Elliott Murphy

Elliott Murphy

Auditorium - (bg)


19/04/2005 - di Christian Verzeletti
 ELLIOTT MURPHY + GRAZIANO ROMANI

19 aprile 2005
AUDITORIUM (BG) Ci sono concerti che fanno bene all'anima: capitano purtroppo sempre più raramente, ma, quando si ha la fortuna di assistervi, lasciano un senso di soddisfazione interiore che va oltre le vibrazioni stesse della musica.
La serata organizzata all'Auditorium di Bergamo dall'Associazione Soffia Nel Vento godeva già in partenza di tutte le premesse del caso: il fine era dei più nobili, essendo l'attività del gruppo benefica, la sala era affollata e il cast era di livello con Graziano Romani a fare da spalla ad un signor cantautore come Elliott Murphy.
Si sapeva della collaborazione che lega i due dai tempi dei Rocking Chairs e si sapeva della qualità di entrambi, soprattutto dal vivo. Ma in pochi si immaginvano che la serata si sarebbe tramutata in un evento di quasi quattro ore: prima l'apertura di Romani, in duo con il chitarrista Fabrizio Tedeschini, poi l'esibizione di Murphy, accompagnato da Olivier Durand, e infine un ulteriore set in cui i quattro musicisti si sono adoperati insieme.
Tutto si è svolto in una versione acustica, ma con un'intensità pari ad uno show elettrico.
Graziano Romani ha proposto una decina di pezzi intrisi di un soul favorito proprio dalla situazione raccolta. La sua esibizione è stata marcata da interpretazioni sentite, cariche di una fede ormai nota agli Spiriti Liberi che lo seguono, ma anche di qualche sfumatura che i più non gli riconoscono. Dopo una serie di corpose ballate, "From our hands" ha segnato un punto di svolta: l'arrangiamento al flauto e soprattutto una costruzione melodica differenziata hanno introdotto nuovi risvolti, sviluppati anche in "The bridges you burn", che potrebbero riservare qualche sorpresa nell'evoluzione di questo nostro songwriter.
Romani non ha mancato di immergersi in quella storia rock'n'roll di cui partecipa a livello molto più che ideale: prima l'omaggio all'amico Murphy con una cover di "Mountain of love" e poi qualche reprise dai Rocking Chairs. Pur in un'esibizione in sordina, rigorosamente seduto, ha liberato le sue capacità da entertainer mettendo il pubblico in condizione di partecipare volentieri alle canzoni.
L'atmosfera e l'attesa sono così arrivate al punto giusto per Elliott Murphy, che una volta salito sul palco ha subito incrementato il magnetismo attraverso lo spessore delle sue canzoni: forniti di una buona dose di ironia ma soprattutto dell'apporto chitarristico elettro-acustico di Olivier Durand, brani vecchi e nuovi si sono alternati confermando il valore di un'artista che vissuto ogni fase della sua carriera con dedizione e consapevolezza.
Invece di concentrarsi sui pezzi dell'ultimo "Strings of the storm" o della recente raccolta "Never say never", Murphy ha offerto un set intriso di passione e di chitarre, pronte all'intreccio raffinato come alla sfida del rock. Così un pezzo come "The last kiss" ha convinto più che in studio, un personaggio come il Bukowski di "Dirty old man" è stato rimesso in forma dalla slide di Durand e altri minori come "Buddy and Peggy Sue" sono diventati eroi per cui schizzare a suonare sul fronte del palco. Murphy ha sfoggiato una presenza semplice e profonda, capace di calare nella serata le cover di "The ghost of Tom Joad" e di "The thrill is gone", la prima colma di una rabbia spettrale e la seconda cantata con un soffio di voce attinta al blues.
"Dragon" ha visto anche un simpatico scambio di ruoli, che ha portato Olivier Durand al microfono, ma che soprattutto ha condotto verso un gran finale in cui Murphy, nello slancio, si è trovato la chitarra con due corde rotte e il jack staccato. L'incidente non ha ritardato né intaccatto la festa, anzi, ha semmai prodotto una "Like a rolling stone" eseguita in coppia con Graziano Romani, in una inedita versione quasi a cappella, solo voce e armonica. E poi via via tutta una serie di numeri d'alta scuola con il pubblico in piedi, incapace di rassegnarsi alla fine dello spettacolo.
È stato lo stesso Murphy a doverne dichiarare la chiusura parafrasando i versi di "Knockin' on heaven's door" ("Mama, take this guitar off from me / I can't play it anymore") prima di buttarsi di nuovo sulla "Route 66". Dritto dritto verso il prossimo concerto, con la speranza di uscirne ripagato alla stessa maniera.


GRAZIANO ROMANI
Painting over rust
Lead me on, Saint Jude
When our souls ignite
Mountain of love
The soul of a man
From our hands
The bridges you burn
Freedom rain
No sad goodbyes
Face the world

ELLIOTT MURPHY
You never know what you're in for
The best kiss
Come on Louann
Green river
Cuttin' the cake
Caught short in the long run
Dirty old man
Buddy and Peggy Sue
A change will come
Destiny
On Elvis Presley's birthday
The ghost of Tom Joad
The thrill is gone
Dragon
I wanna talk to you
Diamonds by the yard

ELLIOTT MURPHY + GRAZIANO ROMANI
Like a rolling stone
Proud Mary
Gloria
People get ready
Let's spend the night together
Get together soon
Wild horses
Johnny B. Goode
Knockin' on heaven's door
Route 66

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