Lowlands

Lowlands

Circolone - Legnano (Mi)

Share on Facebook

18/03/2011  |  di Marcello Matranga

C’era molta attesa per vedere all’opera la band guidata da Edward Abbiati con la nuova formazione, dopo la spaccatura avvenuta in seno al gruppo qualche mese fa che ne stava pregiudicando il prosieguo. Fuoriusciti Simone Fratti, Ste Brandinali e Phil Ariens, sostituiti egregiamente da Alex Bonacci alla batteria, Manuel Pili al basso, e Francesco Bonfiglio alle tastiere e fisarmonica, il gruppo è sbarcato a Legnano dopo una prima esibizione tenutasi a Cantù all’1 e 35 Circa. E la prima piacevole sorpresa è stato il vedere accorrere un bel pubblico numeroso e voglioso di ascoltare quello che da molti viene considerata una delle band in forte ascesa nei gusti degli appassionati. Conferma avvenuta grazie ad un songbook che inizia a farsi carico di canzoni che hanno una struttura e da una coesione che è sembrata già essere a buon punto.

Lo show, potente ed affascinante, nonostante una amplificazione non felice, almeno per chi era nelle posizioni più vicine al palco, mette al centro proprio la qualità di una scrittura che, pur piena di rimandi, alla migliore tradizione Rock americana, mischiata a bagliori di cantautorato Folk inglese, dipinge squarci a tratti avvincenti. Abbiati è il perno per quanta riguarda la scrittura e l’interpretazione delle canzoni, ma altrettanto irrinunciabili sono la bravissima Chiara Giacobbe al violino ed al canto che rende indelebili alcuni passaggi come nella splendida In Between, e Roberto Diana chitarrista notevolissimo il cui apporto è fondamentale per quella struttura musicale di cui si accennava poco sopra. Lo show è quindi stato uno spettacolare crescendo di atmosfere.

Partenza affidata a Life’s Beautiful Lies, gtratta dal recente Gypsy Child, seguita da due pezzi tratti dall’eccellente Ep Vol.1, ovvero Lowlands, e Walking Down The Street. Gli echi dello splendido lavoro d’esordio (Last Call), si sono materializzati con le prime note di What Can I Do, altra canzone semplicemente deliziosa. La title track dell’ultimo lavoro, un pezzo che non avrebbe sfigurato nel repertorio del compianto John Martyn, è densa di umori (musicali) albionici, mentre You Can Never Go Back appartiene di diritto alla migliore scuola dei songwriters americani. Splendido il lavoro di Diana in questa canzone. Blow Blue Wind Blow, ci riporta nella terra d’albione.  Bellissimo il gioco a due voci di Edward e Chiara. Canzone molto intensa.

Il concerto vira verso la seconda parte con la dura Without A Sigh che si apre ad una altrettanto potente Ghost In This Town, canzone sostenuta da un ritmo decisamente trascinante. Anche qui notevole il break centrale di chitarra di Roberto. Si placano per un attimo le atmosfere con Lately, e finalmente diviene distinguibile il pregevole lavoro di Francesco Bonfiglio, che sarà ancor più rimarchevole nella seguente Between Shades & Light  con la fisarmonica spiegata a tutta forza. Sale la temperatura con la classica Friday Night, che la seguente Only Rain non placa, anzi! Gotta Be (Something Out There) ci dice che siamo in dirittura finale. That’s Me In The Page è una piccola oasi prima della tempesta (fossero tutte così…) che si palesa all’orizzone. Prima la deliziosa In The End, una sorta di classica closing song da cantare a squarciagola, e poi due encores devastanti come Everybody Knows This Is Nowhere (Neil Young) e I Still Miss Someone (Johnny Cash), mettono la parola fine a due ore intense e sudate, ma dissoltesi in un batter d’occhio. Merito di questi ragazzi, nei quali crediamo molto, e dai quali siamo certi avremo parecchie soddisfazioni in futuro. Voi, se non li conoscete iniziate a farlo procurandovi i loro dischi (2 CD, Last Call e Gypsy Child, ed un Ep ad oggi). Prima che possiate iniziarvi a pentire di averli trascurati.

Share on Facebook


















Marte Live A Buzz Supreme Mk Records Musica contro le mafie