18/07/2010 | di Vito Sartor
E’ difficile riassumere in un articolo 30 anni di storia della musica americana, quella musica che vive nelle acque di un fiume lunghissimo che attraversa mezzo continente, che passa attraverso le genti e la storia di un popolo straordinario. Questo popolo è cantato nel triplo concerto di questa notte Buscaderiana, in cui l’alta media di età vuol dire solo saggezza e non vecchiume.
L’American Dream, visto dalla provincia lombarda, ancora ha la foggia delle barbe à la ZZ Top e di qualche cappellaccio da cowboy. Indossa ancora jeans e stivali a punta, e sfoggia t-shirts che omaggiano il Man in Black, il Boss o gli Wilco. Ed ha una età media over 40.
Il luogo è suggestivo e fascinoso, in cui negli anni scorsi si sono esibiti Joe Ely e Ryan Bingham ed in cui si sogna di portare Dylan l’anno prossimo: una cava in disuso che domina un piccolo ma meraviglioso specchio d’acqua dolce situato nella nostra Zona dei Grandi Laghi. Eppure di similitudini con le Montagne Rocciose questo luogo ce l’ha. La Cava di Pusiano è stata recuperata e riadattata ad arena per concerti ed eventi estivi dall’attuale amministrazione comunale, un luogo che rappresenta la storia del lavoro di queste zone.
Qui in cava va in scena la Buscadero Night, tre concerti che seguono ad una serie di live set tenuti nel pomeriggio presso il parco di Palazzo Beauhaurnais con: RICHARD JULIAN & ROSITA KESS, PI GRECO, EVASIO MURARO, SUSAN CATTANEO, RICCARDO MAFFONI, PAOLO PIERETTO, GIULIA MILLANTA, DANIELE TENCA, MANUELE ZAMBONI, JOHN STRADA, W.I.N.D, CHEAP WINE, HABLADORS, MASSIMILIANO LAROCCA, ANDREA PARODI, FULVIO A.T. RENZI e I LUF.
Il compito di aprire la lunga notte è affidato alla giovane Lilly Hiatt, figlia naturale ed artistica del leggendario John Hiatt: il suo atteggiamento è assolutamente in linea con le gesta del padre, il suo stile posato, perfetto e il suo approccio gioviale sono sicuramente pregi appresi dal padre-maestra. Esordisce con un brano dal taglio rock e trasversale, per continuare ad affondare i denti verso un folk morbido, un sound tipico della Nashville che conosciamo tutti noi, tradizionale ma non troppo, alternativo ma non troppo, assai impeccabile per quanto riguarda la tecnica senza rinunciare ad una dolce e sincera simpatia sbarazzina.
Subito dopo sale sul palco Tom Russell, songwriter di El Paso, che nella sua musica miscela elementi di tex mex, country e folk, accompagnato a chitarra e banjo da Livio Guardi, musicista fiorentino apparso un po’ spaesato e non in grado di incidere significativamente sul suono, probabilmente per l’improvvisata collaborazione.
Il buon Russell ha alternato i suoi brani con aneddoti e racconti, mostrandosi simpatico entertainer, ed ha eseguito alcune songs ben note, tra cui ´Gallo del cielo´, ´East of Woodstock, West of Vietnam´, ´Missisipi runnin’ backwards´ e ´The angel of Lyon´ ("Il Bandito e Il Campione"), scritta da Luigi Grechi e interpretata dal fratello Francesco de Gregori.
E’ la volta dell’indimenticato leder dei Blasters. Dave Alvin And The Guilty Women (ovvero Cindy Cashdollar alla chitarra slide e dobro, e Christy Mc Wilson alla voce), presentano il loro nuovo progetto, capitanato da un set tutto al femminile: donne colpevoli - redenti forse dal vecchio Dave o forse colpevoli di non seguirlo del tutto nella sua parabola chitarristica e nei sui astratti firmati ’70.
Il set è partito bene, alternando robuste e piacevoli atmosfere country, rockabilly e roots, in cui spiccava la pulizia del suono della chitarra di Alvin, che ha eseguito alcuni classici come: ´4th of July´, ´Marie Marie´, e ´King of the blues´, tributo al bluesman Big Joe Turner, ma ha poi progressivamente deragliato verso un blues rock elettrico un po’ di grana grossa, molto anni ’70, che ha stancato parte del pubblico.
I Protagonisti di questa fresca notte d’estate non si fanno attendere e allo scoccare della mezzanotte Jay Farrar e Compagni si presentano sul palco con la stessa padronanza e disinvoltura di un giovanotto . Un live crescente e completo, tutti i trascorsi artistici e di genere vengono considerati con grande forza energica oltre ad un didattismo sorprendente. Un suono ricco negli aforismi country dei vari ´landscapes´ disengati dalla band; paesaggi descritti da steel e tastiere mentre il volto delle radici è rappresentato dalle profondità acustiche di ´Cocaine and Ashes´ che Jay dedica a Keith Richards. Il leader insegue i Son volt alterna dosi tra sei corde elettrica ed acustica, non si risparmia fino a raggiungere gli apici del rock con vorticose sferzate alternative e orientalismi esotici.
I Son Volt costretti dall’orario giustamente hanno troncato i finali senza allungare troppo le parti più sferzanti e psichedeliche, la band ha corso dritto lungo un tracciato melodico molto veloce, esprimendosi in un alt-country in modo omogeneo, diretto e a tratti freddo; anche se hanno dimostrato di stare un gran bene.
Son Volt - Set List (parziale):
The Picture
Reel Free
Dust Of Daylight
Highways and Cigarettes
Cocaine And Ashes
Dynamite
No Turning Back
Pushed to Far
Metanphetamine
Straight And Doubt
Medication
The Search
Bandage and Scars
Afterglow ‘61