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Quella
del Freemuzik è stata la prima tappa di presentazione
che gli A Toys Orchestra hanno tenuto qui al Nord
per “Cuckoo boohoo”, disco che ha proiettato la
band campana molto più avanti di quanto avesse
fatto il loro precedente. Non si tratta solo dei
premi e delle lodi che l’album si è guadagnato,
tra video, recensioni e passaggi radiofonici,
ma di una qualità che è notevolmente maturata
liberando tutta l’attitudine della band. Reduce
da questo successo e da quello di alcune date
in terra nativa, la band è stata accolta da un
pubblico molto attento e da qualche addetto ai
lavori che ha scrutato con occhio critico tutta
la performance, quasi a voler trovare difetti
che invece non sono affatto emersi.
Sin dai brani iniziali si è avuta forte la sensazione
di essere di fronte a diverse personalità musicali
ben amalgamate, filtrate attraverso una sobrietà
sonora particolare, mai eccessivamente derivativa.
Quanti fossero certi di assistere ad uno showcase
promozionale del nuovo disco, sono stati subito
smentiti perchè il set si è aperto con un brano
tratto da “Job”: "Morphus Dream" ha subito mandato
chiari segnali di come la band abbia lavorato
per rendere al meglio nella situazione live e
per offrire un vero concerto. Per tutta l’esibizione
le tastiere di Ilaria e Fausto hanno aperto un
varco ad una dimensione new-wave che ha preso
man mano una forma rock grazie allo stridere delle
chitarre.
I brani di “Cuckoo Boohoo” sono poi stati svolti
con sicurezza alternando momenti di fragilità
emotiva ad altri di drammatica profondità, come
fossero pagine di un libro dal finale incerto:
un elogio ancora una volta alla polistrumentista
Ilaria D’Angelis che in "Loco Motive" si è proposta
con disinvoltura tra piano e chitarra, dimostrandosi
una preziosa spalla al front-man Enzo Moretto.
Così anche la delicatezza racchiusa in "Hengie"
ha stretto il gruppo in un abbraccio immaginario
prima del delirio rabbioso espresso attraverso
il cantato urlato e le soluzioni elettroniche
dei programming. Da questo punto di vista gli
ATO hanno allestito un set impeccabile e preciso,
prestando parecchia cura a tutti i particolari
tecnici, nelle intimità delle ballate come "Elephant
Man", nei brani più pop e voluminosi come "Panick
Attack", così come negli inserti dell'intro "Radio
Tsunami" e nella paranoica "Asteroid".
L'apice del concerto è stato toccato nella parte
finale: il rock stonato di "God's Board" ha funzionato
esattamente come un hit, che per gioco si poteva
scambiare per una cover dei Pavement, mentre "Bamboozelem"
ha riportato ancora nei territori della new-wave
con un finale di tango manifestato all'improvviso.
Poi è stato il turno dell’inedita "Christmas Rain
Waltz" che Enzo ha eseguito in veste di solista
chitarra e voce come un indie / augurio dedicato
ai presenti e di "Bolero", che con un scherzoso
atteggiamento ha rivelato il lato bohemiene della
band.
Alla fine tutti questi elementi non sono arrivati
come dei dettagli disparati, ma come caratteristiche
organiche dell carattere di una band, che osa
con determinatezza e spontaneità. Insomma, gli
ATO hanno offerto una prova di maturità musicale,
emotiva ed estetica.
Scaletta:
Morphus
dream
1000
flaming dragonflies
3
minutes older
Loco
motive
Panic
attack #1
Hengie:
queen of the border line
Radio
tsunami
Peter
Pan syndrome
Asteroid
Elephant
man
Panic
attack #2
God’s
board
Bamboozelem
Modern
lucky man
Bis:
Christmas
rain waltz (inedito)
Bolero
Don’t
say goodbye
Learn
to unlearn
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