Teenage Fanclub

Teenage Fanclub

Bologna, / Teatro Antoniano


19/02/2017 - di Ricardo Martillos
C`erano molti validi motivi per arrivare a Bologna in questa soleggiata domenica di Febbraio e rinchiudersi nello storico Teatro Antoniano per l`unica data italiana dei favolosi Teenage Fanclub.
Prima di tutto perché gli scozzesi non transitano tutti gli anni dalle nostre parti poi perché il disco dell`anno scorso era quella meraviglia chiamato Here. I Teenage Fanclub sono uno dei pochi gruppi degli ultimi decenni ad avere in formazione ben tre songwriter, ognuno col proprio spazio compositivo perfettamente ripartito, sia su disco che nelle esecuzioni live. Questa sembra essere la migliore medicina possibile per ogni gruppo che voglia durare il più a lungo possibile senza fratture o screzi interni.

Ne hanno dato perfetta dimostrazione anche l`altra notte a Bologna dove hanno trovato ad accoglierli circa 500 entusiasti aficionados in un Teatro al limite del sold out. La sola nota negativa della serata e lo diciamo senza tanti giri di parole, è che i Teenage Fanclub, ma soprattutto il loro pubblico, quello in galleria in particolare, meritavano una resa sonora migliore di quella deficitaria (eufemismo) di gran parte del concerto. Erano in particolare le chitarre che non sembravano sparate a mille e gran parte della responsabilità sembra essere di un fonico non esattamente all`altezza della situazione visto che l`Antoniano è da sempre considerato ok dal punto di vista dell`acustica. Ma poco male, i nostri eroi scozzesi sono stati superiori anche a questo ed hanno tirato a diritto per un`ora e mezzo di splendido show. Si sono presentati allineati come al solito, da sinistra e destra, Raymond McGinley, voce e chitarra solista, Norman Blake, voce e chitarra e Gerard Love, basso e voce. Dietro di loro il batterista Francis McDonald e il tastierista Dave McGowan che molto spesso ha affiancato i tre leader irrobustendo il già ricco muro chitarristico. I Teenage Fanclub hanno alle spalle ore di ascolti di Byrds e di Big Star, da sempre i loro punti di riferimento al punto che un novello fruitore delle loro cose stenterebbe a credere che siano scozzesi di Glasgow.
Adesso che molti di loro viaggiano oltre la cinquantina hanno un aspetto fisico molto semplice e spartano, non certo affascinanti, in sintesi la perfetta incarnazione delle anti rockstar. Mai come in questo caso certe cose sono passate decisamente in secondo piano.

Quanto sono scese le prime note di Start again, l`opener perfetto con profondi echi di Big Star, il pubblico si è immerso totalmente nelle bellissime armonie vocali degli scozzesi che hanno seguito con la byrdsiana Don`t look back, altro gioiello di un ricco scrigno e tratto da Grand Prix (1995), loro quinto album. Inutile dire che il disco più saccheggiato è stato l`ultimo, il già citato Here, con ben sei pezzi ma dobbiamo sottolineare come poco dei classici del gruppo è stato lasciato fuori.
Star sign, da Bandwagonesque e Verisimilitude, sempre da Gran Prix, rendono sempre alla grande dal vivo mentre profondi echi di Long Ryders si notano in About you, per finire con My uptight life all`ascolto della quale è quasi scesa una lacrima, pensando che una cosa così avrebbe potuto scriverla il grande Scott Miller dei Game Theory, recentemente scomparso.
La cosa curiosa osservando la setlist finale è che i Teenage Fanclub hanno eseguito ben sette tracce che sono altrettanti opener dei loro album di studio, segno evidente che gli scozzesi li considerano pezzi importanti e significativi.
Altro particolare interessante è che i due dischi precedenti a Here sono stati stranamente trascurati dalla band visto che la sola It`s all in my mind, pure non trascendentale, è stata eseguita nel totale delle 23 tracce finali.

Il pubblico presente, seduto e quindi tenuto inizialmente a freno dagli entusiasmi di sottopalco, sul finire dello show durante la parte finale della chitarristica The Concept è balzato improvvisamente in piedi raccogliendosi rapidamente ai piedi del palco e dei loro eroi.
Sorpresi da tanto entusiasmo i Fanclub dopo una breve pausa hanno deciso di regalare nell`encore un`altra ricca porzione ai loro fedeli ascoltatori con quattro splendidi momenti, forse gli highlights dell`intero show con l`acustica finalmente regolata a dovere, sia pure tardivamente.
Dopo la sognante I was beautiful when i was alive dall`ultimo Here, sono scese a pioggia tre meraviglie, una dopo l`altra.
La cover a sorpresa di He`d be a diamond, tratto da un vecchio Bevis Frond come New River Head (1990) per proseguire inevitabilmente con la veloce e irresistibile Sparky`s dream, forse l`unico pezzo che avrebbe potuto e dovuto portare i Fanclub sulla strada della gloria e del successo.
Conclusione finale con il primo singolo in assoluto del gruppo, Everything flows, vera preistoria musicale (1990), e qui reso in maniera fantastica con un finale da brividi, chitarre a briglia sciolta sulle orme di cavallo pazzo Neil Young.
L`ovazione finale è sembrata sorprendere la band scozzese che sommersa da tanto entusiasmo avrà probabilmente pensato che altri appuntamenti in futuro nel nostro paese non sembrano essere una cattiva idea, un augurio oltre che una speranza concreta.
Una notte da ricordare, il giusto premio per tutti quelli che si sono sobbarcati chilometri di strada, ore di macchina e di sonno persi, per vedere all`opera una delle migliori formazioni in circolazione, una delle poche insieme a Feelies, Grandaddy e Yo La Tengo che ha ancora qualcosa da dire e da dare, per una consacrazione live perfettamente meritata.

  Foto di: Riccardo Martelli

SETLIST:

Start Again

Don`t Look Back

Hold On

I Don`t Want Control of You

Thin Air

Verisimilitude

It`s All in My Mind

Going Places

My Uptight Life

Ain`t That Enough

The Darkest Part of the Night

About You

I Need Direction

Dumb Dumb Dumb

Your Love Is the Place Where I Come From

The First Sight

I`m in Love

Star Sign

The Concept

Encore:
I Was Beautiful When I Was Alive

He`d Be a Diamond
( Bevis Frond cover)

Sparky`s Dream

Everything Flows