drunken Angel dal doppio CD Car wheels on a Gravel road del 1998

West Memphis dal doppio CD Down where the spirit meets the bone del 2014

Those Three Days  dal CD World without tears del 2003

Car wheels on a Gravel road dal doppio CD Car wheels on a Gravel road del 1998

The ghosts of Highway 20 (acustica) dal doppio CD The Ghosts of Highway 20 del 2016

Lake Charles Una canzone assai toccante sulla sua città natale in Louisiana, Lake Charles e dedicata al suo boyfriend di allora Clyde Woodward morto dopo che i due si erano lasciati. Nel frattempo Lucinda si era sposata e divorziata. L’amicizia con Clyde era però così profonda che quando Clyde peggiorò causa la cirrosi epatica che lo aveva afflitto nell’Agosto del 1991, Lucinda prese l’aereo da Los Angeles per vederlo prima che morisse. Clyde morì mentre lei era ancora sull’aereo e così non poté fargli nemmeno un suo ultimo saluto e dirgli goodbye.

Bitter Memory dal doppio CD The Ghosts of Highway 20  del 2016 Dust adattamento di un poema Of History And Hope, scritto da suo padre   Stanley Miller Williams, nato l’8 Aprile del 1930 a Hoxie nell’Arkansas e deceduto il 1 Gennaio  del 2015 all’età di 84 anni.  Autore, interprete, traduttore e editore  di  oltre 30 libri.  Venne definito The Hank Williams of American  poetry.  Brano tratto dal doppio CD The Ghosts of Highway 20 del 2016.

Burning Bridges  da Down where the spirit meets the bone del 2014 

Changed the locks da Lucinda Williams del 1992

Essence da Essence del 2001

Unsuffer Me dal CD West del 2007 Righteously  dal CD World without tears del 2003

Come on  dal CD West del 2007 e nomination al Grammy Award nel 2008

Foolishness  da Down where the spirit meets the bone del 2014

Joy  da Car wheels on a Gravel road del 1998 e dal doppio CD Car    wheels on a Gravel road deluxe edition del 2006

 
ENCORE / BIS

Should I Stay or Should I Go  cover del singolo di The Clash del 1982 ed  inserito   nel loro album Combat rock.

Rockin` In The Free World  cover del brano di Neil Young del 1989