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I
Mariposa sono un gruppo in continua evoluzione, in continua
ricerca, forse anche di sè stessi. Nemmeno un periodo
di stop di oltre un anno, dovuto a dissidi interni,
ha mutato il loro approccio spasmodico, anzi, proprio
quegli attriti che avevano portato allo scioglimento
sembrano aver generato nuove urgenze nel suono della
band.
Questo è quanto stanno comunicando dal palco con una
serie di concerti che dicono molto di più dell'ultimo
album di cover in studio, "Best company": proprio dal
vivo infatti l'ensemble riesce a dimostrare il motivo
di un ritorno che li rilancia come una delle poche formazioni
della scena indipendente italiana con qualcosa di diverso
da dire.
Il concerto al Morya di Cellatica è stata l'occasione
per liberare un suono che rispetto ai "vecchi" Mariposa
è cresciuto e si divincola ora in strutture più solide.
La prima parte della scaletta è centrata su brani ancora
inediti, che presumibilmente stanno preparando il terreno
per un prossimo nuovo vero disco: l'impatto è duro,
costruito su ritmi funky e su pesi più rock, che ad
un primo momento spiazzano chi ancora si attende il
teatro-canzone sperimentale di qualche anno fa.
I Mariposa continuano a proporre la loro personalissima
versione di un progressive alternativo, ma lo fanno
su ritmi molto più spinti che obbligano il cantante
Alessandro Fiori ora all'urlo ora alla danza. In "Sombrero
mescalero", "Can I have bon bon" e "Paparazzi & girls"
predomina un avant-funky che deve molto all'ingresso
in formazione di Valerio Canè al basso. Tutta la band
poi si produce in variazioni a tema mutando suoni e
sintonie, ma tra i tanti aggeggi che compaiono sul palco
quello più suonato è un campanaccio, simbolo appunto
di una forza ritmica più sfrontata.
La cover di "Oily way, outer & inner temple" dei Gong
conduce quindi verso la seconda parte del concerto:
più che di un passaggio da una zona all'altra, da un
suono all'altro, si tratta di un viaggio, di vero e
proprio trip psichedelico con tanto di tè servito direttamente
sul palco che provoca effetti deliranti di flauto a
traverso, tastiere e clarinetto. Con "L'asta degli oggetti
scivolati" si scivola proprio dentro la fase più surreale
del set da cui scaturiscono il sempre grande sarcasmo
di "Rimpianti a gas" e i rigurgiti anti-cattolici di
"Radio marea".
Quelli che dovrebbero essere i bis costituiscono poi
un ulteriore set in cui trova spazio una quantità di
bizzarrie sperimentali che vanno da una banjo riprodotto
alle tastiere ad un ritmo popolare che batte sfiorando
il prog in "Enrico IV". Come suo solito Enrico Gabrielli
si inventa sul momento un'improvvisazione andando a
recuperare il tema dell'"Ispettore Derrick" prima di
una "Vamps di rumore" condotta a strappi impressionanti.
La sorpresa finale è una versione di "Ghostbusters"
che ribadisce la nuova direzione ritmica dell'ensemble:
il pezzo si rivela infatti un vero e proprio studio
sul funky che sotto una goliardia corale nasconde continui
cambi di suoni.
Ora possiamo dirlo: i Mariposa sono tornati. E ancora
una volta suonano diversi e imprevedibili. Ad oltranza.
SET LIST:
Sombrero mescalero
Can I have bon bon
Paparazzi & girls
Oily way, outer & inner temple
L'asta degli oggetti scivolati
Rimpianti a gas
Radio marea
Tutto in 40 minuti
Enrico IV
L'ispettore Derrick
Vamps di rumore
Ghostbusters |
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